Chi ha bisogno degli occhiali è più intelligente: è scientifico

Non è soltanto uno stereotipo: esiste un legame genetico tra performance cognitive e difetti visivi. Ma i quattrocchi sono anche più longevi e meno a rischio ipertensione.

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Ottimi presupposti.|Wavebreak Media ltd / Alamy / IPA

La figura del secchione che si rifugia dietro lenti spesse e si consuma la vista sui libri è ben scolpita nell'immaginario comune. Se però avete gli occhiali vi farà forse piacere sapere che tra intelligenza e difetti visivi potrebbe esserci un vero legame, e assai meno superficiale.

 

Secondo un nuovo studio pubblicato su Nature Communications, le persone che ottengono punteggi più alti nei test di intelligenza tendono più facilmente degli altri ad aver bisogno di correzioni visive. La relazione si riscontra nel DNA: chi emerge nei test del QI ha quasi il 30% di probabilità in più di avere caratteristiche genetiche che predispongono a difetti visivi.

 

Banche dati. Per lo studio, il più esteso e approfondito su questo tema, i ricercatori dell'Università di Edimburgo (Scozia) hanno analizzato dati genetici e cognitivi di circa trecentomila persone tra i 16 e i 102 anni, raccolti in alcuni importanti database, come la UK Biobank e le collaborazioni CHARGE e COGENT.

 

 

L'analisi ha evidenziato "significative sovrapposizioni genetiche" tra le funzioni cognitive generali misurate attraverso test di intelligenza e alcune variabili legate alla salute, quasi tutte positive se si escludono, appunto, i difetti visivi. Sono state trovate infatti correlazioni negative tra bisogno di occhiali e angina (un dolore al petto dovuto a sofferenza cardiaca), tumore ai polmoni e depressione. Chi porta gli occhiali tende a vivere più a lungo e a soffrire meno di ipertensione.

 

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Curiosità: che cosa c'entra il gatto con i 10 sintomi di un'intelligenza superiore alla media. | Helen Haden, Flickr

Con le dovute cautele. In questi casi è importante ribadire che si tratta di semplici correlazioni e non di relazioni conclusive di causa-effetto; inoltre, la valutazione dell'intelligenza attraverso test del QI è assai controversa, perché si tratta di misurazioni parziali e perché la definizione stessa di intelligenza è altamente soggettiva.

 

Infine, le ricerche che collegano intelligenza e DNA si muovono sempre su terreni un po' scivolosi, ai limiti dell'eugenetica; senza contare che le funzioni cognitive sono soltanto in minima parte influenzate dal DNA.

 

Dietro alla maschera. Chiariti questi punti, e indipendentemente dai geni, è innegabile che chi inforca gli occhiali sia percepito come più intelligente: più affidabile, onesto, lavoratore, persino più incapace di commettere reato. Non per niente, far indossare gli occhiali al proprio assistito è una tattica consolidata nei tribunali in cui il verdetto sia affidato a una giuria.

 

01 Giugno 2018 | Elisabetta Intini