Perché il contatto visivo ci mette a disagio

Lo sguardo diretto di uno sconosciuto vi fa venire i brividi? Una singolare ricerca scientifica svela il motivo, che ha a che fare con la consapevolezza che abbiamo del nostro corpo.

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A me gli occhi! | Alix Minde/PhotoAlto/Corbis

Immaginate questa scena: state osservando uno sconosciuto seduto di fronte a voi in metropolitana quando, d'un tratto, l'uomo prende a fissarvi dritto nelle pupille. Quell'occhiata inaspettata probabilmente vi metterà in grande imbarazzo, e gli scienziati hanno ora scoperto perché.

 

Il contatto visivo con altre persone attiva - o meglio, risveglia - la consapevolezza del nostro corpo, rendendo il cervello immediatamente più cosciente delle sensazioni che si stanno scatenando dentro di noi. Quello che potrebbe sembrare un concetto un po' astratto è stato dimostrato sperimentalmente dai ricercatori della Université de Vincennes a Saint-Denis, Francia.

 

Come ti fa sentire? Lo psicologo Matias Baltazar ha chiesto a 32 volontari di osservare una serie di immagini di situazioni positive o negative proposte in sequenza su uno schermo, e di riferire le loro emozioni riguardo a ciascuna. Per verificare l'attendibilità delle loro risposte, tutti i partecipanti sono stati collegati a un dispositivo per misurare la conduttanza cutanea, cioè la reazione emotiva suscitata da ogni immagine, rilevata attraverso la sudorazione delle mani.

 

Diretto, o distante. Ogni foto positiva o negativa è stata preceduta da un'altra immagine, questa volta di un volto maschile o femminile: alcune facce fissavano i volontari al di là dello schermo direttamente negli occhi, altre avevano lo sguardo rivolto altrove. I ricercatori hanno scoperto che, dopo aver guardato le facce che li fissavano negli occhi, i soggetti si sono dimostrati più efficaci nel descrivere, con precisione, le loro reazioni fisiologiche alle foto positive o negative.

 

Più consapevoli. «I nostri risultati indicano che la consapevolezza corporea di un adulto diventa più acuta quando siamo soggetti allo sguardo di un altro» commenta Baltazar. I ricercatori hanno verificato che il miglioramento riguarda solo le performance connesse con la consapevolezza corporea, e non - per esempio - le abilità mnemoniche o altre capacità cognitive.

 

Prospettive. La scoperta potrebbe servire a stimolare la consapevolezza interocettiva in persone in cui la visione del proprio corpo è distorta, come in chi soffre di anoressia nervosa o di disordini depressivi.

 

2 ottobre 2014 | Elisabetta Intini