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Anche i bambini "sanno di non sapere"

La capacità di riflettere sui propri pensieri si acquisisce molto presto, anche prima dello sviluppo del linguaggio: già a 20 mesi capiamo se abbiamo bisogno di aiuto.

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Doti di metacognizione che fanno invidia a quelle degli adulti. | Paul Inkles, Flickr

Ci rendiamo perfettamente conto di quando un ragionamento si "inceppa" o non conosciamo la risposta che dovremmo dare: questa capacità di riflettere sui nostri pensieri si chiama metacognizione. Non è un'esclusiva umana, ma siamo gli unici che la sanno esprimere a parole: a che età si sviluppa?

 

I bambini sotto i 4 anni di età non sembrano padroneggiarla bene: capita infatti che in questa fase si sostenga di sapere cose che in realtà si ignorano. Eppure, i bimbi più piccoli, che ancora non hanno imparato a parlare, si voltano spesso verso i genitori quando vogliono avere una risposta: sembrerebbe siano consapevoli di avere dubbi.

 

Dove è finito? Per studiare la metacognizione nei bambini, senza passare attraverso la parola, i ricercatori della Paris Sciences et Lettres Research University hanno riadattato su un gruppo di 80 soggetti di età compresa tra i 19 e i 21 mesi un esperimento già praticato sui macachi rhesus (Macaca mulatta).

 

Ai piccoli, accompagnati da un genitore o da un altro conoscente, è stato mostrato un giocattolo per alcuni secondi; l'oggetto è poi stato celato, ed è stato chiesto di indicarne il nascondiglio.

 

Dopo un breve training, i bambini hanno ripetuto l'esperimento per 10 volte: in 5 casi hanno potuto vedere dove era nascosto il gioco, negli altri ignoravano il nascondiglio.

 

Migliori performance. A metà degli adulti è stato chiesto di mantenere una faccia inespressiva, nel caso in cui il bambino avesse chiesto il loro aiuto. All'altra metà è stato permesso di dimostrare che sapevano dove si trovasse il gioco, e di aiutare i bambini qualora lo chiedessero. I bambini che potevano chiedere una mano hanno ottenuto un'accuratezza nelle risposte del 66%, contro il 56% del gruppo di controllo.

 

Questa proprio non la so! I piccoli che potevano contare su di un "aiuto da casa" lo hanno chiesto quando non sapevano dove fosse il gioco, e dopo averci pensato a lungo. Rispetto ai soggetti del gruppo di controllo, hanno commesso meno errori per aver "tirato a caso", ma hanno trovato il gioco più o meno lo stesso numero di volte: ciò prova che avevano chiesto aiuto soltanto quando non erano sicuri di dove si trovasse l'oggetto, e che quindi sapevano... di non sapere.

 

Ulteriori ricerche occorreranno per far luce su un tema così complesso. Un problema di questo esperimento è che ai bambini è stato insegnato che potevano chiedere aiuto: non possiamo essere certi, quindi, che l'avrebbero chiesto anche di loro spontanea volontà.

 

18 marzo 2016 | Elisabetta Intini