Matrimoni gay, basta poco per cambiare idea

Secondo un controverso studio, il contatto diretto e la conoscenza di una persona che pensa e vive molto diversamente da noi (anche una conversazione di venti minuti), basta per farci cambiare radicalmente opinione.

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Una protesta a Parigi, nel 2012, contro i matrimoni e le adozioni gay.|P Deliss/Godong/Corbis

L’opinione comune è che, su questioni che dividono molto, per esempio i matrimoni tra gay o il diritto all’aborto, sia praticamente impossibile far cambiare opinione alla gente. Uno studio svolto da ricercatori in scienze politiche dell’Università della California a Los Angeles sembra dimostrare il contrario: una breve conversazione con una persona che “incarna” la questione basta a far mutare parere in modo duraturo.

 

Chiacchiere scottanti. Gli autori della ricerca hanno scelto il tema dei matrimoni gay, molto caldo l'anno scorso in California, quando la Corte suprema americana ha rigettato la legge che impediva matrimoni tra persone dello stesso sesso.

 

Per condurre lo studio hanno identificato un’area tendenzialmente conservatrice nello stato, e invitato i votanti in quell’area a partecipare a un sondaggio Internet sulla politica (che includeva due domande sui matrimoni gay) per capire qual era il loro orientamento in materia. In totale sono state coinvolte 9.500 persone, che sono state divise in gruppi come si fa normalmente per testare l'efficacia dei farmaci.

 

Il "trattamento" cui le persone sono state sottoposte in questo studio è stata una semplice conversazione. Un gruppo ha ricevuto la visita a casa di attivisti che parlavano a favore delle nozze gay. Nel mezzo della chiacchierata, metà di loro si sono dichiarati omosessuali, dicendo che avrebbero voluto sposarsi, ma che non potevano perché le leggi dello stato non lo permettevano, gli altri si sono detti eterosessuali e hanno raccontato la stessa cosa a proposito di un amico o un familiare.

 

Nella conversazione, basata su un copione fisso, è stato anche sollevato l’argomento del matrimonio in generale: gli attivisti hanno chiesto alla persona se era sposata, che cosa le piaceva e cosa no del matrimonio. Un altro gruppo ha ricevuto la visita degli stessi attivisti, che però si sono limitati a discutere i benefici del riciclaggio dei rifiuti, senza discutere di matrimoni gay, e senza rivelare se erano a loro volta omosessuali o no. Il terzo gruppo, infine, non ha ricevuto alcuna visita. Le conversazioni sono durate in media 22 minuti, ma tanto è bastato – apparentemente – per far cambiare idea radicalmente a molte di queste persone.

 

Tutti convinti. Tre giorni dopo, in nuovi sondaggi, tra coloro che avevano parlato con l’attivista a proposito di matrimoni gay, il sostegno a favore era cresciuto di otto punti percentuali, mentre in chi aveva parlato di riciclaggio dei rifiuti o non aveva ricevuto alcuna visita non c’è stato alcun cambiamento. Dopo alcune settimane, quelli che avevano ricevuto la visita dell’attivista eterosessuale erano ritornati alla loro idea di partenza, mentre tra quelli che avevano parlato con la persona omosessuale il cambiamento di idea era rimasto. E così fino a un anno dopo. Addirittura, lo spostamento di opinione è stato registrato anche tra i parenti e la cerchia di amici di coloro che avevano conosciuto l'attivista omosessuale.

 

Il messaggero conta più del messaggio. Lo studio è stato accolto con sorpresa e scetticismo, perché chi studia le opinioni politiche sa bene quanto sia difficile spostare le opinioni, specialmente su argomenti scottanti. Gli psicologi sono meno sorpresi, perché conoscono la teoria che un’interazione diretta con una persona possa essere utile a ridurre l’ostilità e a superare i pregiudizi tra gruppi anche molto diversi o con opinioni fortemente contrarie. Finora però non c’erano grandi evidenze che il cambiamento fosse duraturo. Lo studio, pubblicato su Science, pare invece una prova a sostegno dell'ipotesi che, come ha commentato Michael LaCour, autore dello studio, "si dimentica il messaggio, ma si ricorda il messaggero”.

 

 

 

 

13 Dicembre 2014 | Chiara Palmerini

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