L'origine dell'impulsività

Perché alcune persone sono più impulsive di altre? Un nuovo esperimento di neuroscienze fornisce una lettura che mette in discussione quanto crediamo di sapere sul libero arbitrio.

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Se siamo guidati dall'impulsività, siamo davvero liberi?|Lucy Nicholson / Reuters

Siete tipi impulsivi? Non fatevene una colpa: potrebbe dipendere dal fatto che non avete tempo a sufficienza per mettere un "veto" alle vostre stesse azioni. Almeno è quanto conclude uno studio costruito su una variante di un esperimento classico sul libero arbitrio.

 

Il precedente. Nel 1983, il neurofisiologo statunitense Benjamin Libet chiese ad alcuni volontari di osservare il movimento di un puntino sul quadrante di un orologio, e di piegare un dito ogni qualvolta ne sentissero l'impulso, rivelando ogni volta la posizione del punto prima di agire.

 

Già "deciso"? Circa 350 millisecondi prima che i soggetti riportassero la volontà di muoversi, la loro attività cerebrale registrava un picco di attività elettrica chiamato potenziale di prontezza motoria: la prova che il cervello si apprestava ad agire ancora prima che ve ne fosse la consapevolezza razionale.

 

Che ruolo abbiamo noi? Questo dato è stato da alcuni interpretato come un segnale della mancanza di libero arbitrio nell'uomo: se tutto è già stabilito prima che ne abbiamo coscienza, che contributo ci resta da dare? Ma secondo Libet esistono circa 200 millisecondi tra la consapevolezza del fatto che agiremo e l'istante in cui compiamo il movimento. È in quel momento che esercitiamo la volontà di non fare, una sorta di diritto di veto sull'azione programmata.

 

Meno tempo per dire "no". Che si accettino o meno le teorie di Libet, ancora oggi molto dibattute, gli esperimenti in questo campo sono andati avanti: è stato già provato per esempio che chi soffre di schizofrenia o di Sindrome di Tourette (una condizione che comporta, tra gli altri sintomi, anche tic incontrollabili) presenta una finestra "di veto" tra consapevolezza dell'azione e azione stessa più corta.

 

troppo veloce. Emilie Caspar e Axel Cleeremans della Free University di Bruxelles, in Belgio, si sono chiesti se non valga lo stesso per le persone impulsive, e hanno sottoposto 72 volontari prima a un questionario caratteriale e poi a un esperimento simile a quelli di Libet. I più impulsivi hanno rivelato una finestra di veto più corta rispetto ai compagni. Se la lettura del segnale cerebrale è corretta, potrebbe significare che i tipi impulsivi hanno meno tempo per inibire o controllare le proprie azioni.

 

Una forma diversa di libero arbitrio. Ciò non significa necessariamente che le persone impulsive abbiano una volontà più debole. La definizione più largamente accettata di libero arbitrio, basata sull'esercizio del raziocinio, non sembra infatti riflettere a pieno quanto sappiamo oggi sulla mente.

 

«Il cervello non è un computer» dice Cleeremans, «ma un organo plastico che impara da tutto ciò di cui facciamo esperienza. Abbiamo il libero arbitrio - non il potere di fare qualunqua cosa vogliamo, ma la capacità di portare avanti scelte intelligenti basate sull'esperienza».

 

Secondo questa visione delle cose, l'atto impulsivo potrebbe essere il momento in cui ci esprimiamo al meglio e con la massima libertà, perché lasciamo che quanto abbiamo appreso emotivamente attraverso l'esperienza venga fuori, senza censure.

 

 

19 Gennaio 2016 | Elisabetta Intini