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Lo stress non aiuta la memoria

Una ricerca di alcuni psicologi mette in dubbio l'attendibilità delle testimonianze di chi ha subito traumi psicologici.

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Lo stress non aiuta la memoria
Una ricerca di alcuni psicologi mette in dubbio l'attendibilità delle testimonianze di chi ha subito traumi psicologici.

 

Un prigioniero iracheno torturato nell'orami famigerato carcere di Abu Ghraib, alle porte di Baghdad.
Un prigioniero iracheno torturato nell'orami famigerato carcere di Abu Ghraib, alle porte di Baghdad.

 

Gli episodi di violenza, tortura e soprusi perpetrati dai militari americani all'interno del carcere iracheno di Abu Grahib hanno riacceso l'interesse di magistrati e psicologi sui meccanismi che regolano percezioni e ricordi nelle vittime di eventi particolarmente traumatici.
In passato sono stati condotti diversi studi sull'argomento, e sebbene siano sempre stati considerati poco affidabili a causa della difficoltà di ricostruzione delle condizioni di stress adatte, hanno comunque indotto a considerare con molta prudenza le dichiarazioni rilasciate da prigionieri di guerra, vittime di sequestri e di altri eventi psicologicamente provanti.
Uno studio recentemente condotto dalla Yale Univerisity ha cercato di fare chiarezza.

In oltre 132 Paesi la tortura e altre forme di violenza sui detenuti sono la norma. In un multimedia, un viaggio allucinante alla scoperta delle nazioni dove c'è la tortura. E dei terribili effetti sulla salute dei prigionieri.

Una ricerca "da paura". La ricerca ha interessato 500 soldati di un centro di addestramento dell'esercito americano, dove, in tre falsi campi di detenzione, sono state ricostruite le condizioni fisiche e psicologiche che si trovano ad affrontare i cosiddetti POW (Prisoner of War), i prigionieri di guerra.
Dopo 48 ore senza cibo e senza sonno i falsi prigionieri sono stati sottoposti ad interrogatori serrati. La misurazione del livello di adrenalina e la frequenza cardiaca hanno confermato che i soggetti erano effettivamente in condizioni di stress e paura.
Il giorno successivo alla "liberazione" è stato chiesto loro di riconoscere chi li aveva interrogati. La percentuale di errore è stata tra il 50 e il 70 %, più alta nel caso di riconoscimento tramite fotografia, più bassa nel caso di riconoscimento dal vivo.
Lo stress quindi non aiuta la memoria, anzi, pur imprimendo in modo indelebile gli eventi traumatici nel loro insieme, rende molto difficile il ricordo dei dettagli.

(Notizia aggiornata al 15 giugno 2004)

 

15 giugno 2004