Psicologia

L'interruttore della passione amorosa nel cervello

Individuato in roditori che "fanno coppia" in modo simile all'uomo il circuito che accende l'interesse verso il partner e fa aumentare la voglia del contatto fisico. 

Per i romantici l'amore è un fatto di cuore. Per la scienza è prima di tutto una questione di cervello: il circuito cerebrale associato all'innamoramento e al rafforzamento della relazione amorosa è stato individuato nelle arvicole, roditori della famiglia dei cricetidi che si relazionano al partner in modo simile all'uomo. Intervenendo su queste aree cerebrali è stato possibile spingere i topolini a innamorarsi di perfetti sconosciuti, e a desiderare di condividere con essi sempre più contatto fisico.

Le arvicole delle praterie (Microtus ochrogaster) sono un buon modello animale per lo studio dei rapporti di coppia. Come l'uomo tendono infatti a relazioni monogame (salvo qualche scappatella), condividono la costruzione della tana e la cura della prole.

occhio indiscreto. I ricercatori della Emory University di Atlanta hanno registrato l'attività elettrica delle femmine dei roditori mentre si innamoravano dei partner, iniziavano a frequentarli e ponevano le basi per relazioni stabili, coccole e sessioni di accoppiamenti annessi. Mano a mano che il rapporto si consolidava, il circuito della ricompensa nel cervello è parso sempre più attivo, conferendo al tempo trascorso con il partner un valore prezioso.

Osservando l'attività cerebrale delle arvicole è stato possibile capire se avessero voglia di coccolare il partner (questa però è un'illustrazione elaborata dagli autori dello studio). La scienza del rimorchio © Emory University

La molla del piacere. Due aree in particolare sono sembrate interagire durante le prime fasi: la corteccia prefrontale mediale, coinvolta nei processi decisionali e nel controllo delle funzioni esecutive, e il nucleus accumbens, che fa parte del circuito del piacere e della ricompensa. Il livello di comunicazione tra queste aree è risultato predittivo delle probabilità di interazione tra due arvicole, e della voglia che queste avevano di contatto fisico. Al primo accoppiamento, la loro attività è mutata, come se fosse scattato, nel cervello, un "interruttore della passione".

Amore a comando. Non solo: come cinica riprova della scoperta, i ricercatori hanno provato ad attivare artificialmente quest'area con la tecnica dell'optogenetica, cioè attraverso fasci di luce laser. Hanno stimolato il circuito nelle femmine, senza però permettere il contatto fisico con il maschio. Più tardi, le poverine si sono comportate come se fossero già impegnate con i compagni di test, che hanno preferito a perfetti sconosciuti.

Quadro incompleto. Nell'uomo e nelle arvicole ci sono sicuramente anche altre aree coinvolte nell'innamoramento, come l'amigdala, un'area che aiuta ad associare agli stimoli impressioni positive o negative, e a comportarsi di conseguenza. Le comunicazioni tra queste regioni potrebbero poi essere favorite dall'ossitocina, un ormone coinvolto nei legami parentali e di coppia. Lo studio pubblicato su Nature potrebbe comunque servire a far luce su alcune condizioni che rendono più difficile stringere relazioni sociali, come l'autismo.

3 giugno 2017 Elisabetta Intini
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