Come funziona il tuo cervello quando smanetti con lo smartphone

Rispondere a chat e sms cambia il ritmo dell'attività corticale in un modo mai osservato finora: una ragione scientifica in più per non farlo mentre si guida.

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Se proprio devi scrivere, fai una sosta.|raymondclarkeimages, Flickr

Chi pensa di essere perfettamente in grado di guidare mentre risponde a un amico su WhatsApp avrà ora un altro motivo per ricredersi. Scrivere al cellulare modifica il ritmo delle onde cerebrali in un modo molto particolare, diverso da quello provocato da altri compiti motori o cognitivi.

 

Lo studio pubblicato sulla rivista Epilepsy & Behavior getta nuova luce sulla pericolosa abitudine di armeggiare con lo smartphone mentre si è al volante. Un gruppo di neurologi della Mayo Clinic di Jacksonville, Florida, ha monitorato 129 volontari, epilettici e non, per un periodo di 16 mesi, attraverso elettroencefalogramma e filmati video. I pazienti epilettici sono spesso usati come soggetti sperimentali, perché la loro attività cerebrale è tenuta sotto stretto controllo.

Un andamento particolare. I partecipanti hanno dovuto misurarsi in una serie di compiti come scrivere al cellulare, parlare al telefono, tamburellare le dita su una superficie e rispondere a test attentivi, linguistici e matematici, il tutto mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata. Ma soltanto scrivere con lo smartphone ha indotto, in un paziente su 5, un ritmo cerebrale completamente nuovo, diverso da ogni tipologia di onda descritta finora.

 

«Pensiamo che il nuovo ritmo sia un metro oggettivo dell'abilità del cervello di processare informazioni non verbali mentre si usano i dispositivi elettronici, e che questa abilità sia fortemente connessa a un network ampiamente distribuito, che coinvolge attenzione ed emozione» ha detto William Tatum, a capo dello studio.


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O uno o l'altra. Quando scriviamo al cellulare, impieghiamo abilità motorie e linguistiche, mentre le ridotte dimensioni dello schermo richiedono una concentrazione ancora maggiore. Analoghe onde sono state osservate anche durante l'uso dell'iPad, la prova che il nuovo "ritmo" ha a che fare con l'utilizzo di dispositivi mobili. Difficile pensare che un compito che coinvolge a tal punto il cervello possa essere compatibile con le risorse attentive richieste dalla guida.

 

 

29 Giugno 2016 | Elisabetta Intini