Psicologia

Le bugie si riconoscono nel cervello

Quando qualcuno dice la verità usa zone diverse del cervello rispetto a quando una persona mente e in questo modo possono essere scovati i bugiardi. È quanto afferma un team di scienziati della...

Le bugie si riconoscono nel cervello
Quando qualcuno dice la verità usa zone diverse del cervello rispetto a quando una persona mente e in questo modo possono essere scovati i bugiardi. È quanto afferma un team di scienziati della Temple University di Philadelphia.

Se un giorno le risonanze magnetiche costassero quanto uno scanner ai raggi x degli aereoporti, potrebbero essere utilizzate per capire se i passeggeri dichiarano il vero o il falso.
Se un giorno le risonanze magnetiche costassero quanto uno scanner ai raggi x degli aereoporti, potrebbero essere utilizzate per capire se i passeggeri dichiarano il vero o il falso.

Se è vero che le bugie hanno le gambe corte, allora è meglio non dirle. Anche perché costano fatica, almeno a livello cerebrale. E dunque, il gioco non vale la candela.
Alcuni ricercatori della Temple University di Philadephia, hanno infatti scoperto che quando mentiamo, il nostro cervello, in termini di attività cognitiva, fa uno sforzo maggiore di quando diciamo semplicemente la verità. Chi dice una menzogna, in pratica, utilizza più (e diverse) regioni del cervello, rispetto al sincero.
Mappa delle menzogne. Gli scienziati hanno fatto un esperimento con la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI), usata di solito per scannerizzare il cervello a fini medici, che permette di fare una “mappa” dell'attività cerebrale con una precisione millimetrica. A 11 volontari è stato chiesto di sparare con una pistola giocattolo. In seguito, ad alcuni è stato chiesto di mentire sul fatto. Mentre i volontari rispondevano alle domande, è stata usata la fMRI e, contemporaneamente, anche la tradizionale macchina della verità o poligrafo, che registra eventuali cambiamenti fisici connessi all'ansia di mentire, come la sudorazione, la pressione sanguigna, i battiti cardiaci e il respiro. Entrambi i metodi hanno funzionato: i bugiardi sono stati individuati.
Sinceri e stressati. «Sono sicuro che il metodo della risonanza è meglio del poligrafo» afferma Richard Wiseman del dipartimento di psicologia dell'università di Hertfordshire che ha condotto alcune ricerche sulle bugie. «Il problema con il poligrafo è misurare quanto giochi lo stress in ciascun individuo. Tante persone, infatti, sono ansiose quando sono attaccate al poligrafo, anche se stanno dicendo la verità e il vero bugiardo non è ansioso quando mente». Mentre gli indicatori dell'attività cerebrale potrebbero essere più affidabili, visto che si pensa (ma è ancora da verificare) che anche per il mentitore provetto dire una bugia comporti uno sforzo cognitivo maggiore: deve pensare che cosa è più plausibile, evitando il rischio che ciò che dice possa essere verificato e collegarlo a quello che l'interlocutore già sa.

(Notizia aggiornata al 3 dicembre 2004)

3 dicembre 2004
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