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10 cose che (forse) non sai sulle lacrime e il pianto

È vero che le donne ne versano di più? Perché quando piangiamo, singhiozziamo? Quali animali piangono, oltre all'uomo? Perché alcuni piangono dopo aver fatto sesso? E in definitiva, serve a qualcosa?

Fa davvero sentire meglio. Quante volte vi hanno detto: "Se devi piangere fallo, dopo andrà meglio". Avevano ragione: ricercatori olandesi hanno filmato 60 persone intente a guardare un film triste. Tra queste, 28 hanno pianto: subito dopo il film, questi "sentimentali" erano più tristi dei compagni di test; ma a 90 minuti dalla proiezione, si sentivano molto meglio di chi non aveva versato una lacrima. Secondo una delle maggiori teorie sul tema, detta "del recupero", il corpo ritroverebbe l'equilibrio più facilmente, dopo un pianto liberatorio.

C'è lacrima e lacrima. Quelle emotive, di gioia o di tristezza che siano, avrebbero una composizione chimica diversa da quelle "riflesse" che devono semplicemente mantenere l'occhio idratato. Le prime contengono livelli più alti di proteine, manganese (essenziale per la coagulazione del sangue), potassio (regola la pressione) e ormoni come prolattina e corticotropina, che hanno un ruolo chiave nel sistema immunitario. Una delle loro funzioni potrebbe proprio essere quella di eliminare sostanze chimiche che aumentano durante un evento traumatico, prevenendo il rischio di infarto e riportando l'equilibrio.

Le donne lo fanno meglio. Soprattutto, più spesso. Ma in quali proporzioni? Secondo uno studio tedesco le donne piangerebbero tra le 30 e le 64 volte l’anno (con un’intensificazione del fenomeno prima e dopo il ciclo mestruale), mentre i maschi lo farebbero tra le 6 e le 17 volte. Prima dell’adolescenza, però, non ci sono differenze nei pianti tra i sessi.
Alla base della differenza potrebbe esserci la necessità femminile di esercitare, attraverso le lacrime, potere sull'uomo, spesso posto dalla società in una posizione predominante. C'è poi una ragione culturale dall'altra parte: presso molte culture il pianto maschile è considerato un segno di debolezza.

Italiani piagnoni. Quanto si piange nel mondo? Secondo una ricerca dell’Università di Tilburg, in Olanda, svolta su 4.000 studenti di 30 nazionalità diverse, il Paese dove si piange più spesso sono gli Stati Uniti, e subito dopo, a pari merito, Italia e Germania. Il Paese in cui si piange di meno (o forse ci si vergogna di più a confessarlo) è invece la Cina.

Alla larga. L'empatia gioca un ruolo chiave nello scatenare un pianto: lancia un segnale d'allarme che stimola l'interlocutore a mettere da parte l'aggressività. Ma se lo scopo è attirare l'attenzione, non sempre le lacrime sono la soluzione migliore. Quelle femminili contengono sostanze capaci di ridurre l'eccitazione sessuale maschile e la produzione di testosterone, ormone responsabile del desiderio e dell'aggressività. Il messaggio che arriva al partner è: stammi alla larga! Dal punto di vista evolutivo quindi, le donne ricorrerebbero al pianto per respingere le aggressioni sessuali. Lo conferma il fatto che in genere piangono di più nei giorni del ciclo mestruale, quando non sono fertili.

Dove nasce. Che indichi dolore o semplice necessità di sopravvivenza, il pianto nasce in una parte del mesencefalo, il centro pontino, dalla quale parte l'ordine di aumentare la produzione di lacrime. Contemporaneamente il sistema nervoso centrale innesca un'inspirazione e un'espirazione forzata e molto intense, che provocano i tipici lamenti a singhiozzo del pianto. Nei bambini l'effetto è più evidente, mentre col passare degli anni si impara controllarsi meglio.

Piangendo ottieni (quasi) tutto quello che vuoi. Nel pieno di una negoziazione, qualche lacrima versata al momento giusto potrebbe aiutarvi a raggiungere l'obiettivo sperato. Uno studio parigino ha dimostrato che le manifestazioni di tristezza possono servire ad aumentare il "potere contrattuale" in una discussione. Questo, anche se avete ormai raggiunto l'età adulta (e se perdere la dignità davanti a un collega non vi pesa più di tanto).

L'uomo è l'unico animale che lo fa consapevolmente. Altri mammiferi - come gli elefanti - sono stati visti versare lacrime in situazioni stressanti, ma si tratterebbe più che altro di una reazione liberatoria e non di una consapevole esternazione di dolore. Al posto delle lacrime, i primati si lasciano andare a manifestazioni di disperazione, astenia e depressione: nel 2008, nello zoo di Munster (Germania), alla gorilla Gana morì un cucciolo di pochi mesi. La mamma scuoteva il corpicino del piccolo, disperata, senza versare lacrime. Gli unici a piangere erano i visitatori dello zoo.

Le lacrime di coccodrillo non esistono. Semplicemente, perché questi rettili non hanno dotti lacrimali: La diceria sarebbe dovuta a una membrana trasparente che, quando è aperta, spunta dall'angolo dell'occhio come una lacrima. I caimani (nella foto) si fanno ogni tanto scappare qualche lacrima, ma non di dolore: il loro è un modo per espellere attraverso gli occhi i sali in eccesso. Le farfalle in genere ne approfittano per integrare, succhiando le lacrime dei bestioni, una dieta povera di sali minerali, poco presenti nel nettare.

È normale piangere dopo il sesso. Succede a molti di sentirsi tristi dopo il coito. Talvolta così tristi da piangere. I ricercatori chiamano questo fenomeno “depressione post-coito” (o postcoital dysphoria, PCT) e lo hanno studiato e documentato fin dall'antichità. Galeno, il famoso medico greco, scriveva intorno al 150 d.C.: «Dopo l’orgasmo, tutti gli animali tranne i galli e le donne sono tristi». In realtà questa "malinconia" colpisce sia i maschi sia le femmine (il 46% delle studentesse arruolate in uno studio su questo genere di tristezza hanno affermato di aver pianto dopo il sesso almeno una volta nella vita). Sulle cause ci sono varie teorie. La più accreditata è che il pianto sia una risposta dell'organismo al flusso di ormoni rilasciati durante l'atto sessuale.

Fa davvero sentire meglio. Quante volte vi hanno detto: "Se devi piangere fallo, dopo andrà meglio". Avevano ragione: ricercatori olandesi hanno filmato 60 persone intente a guardare un film triste. Tra queste, 28 hanno pianto: subito dopo il film, questi "sentimentali" erano più tristi dei compagni di test; ma a 90 minuti dalla proiezione, si sentivano molto meglio di chi non aveva versato una lacrima. Secondo una delle maggiori teorie sul tema, detta "del recupero", il corpo ritroverebbe l'equilibrio più facilmente, dopo un pianto liberatorio.