Psicologia

La scienza del rimandare

Rimandare a domani quello che si può fare oggi, l’abitudine è più diffusa di quanto si pensi. E c’è perfino chi ha dedicato a questo tipo di atteggiamento una formula matematica.

La scienza del rimandare
Rimandare a domani quello che si può fare oggi, l’abitudine è più diffusa di quanto si pensi. E c’è perfino chi ha dedicato a questo tipo di atteggiamento una formula matematica.

Voglia di lavorare saltami addosso? Uno studio canadese
spiega matematicamente cosa spinge molte persone a
rimandare di continuo azioni e decisioni

Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi: i nostri nonni, pur se digiuni di psicologia e scienze sociali, ce lo hanno sempre consigliato. Ma oggi i procrastinatori di tutto il mondo hanno dalla loro parte una ricerca che spiega dal punto di vista scientifico i motivi che spesso ci spingono a prendercela comoda. L’autore di questo originale studio è Piers Steel, docente della Haskayne School of Business presso l’università di Calgary (in Canada) e considerato uno dei massimi esperti al mondo sul tema della procrastinazione. Dopo oltre 10 anni di ricerche, l’illustre professore ha pubblicato un corposo studio su questo argomento, arrivando a interessanti conclusioni.

Imperfetto è bello
Secondo Steel chi continua a rimandare azioni e decisioni ha poca fiducia in se stesso e aspettative molto basse sulla possibilità di raggiungere l’obiettivo. Nemmeno la ricerca della perfezione può essere considerata una causa del continuo rimandare (non do l’esame finché non so tutto al 100%): i perfezionisti infatti, sarebbero meno propensi a procrastinare rispetto alle persone più trascurate e approssimative.

Non ce la faccio proprio
Altri fattori caratteriali che spingerebbero “a rimandare a domani” sarebbero l’assenza di motivazione, la scarsa impulsività e la poca capacità di concentrazione. Non tutti i ritardi sono comunque da considerare come procrastinazioni: il vero “rimandatore” è, infatti, assolutamente convinto che sarebbe meglio mettersi subito al lavoro, ma non riesce a cominciare.

Una brutta abitudine costosa
Steel stima che il 15-20% della popolazione sia composto da procrastinatori: se questo dato fosse confermato, il fenomeno implicherebbe costi sociali molto elevati. Scarse performance professionali, ritardi nei pagamenti e un rallentamento generale dell’attività economica sarebbero solo alcune delle conseguenze immaginabili.
La colpa di tutto ciò? Le tentazioni a portata di mano, e alle quali è difficile resistere. Un collegamento a Internet sempre disponibile è ciò che induce a perdere tempo navigando invece che terminare un lavoro, anche importante.

You want? You can!
In tutto ciò la buona notizia è che la forza di volontà è capace di combattere questa brutta abitudine. Il vecchio adagio “se vuoi, puoi” è infatti valido: basta allenare il proprio autocontrollo a resistere alle tentazioni.
Steel ha tradotto tutte queste considerazioni in un’equazione, che considera le aspettative sul raggiungimento dell’obiettivo (A), il suo valore (V), la sua utilità (Utilità), la sua immediatezza (I) e la sensibilità della persona al ritardo (R).
La formula è questa: Utilità = A x V/IR
Non è ancora chiaro cosa spinga alcune persone ad essere più propense di altre al rinvio, ma secondo alcuni studi potrebbe dipendere da fattori genetici.
E se avete qualche amico che se la prende comoda, non aspettate neanche un minuto in più e fategli leggere questa news.

(Notizia aggiornata all'11 gennaio 2007)

11 gennaio 2007
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