La rabbia da fame non dipende soltanto da un calo di zuccheri

Il nervosismo da stomaco vuoto non è mai solamente una questione di fame: contano anche la consapevolezza e il contesto in cui si troviamo. 

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Levatevi di mezzo: ho da fare!|John Lund/Stephanie Roeser/Blend Images/Corbis

Se lo stomaco vuoto vi trasforma in colleghi o partner intrattabili, vi potrà forse tornare utile sapere che la rabbia da fame non è quasi mai soltanto una questione di "chimica": al classico calo di zuccheri spesso citato in questi casi, si aggiungono più complesse dinamiche emotive, indagate in uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Emotion.

 

Secondo un gruppo di neuroscienziati dell'Università della North Carolina (USA), all'aggressività da appetito contribuiscono due altre variabili fondamentali: il contesto in cui ci si trova, e la consapevolezza del proprio stato emotivo.

Cattiva attribuzione. «Non è che appena si ha fame si inizi a inveire contro l'Universo», spiega Kristen Lindquist, tra gli autori, «a tutti è capitato prima o poi di avere fame, riconoscere la sensazione sgradevole connessa, prendere un panino e sentirsi meglio. Abbiamo trovato che la rabbia da fame si verifica quando si interpreta quella sensazione spiacevole come un'emozione forte connessa ad altre persone, o alla situazione in cui ci si trova». Connessa al contesto, insomma.

 

mente annebbiata. In un primo esperimento, il team ha chiesto a oltre 400 volontari reclutati online di valutare come positive, negative o neutre alcune immagini proposte, e di giudicare la piacevolezza di un pittogramma cinese dal significato sconosciuto. I partecipanti hanno anche dovuto dire quanto fossero affamati.

 

I soggetti più affamati hanno tendenzialmente ritenuto sgradevole il pittogramma, ma solo in seguito all'esposizione a immagini negative. In pratica, l'influenza di una situazione (o in questo caso, di una foto) negativa ha spinto a incanalare la sensazione spiacevole legata all'appetito in un giudizio negativo riferito al pittogramma - che magari, a stomaco pieno, sarebbe stato giudicato diversamente.

Non sei tu: non ho fatto colazione... Anche la consapevolezza delle proprie sensazioni corporee sembra influire: chi riconosce di sentirsi affamato, tende anche a cedere meno all'aggressività da fame. In un secondo esperimento di laboratorio, un gruppo di 200 studenti - a digiuno o a pancia piena - ha dovuto focalizzarsi, per iscritto, sulle proprie emozioni del momento, e ha poi sopportato una situazione negativa a sorpresa, che prevedeva un rimprovero da parte di un ricercatore.

 

I partecipanti affamati che non erano riusciti a esplicitare le proprie emozioni hanno anche riportato le reazioni più risentite (rabbia, stress) quando interpellati sulla qualità dell'esperimento. 

 

un tutt'uno, connesso. Questo significa che le sensazioni corporee giocano un ruolo molto più rilevante di quanto si pensi, nel determinare come ci sentiamo: succede con l'appetito, ma potrebbe accadere anche con altri input, come uno stato infiammatorio, o la stanchezza. La ricerca dà "speranza" a chi poco prima di pranzo non risponde della propria ira: ammettere che si tratta di fame potrebbe essere un primo passo per il controllo di sé.

 

12 Giugno 2018 | Elisabetta Intini