Psicologia

La lingua parlata influenza il carattere?

L’espressione che un volto assume nel pronunciare alcuni suoni sembrerebbe influenzare l’umore e, alla fine, anche il carattere. A sostenerlo è David Myers, psicologo all’Hope College di Holland (Michigan, Usa). Lo studioso cita come esempio i tedeschi, ritenuti comunemente privi di humor. Per Myer, il motivo è che, nel pronunciare le vocali “a”, “o” e “u” con la dieresi (i due puntini sopra la vocale), inclinano verso il basso le labbra assumendo un’espressione triste. E l’uso frequente di muscoli che il cervello associa alla tristezza avrebbe il potere di influenzare negativamente l’umore.
[Il linguaggio gestuale è internazionale?]

Uno, due, tanti
Controversa è invece l’ipotesi secondo cui la lingua parlata influenza le nostre capacità cognitive. Una ricerca che Peter Gordon, psicologo della Columbia University di New York (Usa), ha condotto sulla popolazione amazzonica dei Pirahã sembra però confermarlo. I Pirahã non hanno parole per indicare numeri superiori al 2 (per i numeri da 3 in su usano la parola “tanti”). Messi di fronte al compito di appaiare gruppi con più di tre oggetti in base al loro numero, non erano in grado di farlo, né erano in grado di imitare gesti che prevedevano la ripetizione di un movimento (per esempio, battere il piede per terra) per più di tre volte.
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17 aprile 2013
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