Imparare nuove parole? È come il sesso

Sfogliare (e leggere!) un dizionario attiva nel cervello la stessa sensazione di ricompensa associata al cibo e al sesso. Un meccanismo che potrebbe aver favorito lo sviluppo del linguaggio.

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Il piacere dell'apprendimento (e una delle parole più belle da imparare). | Mark Hunter, Flickr

Imparare una nuova parola può regalare enormi soddisfazioni, ma nessuno aveva ancora paragonato questo piacere a quello sessuale. Lo fa per la prima volta uno studio pubblicato su Current Biology: il semplice apprendimento di un nuovo vocabolo attiverebbe, nel cervello, lo stesso circuito della ricompensa messo in moto anche da altri stimoli piacevoli, come il sesso, il cibo, o lo sballo momentaneo di alcune droghe e del gioco d'azzardo.

 

Un bel vantaggio evolutivo. Il linguaggio è una delle facoltà che più di ogni altra ci distingue dal resto del mondo animale. Il suo apporto è stato fondamentale per lo sviluppo della cooperazione tra esseri umani, e per l'apprendimento e la trasmissione delle conoscenze nel corso dell'evoluzione.

 

Ma la molla che ci spinge a imparare a parlare fin dalla più tenera età era in parte sconosciuta. Si sospettava che fosse implicato il circuito della ricompensa nel cervello, ma mancavano le evidenze sperimentali.

 

Due compiti opposti... Un team di ricercatori spagnoli e tedeschi ha monitorato con risonanza magnetica funzionale (fMRI) l'attività cerebrale di 36 soggetti adulti impegnati in due diverse attività: apprendere il significato di nuove parole dal contesto di una frase, o giocare d'azzardo in una simulazione di laboratorio.

 

... con qualoca in comune. Durante entrambi i compiti, i partecipanti hanno mostrato un picco di attività nello striato ventrale, un'area coinvolta nel circuito della ricompensa, che si attiva in risposta a stimoli piacevoli - come mangiare buon cibo o fare sesso - per spingerci a continuare in quell'azione.

 

Più ti piace, meglio impari. Non solo. Durante l'apprendimento dei vocaboli, è aumentata la sincronizzazione tra le regioni corticali deputate al linguaggio e lo striato ventrale. E chi mostrava migliori connessioni tra questi due circuiti si è dimostrato anche più abile nell'apprendimento dei nuovi termini.

 

Così imparammo a parlare. Proprio la cooperazione tra questi due circuiti cerebrali potrebbe aver fornito al genere umano la spinta necessaria per sviluppare eccezionali doti linguistiche. «Una teoria interessante vuole che questo meccanismo abbia aiutato il genere umano a sviluppare il linguaggio» ha commentato Antoni Rodriguez-Fornells, principale autore dello studio.

 

La ricerca - sebbene condotta su un esiguo numero di volontari - potrebbe aprire nuovi interessanti filoni di studio sul ruolo delle emozioni nei processi di apprendimento. E rende giustizia a una strada alternativa per raggiungere il piacere: quella dello studio. Più faticosa, forse, ma ricca di vantaggi a lungo termine, e non pericolosa.

 

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3 novembre 2014 | Elisabetta Intini