Psicologia

Il virus della violenza

In seguito a una "epidemia" di crimini avvenuta negli anni Novanta negli Stati Uniti, un team di sociologi ha studiato per cinque anni 1500 adolescenti nella loro realtà e ha scoperto che la...

Il virus della violenza
In seguito a una "epidemia" di crimini avvenuta negli anni Novanta negli Stati Uniti, un team di sociologi ha studiato per cinque anni 1500 adolescenti nella loro realtà e ha scoperto che la violenza è contagiosa.

Un cartello con diversi fori di arma da fuoco che dice: 'attenzione ai bambini che giocano'.
Un cartello con diversi fori di arma da fuoco che dice: "attenzione ai bambini che giocano".

La violenza secondo alcuni scienziati statunitensi non sarebbe simile a una “malattia” congenita o ereditaria, ma a una malattia infettiva e quindi contagiosa. Per questo il solo fatto di essere esposti al “virus” potrebbe portare a contrarre un comportamento violento. Secondo uno studio condotto da Felton Earls, della Harvard Medical School - e riportato da Science - assistere o rimanere coinvolto passivamente in episodi di violenza per un adolescente raddoppia le possibilità che diventi, a sua volta, una persona violenta. Earls per cinque anni ha studiato il comportamento di 1500 ragazzi di un sobborgo di Chicago, tra i 12 e i 15 anni, soffermandosi non tanto sulle loro relazioni in casa ma piuttosto fuori, nella comunità entro la quale vivono.

Ragazzi fuori.
Il loro comportamento è stato studiato in base a 153 variabili diverse come la salute fisica, la difficoltà di trovare un lavoro, la struttura familiare e la tipologia di vicinato. I ragazzi sono poi stati divisi in due gruppi, quelli che avevano già assistito ad episodi di violenza con armi da fuoco e quelli che non ne erano mai stati testimoni né vittime. I risultati della ricerca sono stati che coloro che erano stati testimoni di un episodio di violenza avevano da due a tre volte più probabilità di sviluppare un comportamento violento nei due anni successivi all'episodio. «Da questo studio si capisce l'importanza del rapporto personale che ciascuno di noi ha con la violenza - afferma Earls - e il paragone migliore per definire la violenza potrebbe essere quello con una infezione sociale simile a una malattia».

Pericolo incubazione.
Benché la relazione tra l'esposizione alla violenza e il comportamento violento sia stato evidenziato da molti studi anche in precedenza, è sempre molto difficile dimostrarne il collegamento diretto e capire il motivo che innesca il meccanismo.
«Quando gli individui hanno subito un certo tipo di esperienza - afferma Daniel Webster del Centro di ricerche sulle armi da fuoco di Baltimora - come assistere a un episodio di violenza oppure esserne vittime, diventano molto vigili e attenti».
Per questo sempre secondo Webster le persone esposte sono più a rischio: si sentono minacciate e assumono facilmente atteggiamenti ostili, con un meccanismo di autodifesa che li guida spesso alla violenza.

(Notizia aggiornata al 31 maggio 2005)

31 maggio 2005
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