Psicologia

Il segreto della pazienza: la (rara) virtù che può cambiarti la vita

La pazienza è necessaria a perseguire i nostri obiettivi, accettando il fatto che gli sforzi fatti oggi daranno risultati solo in futuro.

La nominiamo davvero spesso (e a volte a sproposito) in esclamazioni come "Abbi pazienza!" usata per stimolare l'indulgenza altrui o "Pazienza!" per esprimere rassegnazione. Eppure, non è così facile definirla. Di sicuro ci impedisce di essere travolti quando ci accade qualcosa che non si può evitare né cambiare: è una utile strategia di adattamento da usare quando proprio non possiamo fare nient'altro. E forse è per questo che molti affermano di averne "troppo poca".

Homo sapiens, Homo patiens. Secondo Salman Akhtar, studioso del Psychoanalytic center di Philadelphia (Usa), «la pazienza consiste nell'accettazione della realtà interiore ed esterna, nell'assenza di risentimento, nel mantenimento della speranza e nella capacità di aspettare tempi migliori senza inquietudine e fretta». Ecco dunque la chiave: saper aspettare. L'intera organizzazione socioeconomica umana ha infatti bisogno della pazienza: banalmente, per comprare un abbonamento allo stadio occorre pagare subito, ma saper attendere per soddisfare il piacere di vedere le partite, per esempio. E del resto tutte le transazioni economiche sarebbero impossibili senza l'attesa: una persona deve accettare di privarsi oggi di un bene (il denaro che avrebbe potuto utilizzare in molti modi) per ottenere un altro bene (il cibo acquistato al supermercato che mangerà più avanti nella giornata). 

Lo stesso è vero per la cooperazione tra individui: se non sapessimo aspettare per ottenere un aiuto oppure per avere un ritorno in cambio di un aiuto fornito ad altri, la collaborazione non sarebbe possibile. La pazienza è necessaria anche alla creatività. Isaac Newton diceva: "Se ho fatto scoperte importanti è stato più grazie alla paziente attenzione che a qualunque altro talento". Senza questa qualità, infatti, non ne esisterebbe un'altra ancora più importante: la perseveranza. Perché la pazienza è fondamentale innanzitutto nelle cosiddette "scelte intertemporali", quelle in cui ci si trova a decidere tra una soddisfazione modesta ma immediata e un risultato importante ma più lontano nel tempo (insomma: meglio l'uovo oggi o la gallina domani?). In particolare, portare pazienza aumenta la capacità di perseverare per inseguire un obiettivo perché aiuta a ignorare distrazioni e tentazioni.

Quelli che… meglio l'uovo. Che sia fondamentale per la perseveranza lo ha provato il celebre esperimento ideato da Walter Mischel della Stanford University negli anni '60 e che è passato alla storia come "Il test del marshmallow": i bambini che sapevano aspettare a mangiare il dolcetto che veniva loro messo a disposizione in attesa di una ricompensa più grande (2 dolcetti) poi in età adulta erano meno aggressivi, più socievoli e più soddisfatti.

Insomma, avevano più autocontrollo e ciò dava loro più opportunità di successo nello studio e nel lavoro. L'esperimento è stato replicato in anni recenti da due ricercatrici dell'Università di Ottawa (Canada) che questa volta hanno escluso l'uso dei dolcetti e hanno solo osservato il comportamento di bambini di 3 e 4 anni in una sala di aspetto: i più pazienti avevano migliori risultati scolastici negli anni seguenti.

Esistono invece persone perlopiù incapaci di ritardare la gratificazione. Ma la tendenza all'impulsività non è certo una qualità: le ricerche dimostrano che è molto comune tra le persone dipendenti dalla nicotina, ma anche dalle droghe. È anche una caratteristica del disturbo da deficit d'attenzione ed è diffusa nella depressione. Ma, dal punto di vista scientifico, anche l'impazienza non è facile da definire. «Possiamo descriverla come la tendenza ad agire senza una appropriata lungimiranza», dice Jeffrey Dalley, ricercatore all'Università di Cambridge (Uk). «Ma anche una definizione così semplice implica che l'impazienza è in realtà la conseguenza di due meccanismi neurologici: l'incapacità motoria di inibire un'azione avventata e la mancata valutazione delle conseguenze. Anche nel cervello questi due processi sono separati e seguono vie neurali diverse». Basta quindi che uno di questi meccanismi faccia cilecca per renderci un po' troppo impazienti.


Stili di pensiero. Secondo un gruppo di ricercatori dell'Università di Okinawa (Giappone), la capacità di aspettare con pazienza per ottenere una ricompensa è "merito" della serotonina, un neurotrasmettitore cerebrale che viene prodotto proprio quando si verificano le situazioni che… richiedono pazienza. Gli impazienti, dunque, potrebbero produrne meno della media. E c'è un altro meccanismo, questa volta legato allo stile di pensiero, da tenere in considerazione. Nel 2017 un gruppo di studiosi delle decisioni umane provenienti da diverse università statunitensi (Carnegie Mellon University e altre) ha dimostrato che la propensione ad aspettare una maggiore ricompensa più avanti nel tempo, piuttosto che cedere all'impulso di avere qualcosa subito, dipende molto dallo "stile" che ciascuno di noi adotta per esaminare le informazioni che ha a disposizione quando deve compiere una scelta. C'è chi è più portato per il cosiddetto "stile comparativo", cioè prendere in esame i pro e i contro di ciascuna opzione, e chi adotta lo "stile integrativo" ovvero mette insieme tutte le informazioni per farsi un'idea globale degli scenari che ciascuna opzione prefigura.

Gli esperimenti hanno dimostrato che le persone "comparative" sono anche le più pazienti.

I costi: noia, rimpianti, occasioni perse. Ma perché è così difficile avere pazienza? Perché, anche nei casi più banali, la pazienza ha un costo. Un costo che si chiama attesa. Aspettare, in effetti, ci blocca in una situazione (in coda alla posta, per esempio) e ciò comporta la rinuncia a fare qualcosa di diverso in quello spazio di tempo. Non a caso uno dei metodi per incrementare la propensione alla pazienza è imparare ad autodistrarsi in modo efficace quando ci si trova in una situazione in cui non si può fare altro che aspettare (ed ecco perché tuffare il naso nel cellulare è ciò che fanno quasi tutti nelle code, per esempio). Un altro costo delle scelte che richiedono un'attesa è l'inevitabilità dei rimpianti: anche chi si laurea con profitto (e ovviamente sacrifici) rimpiange tutte le occasioni di svago perdute, per esempio. Con l'aggravante che i rimpianti per aver rinunciato a gratificazioni immediate si fanno più importanti man mano che gli anni passano.

E non si tratta di un fenomeno psicologico che riguarda soltanto le persone anziane, succede anche ai trentenni: quando si pensa ai successi appena raggiunti ci si congratula con se stessi per aver saputo aspettare, ma se si tratta di scelte e successi arrivati anni prima si valutano di più tutte le rinunce fatte e ci si pente un po' di ciò che si è perduto. Insomma, avere pazienza è soprattutto accettare il fatto che gli sforzi fatti oggi daranno risultati soltanto in futuro, come nel caso dello studente universitario che studia per laurearsi. Per questo, la pazienza è "essere pronti a pagare costi immediati in vista di benefici ritardati"… e spesso il ritardo è di anni. Per di più, molti di questi obiettivi non danno gratificazioni intermedie e così diventa davvero difficile inseguirli.

Miopi temporali. Inoltre, per noi il valore di un bene diminuisce man mano che aumenta il tempo necessario per ottenerlo (è il fenomeno psicologico chiamato "sconto temporale"): perdere 100 euro tra un anno è considerato meno doloroso di perdere 100 euro oggi, per esempio. Così, se ci troviamo a scegliere se sia meglio aspettare 365 giorni per ottenere 99 euro o invece 366 giorni per ottenerne 100 siamo propensi a scegliere la seconda opzione, ma se ci offrono 99 euro oggi o 100 domani allora scegliamo la prima opzione.

L'impazienza, insomma, aumenta man mano che la prospettiva di una ricompensa si avvicina (avete mai fatto caso al fatto che è molto più difficile trattenersi dall'aprire i regali di Natale il 24 dicembre rispetto a quanto lo sia nei giorni precedenti?).

Anche perché, quando si tratta di distanze temporali siamo davvero miopi: le prossime 24 ore ci sembrano molto più lunghe di un giorno tra un mese. La ragione di questo fenomeno sta nel funzionamento stesso del cervello: le ricerche dimostrano che percepiamo le distanze nel tempo come misuriamo quelle nello spazio ed è per questo che abbiamo questa sensazione (è infatti molto più facile valutare la grandezza di un oggetto se questo si trova vicino a noi che se si trova lontano e lo stesso succede per un intervallo temporale).

Domani sarò ancora io? Ma c'è un altro meccanismo psicologico che "rema contro" la capacità di essere pazienti e quindi perseveranti: quando prendiamo decisioni, il nostro "io presente" tiene in considerazione l'"io futuro" solo fino a un certo punto. Gli esperimenti provano che consideriamo "i noi stessi del domani" quasi come estranei e il loro interesse (laurearsi, essere dimagriti, aver smesso di fumare) ci appare sì desiderabile, ma solo in parte. Siamo molto più interessati al qui e ora. Per questo, chi sa immaginare se stesso una volta raggiunto un obiettivo ha più pazienza: le persone che sanno fare questi viaggi mentali nel tempo sanno anche immaginare le proprie emozioni quando si troveranno in mano il risultato finalmente conseguito (una laurea, il peso forma ecc.).

Connettività psicologica. Una ricerca condotta qualche anno fa all'Università di Chicago ha provato che chi si aspettava di cambiare molto negli anni, fino a diventare di fatto "una persona diversa", aveva meno pazienza e perseveranza. Naturalmente saper immaginare il "se stesso del futuro" non implica poi il successo (banalmente, per laurearsi occorre innanzitutto studiare), però aiuta molto. La propensione a riconoscersi come la stessa persona al passare del tempo è detta "connettività psicologica". Chi ne ha molta, dà importanza ai bisogni e ai desideri che si aspetta di avere in futuro ed è disposto a portare pazienza per soddisfarli, anche se richiedono qualche sacrificio nell'immediato. Del resto sta lavorando per se stesso. Chi invece sente il sé futuro un po' estraneo non trova facilmente la motivazione per "andargli incontro". Così un ultimo consiglio per avere pazienza può essere quello di usare l'immaginazione e provare a sentire in anticipo la soddisfazione di aver raggiunto un risultato.

Anche se è ancora lontano.

Tratto da Santa pazienza! (Focus n.374). Perché non ti abboni?

15 gennaio 2024 Raffaella Procenzano
Ora in Edicola
Scopri il mondo Focus. Ogni mese in edicola potrai scegliere la rivista che più di appassiona. Focus il magazine di divulgazione scientifica più letto in Italia, Focus Storia per conoscere la storia in modo nuovo ed avvincente e Focus Domande & Risposte per chi ama l'intrattenimento curioso e intelligente.

Sulle orme di Marco Polo, il nostro viaggiatore più illustre che 700 anni fa dedicò un terzo della sua vita all’esplorazione e alla conoscenza dell’Oriente, in un’esperienza straordinaria che poi condivise con tutto il mondo attraverso "Il Milione". E ancora: un film da Oscar ci fa riscoprire la figura di Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz che viveva tranquillo e felice con la sua famiglia proprio accanto al muro del Lager; le legge e le norme che nei secoli hanno vessato le donne; 100 anni fa nasceva Franco Basaglia, lo psichiatra che "liberò" i malati rinchiusi nei manicomi.

ABBONATI A 29,90€

Che cosa c’era "prima"? Il Big Bang è stato sempre considerato l’inizio dell’universo, ma ora si ritiene che il "nulla" precedente fosse un vuoto in veloce espansione. Inoltre, come si evacua un aereo in caso di emergenza? Il training necessario e gli accorgimenti tecnici; che effetto fa alla psiche il cambiamento climatico? Genera ansia ai giovani; esiste la distinzione tra sesso e genere tra gli animali? In alcune specie sì. Con quali tecniche un edificio può resistere a scosse devastanti? Siamo andati nei laboratori a prova di terremoti.

 

ABBONATI A 31,90€
Follow us