Psicologia

Il capo troppo duro? Non piace al business

Il capo inflessibile, sempre pronto a punire chi sbaglia, non funziona. Parola di scienziato. Da Stanford la proposta di un modello di leadership alternativo e vincente.

Il capo duro, insensibile e pronto a dispensare punizioni e reprimende al minimo errore dei collaboratori non funziona. Parola di scienziato. A mettere in discussione il tradizionale modello di leadership, ancora oggi molto utilizzato in tante aziende, è Emma Seppala, direttrice del Center for Compassion and Altruism Research and Education dell’Università di Stanford.

Secondo la ricercatrice questo approccio incrementa così tanto in chi lo subisce i livelli di stress, da mettere in crisi gli schemi organizzativi e i rapporti aziendali. Non solo: lavorare costantemente con la paura di sbagliare e il timore di una punizione da parte del capo riduce notevolmente la capacità di prendere decisioni e agire in modo lucido.

Lo studio è stato pubblicato sull'ultimo numero dell'Harvard Business Review.

Capi cattivi e cattivi capi. Diverse ricerche condotte in anni recenti utilizzando le moderne tecniche di diagnostica per immagini hanno inoltre dimostrato come chi lavori sempre sotto stress sia meno creativo e propenso ad innovare rispetto a chi opera in un ambiente confortevole e accogliente.

Il motivo è evidente: se ogni errore ha come consguenza la punizione, la paura di sbagliare porta a fare sempre le stesse cose e sempre nello stesso modo, così da ridurre al minimo i rischi. Nello scenario competitivo attuale, dove l'evoluzione e l'innovazione sono la chiave del successo, un’azienda dove nessuno tenta mai prodotti e strade nuove è destinata a soccombere in breve tempo.

Il costo della punzione. E poi ci sono i costi: nei soli Stati Uniti le assenze e le malattie legate allo stress costano alle aziende più di 300 miliardi di dollari l’anno. Un’enormità, che dovrebbe spingere i manager a lavorare per creare ambienti di lavoro diversi e più vivibili.

Un capo eccessivamente, e inutilmente, duro con i collaboratori quindi non funziona: perderà la stima delle proprie risorse e le incentiverà a cercarsi un altro lavoro.

Capo Barbapapà. Secondo la Seppala l’alternativa che funziona a questo modello tradizionale esiste e si chiama comprensione. Dare fiducia ai dipendenti, mettersi nei loro panni, dare loro un’altra possibilità anche quando sbagliano aumenta la fiducia e contribuisce ad accrescere il livello di leadership riconosciuto.

Una recente ricerca Gallup condotta negli Stati Uniti evidenzia come il 70% dei lavoratori sia completamente disinteressata alla propria azienda: un bel problema che si riflette in bassa produttività e che i manager dovrebbero provare a risolvere.

Ciò non significa lasciar passare sotto silenzio gli errori: il capo virtuoso deve aiutare il proprio collaboratore a capire dove ha sbagliato e fornirgli gli strumenti necessari a migliorare le proprie perfomance.

Magari anche con una bella sfuriata.

27 maggio 2015 Rebecca Mantovani
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