Psicologia

I talebani della grammatica sono tipi introversi

Uno studio rivela come i diversi tipi di personalità reagiscono ai piccoli refusi o errori grammaticali: meglio non abitare con chi si indigna per un accento sbagliato.

Che aspetto ha, secondo voi, un "bacchettone" della correttezza ortografica? È più probabile sia un uomo o una donna? Un tipo elegante, alternativo o hipster? Giovane o attempato?

Non fa differenza: un nuovo studio pubblicato su Plos One e condotto su un campione eterogeneo di 80 americani non ha trovato relazioni significative tra la tendenza a indignarsi per un errore grammaticale e le caratteristiche di genere, età o livello di istruzione.

Vade retro! C'è però un tratto tipico di personalità che accomuna i grammar nazi (come spesso sono chiamate queste persone): sono introverse, e difficilmente passerebbero la vita con voi, se non siete membri dell'Accademia della Crusca.

Con questo non ci dormo. Julie Boland e Robin Queen, due linguisti dell'Università del Michigan (USA) hanno osservato la reazione di decine di volontari ai refusi e ai piccoli errori grammaticali creati ad arte in una lettera di risposta a un'inserzione per la ricerca di un coinquilino. I più rigidi in fatto di correttezza hanno valutato come meno affidabile, meno simpatico e più maleducato il potenziale compagno di stanza sgrammaticato.

Più suscettibili. I test di personalità hanno confermato il carattere introverso, rigido e scrupoloso dei grammar nazi, mentre i più disponibili e adattabili tra i volontari hanno lasciato passare le scorrettezze. L'ipotesi è che i più introversi abbiano una soglia di arousal - l'attivazione rispetto a stimoli cerebrali - più bassa, siano cioè più facilmente irritabili da situazioni che appaiono "fuori posto".

Che sarà mai... Gli estroversi, al contrario, per avere lo stesso tipo di attivazione devono compiere sforzi maggiori. Per questo si circondano continuamente di persone e di nuovi stimoli. Conoscono la variabilità del mondo: un apostrofo fuori posto non riesce a turbarli.

1 aprile 2016 Elisabetta Intini
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