Psicologia

I piccoli di casa? Le madri li vedono più bassi

Agli occhi materni il figlio minore appare sempre più basso di quanto non sia in realtà: un'illusione che potrebbe avere ragioni evolutive.

Il "bambino" di casa rimane sempre il cocco di mamma: non importa se ormai ha 20 anni e fa il pivot in una squadra di basket.

Alla base delle attenzioni materne c'è un fatto scientifico: le madri percepiscono il loro figlio minore come più basso (e più giovane) di quanto non sia in realtà. Un'illusione che si spezza solo quando in famiglia arriva un nuovo bebè.

La ricerca pubblicata oggi su Current Biology e realizzata da gruppo di ricercatori della Swinburne University of Technology in Australia è partita da un assunto facilmente osservabile: quando nasce il secondo figlio, molti genitori hanno la sensazione che il primogenito sia cresciuto di colpo, guadagnando centimetri in una sola notte.

«Al contrario di quanto si potrebbe pensare ciò non è dovuto soltanto al fatto che il figlio maggiore sembra molto più grande rispetto al neonato» spiega Jordy Kaufman, tra gli autori dello studio. «Ma accade perché fino a quel momento i genitori hanno vissuto l'illusione che il primo figlio fosse più basso di quanto non sia in realtà. Quando nasce il nuovo bambino, l'incantesimo si rompe e il primogenito appare finalmente nelle sue dimensioni reali».

I ricercatori hanno chiesto a 747 madri se ricordassero di aver avvertito una "repentina crescita" del figlio più vecchio alla nascita del secondogenito: il 70% delle intervistate ha risposto di sì. A quel punto è stato chiesto alle donne di stimare l'altezza di uno dei due figli (di età compresa tra i 2 e i 6 anni) facendo un segno su una lavagna. Dalla comparazione delle stime con le altezze reali dei bambini, è emerso che l'altezza dei figli più giovani era sottostimata in media di 7,5 centimetri mentre quella dei figli più vecchi risultava più vicina alla realtà.

Da un punto di vista evolutivo questa illusione potrebbe servire a destinare il maggior numero di cure e attenzioni al figlio che in quel momento ne ha - anagraficamente parlando - più bisogno. «Non possiamo fidarci dell'accuratezza delle nostre percezioni» chiarisce Kaufman «in questo caso, i sentimenti e la conoscenza dei nostri figli influiscono sul nostro modo di vederli».

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16 dicembre 2013 Elisabetta Intini
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