I grandi timidi della Storia

Sovrani inesperti, re e scrittori balbuzienti, futuri leader che non riescono a parlare in pubblico… La storia è piena di personaggi che soffrirono di timidezza.

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Mal comune... Tante persone si ritengono, almeno un po’, timide. Non stupisce quindi che lo siano stati molti personaggi storici: leader politici, re, filosofi e artisti. «Quello stato d’animo che il nostro corpo manifesta con rossori, tremori e cuore che batte forte, che chiamiamo appunto timidezza, ha fatto vittime illustri» spiega Nicola Ghezzani, autore di A viso aperto. Capire e gestire timidezza, fobia sociale e introversione. Qualcuno restò sempre amante della solitudine, altri superarono i blocchi e passarono alla storia come trascinatori di folle. «Bisogna identificare tre categorie» spiega. «Si passa dalla timidezza vera e propria, quella che ci fa arrossire o balbettare senza però rovinare le nostre vite, alla “fobia sociale”, che conduce nei casi peggiori a rimanere chiusi in casa senza frequentare amici o colleghi. E c’è poi l’introversione, che riguarda coloro che semplicemente stanno meglio con se stessi».

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Luigi XVI – Timido e impacciato. Nella ricostruzione, un imbarazzato Luigi XVI (1754-1793) nel talamo con Maria Antonietta. Il matrimonio non fu consumato per sette anni, tra le maldicenze di corte e le pressioni della madre di lei, l’imperatrice Maria Teresa. Il re, pare, era inesperto, poco aggraziato di aspetto, dall’indole umile, pudica e timida; non amò mai la vita di corte, dove questa sua introversione era peraltro assai malvista. Le attenzioni di Luigi sembravano infatti tutte destinate alle battute di caccia e alla sua seconda grande passione: gli orologi. Riuscì a superare i suoi problemi, sembra, con i consigli del cognato Giuseppe II , e il matrimonio fu consumato.

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Abraham Lincoln – Socio fobico. È descritto come un uomo solitario, incline a crisi d’ansia, a periodi di depressione e sbalzi di umore, dovuti probabilmente alla perdita della madre in giovanissima età.

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Ludwig van Beethoven – Introverso. «Vivo solo nella mia musica» ripeteva. Si chiudeva ogni estate in una sua proprietà e alternava composizione musicale e passeggiate nei boschi.
Riservato e bloccato dalla balbuzie fu poi Alessandro Manzoni che amava rimanere “lontano da qualsivoglia occasione di linguaggio”. Timido fu anche il drammaturgo irlandese George Bernard Shaw (1856-1950): rivelò sarcastico di aver imparato a parlare in pubblico «continuando ostinatamente a rendermi ridicolo... finché mi sono abituato».
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Jean-Jacques Rousseau - Timido e impacciato. Grandi timidi furono anche i filosofi, come lo svizzero Jean-Jacques Rousseau: «Sono la timidezza in persona; tutto mi sgomenta (...); paura e vergogna mi soggiogano al punto che vorrei eclissarmi agli occhi di tutti». Tanto influenti furono le sue idee, per esempio nella rivoluzione francese, quanto opprimente fu la timidezza che lo afflisse, sfociando in patologica introversione. Quando fu invitato a corte da Luigi XV, declinò poiché temeva di far brutta figura.

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Alessandro Manzoni - Timido e impacciato. Riservato e bloccato dalla balbuzie fu Alessandro Manzoni che amava rimanere “lontano da qualsivoglia occasione di linguaggio”.
Timido fu anche il drammaturgo irlandese George Bernard Shaw (1856-1950): rivelò sarcastico di aver imparato a parlare in pubblico «continuando ostinatamente a rendermi ridicolo... finché mi sono abituato».

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Mohandas Karamchand Gandhi - Timido e impacciato. Timidissimo fin da bambino, ebbe problemi anche nella sua professione di avvocato. Quando provò a difendere una cliente, in tribunale, non riuscì a interrogare i testimoni: si sentì girare la testa e si accasciò sulla sedia senza fare nemmeno una domanda. Tanto che la causa passò a un altro avvocato. Fu durante la sua permanenza in Sudafrica, dove iniziò a difendere i diritti degli immigrati indiani, che Gandhi superò la timidezza, almeno in parte. E finì per “rivalutarla”: «La fatica che faccio a esprimermi (...) mi ha insegnato a pesare le parole (...) La mia timidezza mi è servita da scudo e da difesa».

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Winston Churchill - Timido e impacciato. Fu lui stesso a rivelare come da ragazzo fosse «timido, impacciato e balbuziente»; a scuola era «tiranneggiato e percosso dai compagni e incompreso dagli insegnanti». Fino a quando, raccontò, «a 14 anni [...] nacque in me qualcosa di nuovo: decisi di impormi un duro tirocinio [...] mi esercitavo a pronunciare davanti allo specchio». E quel ragazzino, anni dopo, avrebbe pronunciato discorsi entrati nella storia: come quello in cui incitava la Gran Bretagna a combattere nella II guerra mondiale, nonostante “sangue, fatica, lacrime e sudore”.

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Albert Einstein – Introverso. «Non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società [...] Ho sempre sentito bisogno di solitudine e tale sensazione non fa che aumentare» scriveva il famoso fisico tedesco, ritratto in questa foto con J. Robert Oppenheimer.
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Re Giorgio VI - Timido e impacciato. Schivo e riservatissimo, odiava parlare in pubblico poiché frustrato dalla sua balbuzie, ma con il tempo e con l’esercizio, come racconta il film Il discorso del re (nella foto), seppe superare il suo problema. Facendosi curare dal logopedista Lionel Logue, con grande sforzo re Giorgio riuscì a trasformarsi da “brutto anatroccolo” a leader di una nazione

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Glenn Gould - socio fobico. Il pianista canadese (1932-1982) Glenn Gould non fece più concerti dal 1964, registrando solo in studio. È stato ipotizzato che soffrisse di sindrome di Asperger, che dà gravi difficoltà nei rapporti con gli altri. «Se al vertice della timidezza c’è la “fobia sociale” – categoria a cui appartenne verosimilmente il pianista Glenn Gould – in alcuni casi gli introversi “sublimano” il proprio disagio ricorrendo ad atteggiamenti aggressivi e anziché allontanarsi dalla società civile iniziano a detestare il prossimo» spiega Ghezzani. «Tracce di questa forma patologica di introversione si trovano nelle biografie di numerosi tiranni del XX secolo».

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I "timidi" del mondo antico. «Mio Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono mai stato (...) sono impacciato di bocca e di lingua». A parlare così (di fronte a Dio) fu secondo le sacre scritture Mosè, che soffriva di balbuzie e che può essere considerato il primo “grande timido” della storia (intesa in senso ampio, dell’esistenza di Mosè non abbiamo prove storiche). Nell’antichità furono molti i timidi che trasferirono il loro disagio sociale in un eloquio poco fluido, come il filosofo greco Socrate (V-IV secolo a. C.). Lo scrittore Esopo (VII-VI secolo a. C.) viene descritto come di aspetto fisico sgraziato, per cui era schernito. Per questo avrebbe evitato le relazioni sociali, rifugiandosi in quel mondo della natura poi descritto nelle sue favole. A Roma, timido e impacciato fu il giovane Marco Tullio Cicerone: cambiò da adulto e diventò un acclamato oratore.

Mal comune... Tante persone si ritengono, almeno un po’, timide. Non stupisce quindi che lo siano stati molti personaggi storici: leader politici, re, filosofi e artisti. «Quello stato d’animo che il nostro corpo manifesta con rossori, tremori e cuore che batte forte, che chiamiamo appunto timidezza, ha fatto vittime illustri» spiega Nicola Ghezzani, autore di A viso aperto. Capire e gestire timidezza, fobia sociale e introversione. Qualcuno restò sempre amante della solitudine, altri superarono i blocchi e passarono alla storia come trascinatori di folle. «Bisogna identificare tre categorie» spiega. «Si passa dalla timidezza vera e propria, quella che ci fa arrossire o balbettare senza però rovinare le nostre vite, alla “fobia sociale”, che conduce nei casi peggiori a rimanere chiusi in casa senza frequentare amici o colleghi. E c’è poi l’introversione, che riguarda coloro che semplicemente stanno meglio con se stessi».