Gli scienziati? Se sono brutti gli crediamo

Il bell'aspetto non si addice agli scienziati, secondo un team di psicologi inglesi. Perché i pregiudizi sono duri a morire.

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Secondo uno studio inglese, se uno scienziato è poco attraente siamo più propensi a ritenere credibili le sue scoperte.

Gli scienziati? Se sono brutti è meglio (per loro): li riteniamo più attendibili e autorevoli. E siamo più propensi a credere alle loro scoperte. Potere degli stereotipi e di un pregiudizio duro a morire, confermato qualche giorno fa dallo studio di un team di ricercatori britannici  dell'Università di Cambridge ed Essex, dal titolo inequivocabile: “L’aspetto del volto influenza la comunicazione scientifica”.

 

Gli autori dello studio hanno mostrato 616 volti di ricercatori universitari a due gruppi di volontari. Al primo gruppo è stato chiesto di valutare l'attrattiva dei ritratti e di dire se apparivano competenti e intelligenti. Al secondo gruppo, è stato invece chiesto se pensavano che la persona nella foto fosse un buon scienziato.

 

La caratteristica principale per essere considerati bravi scienziati era la competenza percepita, ma la seconda più forte era l'attrattiva, che veniva  associata negativamente all'attitudine scientifica: in pratica i più bruttini (secondo chi guardava) erano ritenuti migliori nel loro campo. Un risultato persino sorprendente, visto che generalmente consideriamo le persone attraenti come più brave anche nel loro lavoro.

Pregiudizi. I volontari erano così influenzati dall’aspetto degli scienziati da ritenere più interessanti le novità scientifiche presentate da studiosi meno attraenti, fino a giudicare una ricerca di qualità superiore quando era presentata come realizzata da un ricercatore che aveva l’aspetto, a dir loro, di un “bravo scienziato”.

 

«I risultati - scrivono i ricercatori inglesi - offrono un approfondimento sulla psicologia sociale della scienza e indicano come esistano pregiudizi nella diffusione dei risultati scientifici a una società più ampia».

 

[N.d.R.: La decisione di scrivere su questo studio è stata presa senza guardare le foto dei ricercatori che lo hanno compiuto]

02 Giugno 2017 | Eugenio Spagnuolo