Fake news: ci caschiamo perché siamo pigri

Se ci facciamo adescare dalle bufale non è (tanto) per i nostri pregiudizi, quanto perché non resistiamo alle scorciatoie mentali. Anche nel ragionamento, non vogliamo fare fatica.

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Per non cascarci subito: fermarsi, riflettere, fare ordine. Prendersi un po' di tempo.|Shutterstock

Molti pensano che l'epidemia dilagante di fake news (e di creduloni) sia dovuta al fatto che tendiamo a leggere e a condividere prevalentemente ciò che conferma le nostre vedute. Uno studio condotto su oltre 3.000 persone suggerisce però anche un'altra, possibile risposta: potremmo essere facili prede delle bufale per una sorta di pigrizia mentale, o resistenza a impegnarci in un ragionamento deliberato su un tema.

 

La via più breve. L'essere umano è maestro nel fare economia: ove possibile tendiamo a risparmiare risorse, anche quando si tratta "soltanto" di pensare. Il pensiero automatico è veloce, richiede il minimo sforzo e permette di utilizzare le nostre limitate risorse mentali in altri compiti. Queste scorciatoie possono essere utili in alcune situazioni, ma l'altra faccia della medaglia è la maggiore facilità di cadere in eccessive semplificazioni, inscatolati nei pregiudizi.

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Gli psicologi definiscono "bias cognitivi" quegli errori di giudizio e automatismi della mente che possono distorcere la nostra percezione della realtà. Sul fenomeno delle fake news pesa il bias di conferma, ossia la tendenza a muoversi entro i confini "sicuri" delle proprie convinzioni, scartando come scomode le idee troppo faticose da seguire. Vedi anche: 7 modi in cui la mente ci inganna. | Shutterstock

Quali di queste è vera? Per vederci chiaro, gli psicologi David Rand (MIT Sloan School of Management) e Gordon Pennycook (University of Regina Hill-Levene, Usa), hanno sottoposto oltre 3.000 volontari a un compito chiamato Cognitive reflection test (CRT), che misura la capacità di ciascuno di mettere in discussione le proprie "reazioni di pancia".

 

Dopodiché a ognuno sono stati mostrati alcuni post di Facebook che veicolavano una notizia vera, una fake news in linea con le opinioni politiche del soggetto o una contraria: i volontari hanno dovuto dire quanto ritenevano accurata ciascuna notizia.

 

Le persone più riflessive, che avevano totalizzato punteggi più alti nel primo test, sono state anche più abili a distinguere le bufale, a prescindere dal loro contenuto politico. Quelle meno riflessive ci sono cascate più spesso, perché più inclini a credere a tutto quello che leggevano.

Rallenta. Se le conclusioni della ricerca, pubblicata su Cognition, fossero confermate, sarebbe dunque più una questione di disattenzione o pigrizia, che di intelligenza: «La tendenza a impegnarsi nel ragionamento è altra cosa, rispetto alle abilità di ragionamento», spiega Rand. «Quando ti fermi a pensare potresti giungere alla risposta corretta o a quella sbagliata, ma a prescindere da questo, ti importa, fermarti a pensarci un attimo?»

 

Il risvolto positivo è che "istigare" le persone a fermarsi a pensare (anche sui social) potrebbe essere più semplice che invitarli a essere meno "di parte" o costringerli esplicitamente a rivedere i propri pregiudizi.

 

23 Luglio 2018 | Elisabetta Intini