Fai un figlio? Scordati la carriera

Il 78% degli intervistati dalla Sapienza Università di Roma per una ricerca sulle condizioni lavorative delle donne che diventano madri nelle aziende italiane, ritiene che la maternità limiti la carriera, e per il 49% che sia addirittura inconciliabile.

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Un figlio o la carriera? Le donne se lo devono ancora chiedere.

La bella notizia è che le aziende italiane diventano rosa perché assumono più donne, quindi sembra finalmente superato il pregiudizio che la gravidanza renda la donna lavoratrice meno efficiente. La brutta notizia è che, nonostante questo, resta alto il pregiudizio nei confronti della donna con figli nel momento in cui l'azienda deve scegliere a chi dare opportunità di fare carriera. In altre parole, le lavoratrici italiane madri non riescono ancora a conciliare maternità e carriera. Peggio, spesso sono costrette a lasciare il lavoro dopo il primo figlio.

In più

Di violenza psicologica e di altro tipo, come la pubblicità sessista che usa il corpo femminile in stereotipi volgari e offensivi, continueremo a parlare in vista del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

Analizzeremo con gli esperti le vostre risposte al sondaggio Lui e Lei: chi fa i lavori di casa e presenteremo e commenteremo la fotogallery Contro la violenza sulle donne, realizzata con il contributo dei lettori (vedi).

È quanto emerge dai risultati preliminari di un'indagine della Sapienza Università di Roma che ha intervistato finora 700 dipendenti uomini (il 54%) e donne (il 46%) di grandi aziende private sui 4000 previsti. I dati finora raccolta sono indicativi. Il 78% degli intervistati ritiene che la maternità limiti la carriera, mentre il 49% che sia addirittura inconciliabile con la carriera. E ancora. Anche se negli ultimi vent'anni il numero di donne lavoratrici in Italia è cresciuto del 22,2% (mentre quello maschile è diminuito dello 0,3%), le donne che dopo il primo figlio mantengono il posto di lavoro sono solo il 59%. Una percentuale che, ancora una volta, ci mette in coda rispetto alle percentuali europee dato che mantengono il lavoro anche dopo la gravidanza il 74% delle tedesche, l'81% delle svedesi e il 63% delle spagnole.

Violenza psicologica. Questa nuova ricerca della Sapienza Università di Roma sottolinea uno dei tanti aspetti del fenomeno della violenza nei confronti delle donne: quella psicologica nell'ambiente di lavoro. Perché quando si parla di violenza al femminile non ci si deve limitare a considerare solo quella fisica bensì anche e soprattutto quella psicologica in famiglia e, appunto, nel mondo del lavoro (vedi la Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne delle Nazioni Unite del 1993: "Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata").

30 Ottobre 2013 | Fabrizia Sacchetti