Psicologia

Per essere felici dobbiamo consumare sempre più energia?

Dai primi ominidi a oggi, il nostro consumo di energia è aumentato in modo esponenziale: ma davvero per essere felici dobbiamo continuare a consumare di più?

Come siamo arrivati ad avere un fabbisogno energetico di 100.000 kWh l'anno pro capite, internet, auto, riscaldamento e cucina compresi, partendo da quel migliaio di chilowatt di cui avevano bisogno i nostri predecessori di 2 milioni di anni fa? Per tappe successive, alimentando innanzi tutto quell'organo energivoro che è il cervello, siamo passati dalle savane alla Luna: ecco una breve storia del nostro "viaggio in kWh" raccontata dal fisico Claudio Tuniz all'edizione 2021 di Trieste Next.

Prima c'era la savana. Sul Pianeta esistono due tipi di organismi viventi: gli autotrofi, che traggono la propria energia dall'ambiente (come le piante dalla luce del sole), e gli eterotrofi, che traggono l'energia da altri organismi viventi (come gli animali). Poi ci siamo noi umani, supereterotrofi perché, a differenza degli altri animali, non utilizziamo l'energia solo per mantenere noi stessi - e soprattutto il nostro cervello, che se da adulti richiede il 25% dell'energia che diamo al corpo, a un bambino di sei anni richiede addirittura il 60 per cento. Noi abbiamo bisogno di energia per fare.

La grande famiglia degli ominidi non è sempre stata super-assetata di energia. Sulla base degli studi di fossili e reperti dei nostri predecessori, si stima che i primi ominidi dovevano avere un fabbisogno energetico attorno ai 500-1.500 kWh l'anno pro capite, destinati principalmente al metabolismo basale. Tra i tre e i due milioni di anni fa avvenne il primo cambiamento, quando gli ominidi iniziarono a costruire i primi strumenti in pietra e ad avere bisogno di più energia - che passò a 1.500-2.500 kWh/anno - per mantenere se stessi e per le loro attività.

Socialità ed energia. Facendo un gigantesco passo in avanti nel tempo, quando i Neanderthal impararono a tagliare pelli di animali per coprirsi e - molto dopo - a fabbricarsi un riparo, i consumi di energia pro capite aumentano ulteriormente. Infine, con i Sapiens, circa 200.000 anni fa, cambia anche la forma del cervello, in accordo con le capacità cognitive e i comportamenti pro-sociali degli Homo. È l'inizio di un processo che possiamo chiamare di autodomesticazione: un passaggio cruciale che segna il progressivo aumento del fabbisogno energetico pro capite per le attività quotidiane. L'uomo diventa però meno aggressivo e inizia a fare gruppo con i propri simili, sviluppando linguaggi complessi e pensiero simbolico.

Non più solo per il cervello. Nell'Europa glaciale di circa 40.000 anni fa la socialità aumenta. Appaiono i primi strumenti musicali d'osso, gli Homo si riuniscono in riti sociali e iniziano ad onorare i defunti: essere un animale sociale fa consumare più energia, a partire da quell'elemento di coesione che era il fuoco. Con la fine dell'ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, iniziano la rivoluzione agricola e la domesticazione degli animali: si formano quindi società complesse basate su gerarchie sociali, dove chi si trova alla base della piramide lavora (e consuma energia) anche per chi si trova in cima.

Da allora in poi la richiesta di energia complessiva per tutto ciò che serve alla vita quotidiana aumenta sempre più velocemente: nel Medioevo una persona ha un fabbisogno di circa 10.000 kWh all'anno, ma con la capacità di utilizzare nell'industria e in modo più efficiente i combustibili fossili, con la Prima rivoluzione industriale, la media sale a 30.000 kWh all'anno. La combustione del legno e l'energia animale non ci bastano più, e iniziamo a bruciare carbone, e poi anche gas e petrolio. La rivoluzione industriale alimenta il benessere, ma amplifica le disparità sociali.

Consumo energetico e indice di sviluppo umano
Sull'asse delle ordinate (in verticale), l'Indice di Sviluppo Umano (HDI, Human Development Index), indicatore di sviluppo macroeconomico che tiene conto di diversi aspetti, tra cui prosperità, aspettativa di vita e istruzione; sull'asse delle ascisse (orizzontale) il consumo energetico annuale.
Un maggiore consumo energetico corrisponde a un più alto HDI solo fino a un certo punto: superato un certo livello, l'HDI si stabilizza. In altre parole: consumare troppo non fa stare meglio chi già consuma molto (i Paesi industrializzati), ma aumentando di poco il consumo energetico nei Paesi più poveri la qualità della vita migliora considerevolmente. © Wright and Conca, 2007

Quanto consumiamo oggi? Secondo una stima, oggi ognuno di noi consuma in media oltre 100.000 kWh all'anno: è questo il prezzo da pagare per vivere in un mondo civilizzato, dove solo internet contribuisce per il 7% al consumo globale di energia - elettrica, in questo caso - (e probabilmente nei prossimi anni crescerà fino a triplicare). Se fossimo rimasti una società rurale consumeremmo meno, ma con le premesse attuali la nostra sete di energia aumenterà ancora, ed entro il 2050 avremo bisogno di tre pianeti come la Terra per soddisfare il nostro bisogno di energia e risorse.

Dipendenti e felici. «Siamo dei tossicodipendenti di energia: non riusciamo a smettere di consumarla», afferma infine Claudio Tuniz. Quando si genera una dipendenza, esistono due soluzioni: aumentare la dose (che in questo caso significa cercare nuove fonti di energia) oppure disintossicarsi, e la terapia di disintossicazione energetica è l'unica via per salvare noi stessi e il Pianeta su cui viviamo. Una via molto difficile da percorrere: «Richiede un cambiamento nel nostro stile di vita, dei sacrifici che non siamo disposti a fare: l'abbiamo visto, in piccolo, con le restrizioni anticovid...», conclude. Il prezzo però non lo pagheremo noi, ma le generazioni future, alle quali consegneremo un Pianeta sempre più provato dalla nostra presenza.

30 ottobre 2021 Chiara Guzzonato
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