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Dopo la COVID-19, un'epidemia di ricadute psicologiche

Un'analisi delle conseguenze del distanziamento sociale imposto dalla COVID-19 sulla salute mentale, e alcuni approcci per mitigare l'impatto.

COVID-19 e ricadute psicologiche
No, non andrà tutto bene. Ma dobbiamo comunque impegnarci per affrontare la situazione nel migliore dei modi. | Shutterstock

Degli effetti della COVID-19 sulla salute mentale si parla ancora troppo poco. Eppure l'attuale epidemia porta con sé un elemento di rischio in più, rispetto agli eventi ad essa lontanamente paragonabili. Come spiega un articolo di opinione appena pubblicato su JAMA Internal Medicine, le ferite che le epidemie, gli attentati o i disastri naturali del passato hanno lasciato sulla tenuta psicologica della popolazione erano legate alle caratteristiche intrinseche di quegli eventi e non all'isolamento sociale, come è invece per la COVID-19. Le misure di distanziamento fisico necessarie ad arginare i contagi stanno infatti comportando un caro prezzo in termini di difficoltà psicologiche a breve e a lungo termine.

I precedenti. Epidemie come Zika (che ebbe un forte impatto emotivo sulle madri di bambini nati con difetti congeniti legati all'infezione), attacchi terroristici come quello alle Torri Gemelle, disastri naturali come gli uragani e catastrofi ambientali come quella della Deepwater Horizon, sono sempre stati accompagnati dall'aumento di depressione, disturbo da stress post traumatico, abuso di sostanze e violenze domestiche. Il 25% degli abitanti di New York riportò un più frequente ricorso all'alcol dopo l'attentato dell'11 settembre 2001, mentre l'epidemia di SARS fu associata a un aumento del disturbo da stress post traumatico e dei disturbi d'ansia nel personale sanitario e nei pazienti.

 

Soli (o mal accompagnati). Gli stessi problemi (ansia e depressione) sono destinati ad emergere anche per la COVID-19, e non solo per chi è stato toccato da vicino o in prima persona, come i pazienti e le loro famiglie o i medici lasciati senza supporto psicologico in corsia. Anche le persone non direttamente interessate dall'infezione stanno accusando gli effetti della solitudine, dell'interruzione di attività basilari come quelle scolastiche e della convivenza forzata in contesti familiari instabili e violenti.

Come intervenire? Per arginare questi danni, si può intervenire su almeno tre fronti. Il primo è assicurarsi che nessuno sia virtualmente solo: attraverso corsi online, attività sportive o religiose organizzate con la stessa cadenza temporale dei tempi normali e contatti giornalieri con i colleghi di lavoro si può continuare a sentirsi ancora parte di un contesto sociale organizzato. Di particolare importanza è implementare una routine che preveda occasioni di apprendimento e di socializzazione, soprattutto per i bambini costretti alla distanza da compagni e insegnanti. Uno sforzo maggiore va fatto per coinvolgere in questa forma alternativa di socialità le persone normalmente più isolate come gli anziani, gli immigrati non ancora inseriti, le persone senza dimora o con disturbi psicologici.

 

Parallelamente, va intensificato il sistema di sorveglianza e denuncia degli abusi domestici su donne e minori, integrando l'esigenza del distanziamento sociale a quella di trovare una dimora sicura per chi vive in contesti domestici difficili. Infine, le strutture che offrono servizi psicologici andranno potenziate per far fronte all'ondata di disagio psicologico che inevitabilmente questa pandemia si lascerà alle spalle, a partire da ora: nella solitudine del lockdown anche un intervento a distanza come un supporto psicologico via Skype può fare un'enorme differenza.

 

13 aprile 2020 | Elisabetta Intini