Psicologia

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei

Da ciò che mettiamo nel piatto, e da come lo mangiamo, si possono dedurre alcuni tratti della nostra personalità. Come rivelano alcuni filoni di ricerca di storia, genetica e psicologia. 

Mangiare è molto più di un istinto di sopravvivenza o la soddisfa­zione di una necessità biologica. È parte della cultura di un popolo, della sua strut­tura sociale e della sua storia. Soprat­tutto, è una sorta di presentazione di noi stessi. «Il nostro atteggiamento verso il cibo è importante perché mangiare è forse l'esperienza più coinvolgente della vita: il cibo si incorpo­ra, lo trasformiamo in una parte di noi stessi, e per questo diventa espressione del nostro rapporto con il corpo», spiega Massimo Montanari, docente di Sto­ria medievale e dell'alimentazione all'U­niversità di Bologna.

Secondo la nutrizionista giapponese Noriko Kuriyama chi ama la carne è più estroverso e autonomo di chi ama le verdure. © Shutterstock

preferenze e tabù. La società at­tuale ha moltiplicato le tribù alimentari, dividendoci in onnivo­ri, vegetariani, vegani, pescetariani, ecc... Il motivo? «Più una società si libera dai morsi della fame, che hanno segnato per secoli la storia dell'alimentazione, più gli individui si sentono liberi di fare scelte. La novità è che non si tratta più di scelte elitarie, come accaduto in passato, ma di comportamenti che riguardano un ampio numero di persone», sottolinea Montanari.

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Indagare sulle motivazioni alla base delle scelte alimentari di oggi è una questione sempre più complessa. L'indagine scientifica mette l'accento su genetica e psiche. Ricerche condotte sui neonati hanno messo in luce la preferen­za innata per i sapori dolci e il rifiuto di quelli aspri e amari, che ci tiene lontani da sostanze non commestibili e veleno­se. Una preferenza che rimane tutta la vita, e che rende difficile stare lontani da un cabaret di pasticcini. Gli psicologi inglesi Richard Shepherd e Paul Sparks hanno invece dimostrato che quando si mangia si utilizzano tutti i cinque sensi, scoprendo che, se vista, gusto e olfatto fanno la parte del leone nella scelta di un cibo, sono il tatto e l'udito a guidarci quando si tratta di scegliere tra una croc­cante mela o un cremoso yogurt.

TIPI DOLCI O SALATI. Ma è solo negli ul­timi anni che gli psicologi sociali hanno fatto del rapporto con il cibo materia di studio. Scoprendo fino a che punto crea­tività, intransigenza, aggressività, ansia, fiducia in noi stessi abbiano buone pro­babilità di rivelarsi a tavola. Alcuni esempi: i ricercatori della North Dakota State University e della Saint Xavier University di Chicago hanno dimostrato il legame scientifico tra i gusti e il carat­tere delle persone.

Dall'analisi dei risul­tati di test condotti su un campione di studenti universitari, hanno scoperto che la predilezione per i cibi dolci rispec­chia un carattere disponibile e collabo­rativo. Di più, esiste un "effetto bontà": chi mangia un pezzo di cioccolato è subi­to più disponibile a offrirsi come volon­tario per un lavoro non retribuito rispet­to a chi mangia un cibo salato.

Chi sceglie i dolci è più emotivo e altruista. © Shutterstock

Anche per Ferdinando Dogana, ordinario di Psico­logia all'Università Cattolica di Milano, la predilezione per dolce e salato ha un preciso collegamento caratteriale: i tipi "dolci", che vanno pazzi per pasticcini, torte e dessert, sono più emotivi e pro­pensi ad avere cura degli altri, i tipi "sa­lati", ghiotti di pasta, pizza e cracker, sono invece estroversi e indipendenti.

A TAVOLA CON FREUD. Secondo lo psi­cologo del cibo Leon Rappoport, docen­te alla Kansas University, le motivazioni alla base dei nostri acquisti al supermer­cato sono collegate alle teorie sulla strut­tura della personalità elaborate da Sigmund Freud. Di tipo freudiano sareb­be, per esempio, l'intima relazione esi­stente tra cibo, sesso e aggressività. Come il bimbo succhiando dal seno ma­terno sperimenta per la prima volta il piacere dei sensi, l'adulto trova soddisfa­zione in cene pantagrueliche.

Come fai l'amore? Forse si può intuire da come mangi. © Shutterstock

Alcuni psi­cologi ritengono addirittura che il modo in cui le persone mangiano (voracemen­te o meno) sia un primo indizio di come fanno l'amore. Nessuno stupore che non siano rari coloro che mischiano i due pia­ceri, spalmando miele o panna montata sul corpo nudo del partner.

Anche l'ag­gressività si può esprimere a tavola: lo dimostra l'offesa provocata dal rifiuto all'offerta di cibo, o i casi in cui la rabbia di una adolescente nei confronti dei ge­nitori è espressa da abbuffate o digiuni.

Più recentemente, la ricerca scientifica ha evidenziato anche altri aspetti dell'a­limentazione di cui siamo inconsapevo­li. Per esempio, la crescente tendenza a giudicare gli altri in base a ciò che man­giano. Uno studio pubblicato dagli psico­logi Usa Matthew Ruby e Steven Heine sulla rivista Appetite dimostra che le per­sone tendono a valutare chi consuma alimenti "buoni" (vegetariani o ipocalo­rici) più morali, intelligenti e attraenti; chi, invece, sceglie alimenti "cattivi" (ad alto contenuto di grassi o insalubri) immorali, meno intelligenti e poco attraenti.

Di Claudia Giammatteo. Questo articolo, tratto da Focus Extra n.72, è stato aggiornato e leggermente modificato.

31 agosto 2018 Focus Extra
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