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Covid: la disinformazione corre sui social

Bufale e disinformazione fanno sì che la covid non venga percepita come una minaccia: per questo chi si informa solo sui social network tende a non rispettare le misure di protezione.

Covid, distanziamento sociale: chi lo rispetta?
Covid, distanziamento sociale: chi lo rispetta? | eldar nurkovic | Shutterstock

Secondo uno studio canadese pubblicato su Misinformation Review chi si informa solamente sui social network sarebbe più incline a non rispettare le misure restrittive anti-covid, rispetto a chi fa riferimento principalmente ai tradizionali canali di informazione. Questo perché su Twitter, Facebook & Co. disinformazione e bufale corrono veloci, sono a portata di clic e vengono condivise compulsivamente e senza controllo, e grazie alla loro diffusione appaiono affidabili, così possono far cadere chi le legge nelle trappole complottiste secondo cui (per esempio) il virus non esiste, è stato creato in laboratorio oppure - peggio ancora - lo hanno perfidamente diffuso cinesi o americani per tenerci sotto controllo.

Cattive influenze. I ricercatori hanno analizzato milioni di tweet, post e articoli per rispondere a tre domande:

 

# è vero che i social network diffondono più fake news rispetto ai canali di informazione tradizionali?
# questo fa sì che le persone abbiano una percezione falsa della covid?
# tutto ciò influenza il loro comportamento?

 

La risposta a tutte e tre le domande è : «Le notizie false che circolano sui social network rappresentano un rischio per la salute pubblica», avverte Taylor Owen, uno degli autori.

Irrispettosi delle regole. Chi si (dis)informa sui social network è spesso convinto che il coronavirus SARS-CoV-2 non rappresenti una minaccia alla propria salute, e per questo non rispetta le regole di distanziamento sociale; al contrario, chi fa riferimento ai media tradizionali è più consapevole del rischio che corre e tende a rispettare le varie regole messe in campo per contenere i contagi. «È fondamentale che la politica e le più importanti piattaforme online si impegnino a contrastare la disinformazione dilagante», sottolinea Owen, e tuttavia ancora oggi appare difficile capire quali contromisure efficaci adottare.

17 agosto 2020 | Chiara Guzzonato