Psicologia

Perché i clown ci fanno paura?

Colori brillanti, sorrisi esagerati e nasi buffi non sembrano elementi spaventosi: ma uniteli sul volto di un pagliaccio e provocherete, in molti, disagio. O anche terrore.

Alzi la mano chi non ha provato, almeno una volta, una certa inquietudine davanti a un clown. La coulrofobia, così è chiamato il timore irrazionale dei pagliacci, ha radici psicologiche precise, che hanno a che fare con il modo in cui il cervello percepisce volti ed espressioni.

Il primo problema. I clown sono persone. Con parrucca, naso rosso e trucco marcato, ma pur sempre persone. Sistemate un paio di occhi sporgenti su un calzino o una patata, e li troverete buffi. Metteteli su di un simulacro dalle sembianze umane, come un robot, per esempio, e l'insieme vi metterà a disagio.

Gli esperti lo chiamano effetto dell'uncanny valley ("valle perturbante"): il realismo estremo di quella figura, in cui comunque riscontriamo qualcosa che non va, finisce per creare emozioni negative. Per lo stesso motivo, possiamo provare disagio davanti alle bambole.

Un incubo divenuto realtà. © via Wikimedia Commons

Qualcosa non va. Davanti agli occhi abbiamo una faccia che non si comporta come dovrebbe. Un sorriso forzato che non corrisponde all'espressione reale della bocca, occhi esagerati che si muovono in modo ambiguo, colori troppo forti. Poiché la riconoscibilità delle espressioni umane è una delle basi della nostra evoluzione, e il cervello non riesce a decodificare del tutto quello stimolo, lo straniamento tocca corde antiche e profonde. Quel pagliaccio sembra felice, ma lo sarà davvero?

Una certa diffidenza. © Toby Melville/Reuters

Strani movimenti. Inoltre, cogliamo molte informazioni da come una persona si muove, e l'andatura di un clown è volutamente innaturale, goffa: un altro elemento di disagio.

Infine, c'è l'aspetto dell'imprevedibilità. I clown sono maliziosi, dispettosi per eccellenza, un fatto che ci tiene sempre sul "chi va là". Chi interagisce con un pagliaccio non sa se aspettarsi uno sgambetto o una torta in faccia. Del resto, la loro prima vocazione - di giullari - è, di fatto, satirica, di ribaltamento delle convenzioni sociali.

L'ansia è una delle più potenti fonti di disagio nell'uomo e di sicuro, se siamo presi di mira, non gradiamo il pubblico ludibrio: chi di voi, a uno spettacolo comico/satirico dov'è scontata l'interazione con la platea, si siede spontaneamente in prima fila?

19 ottobre 2017 Elisabetta Intini
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