Così i bambini imparano le parole delle quantità

C'è un ordine universale in cui vengono apprese, come dimostra uno studio svolto in tutto il mondo su bambini che parlano 31 lingue differenti.

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|Michele Palazzi/Contrasto

Dovunque vivano, qualunque lingua parlino, i bambini imparano le parole che indicano le quantità in un ordine ben preciso.

 

Tutti e nessuno. L’indagine, svolta da un gruppo internazionale di ricercatori, ha coinvolto quasi 700 bambini di 5 anni e oltre 500 adulti, che parlavano 31 lingue. Per capire come vengono acquisiti i termini che denotano le quantità - “tutti”, “alcuni”, “nessuno”, “la maggior parte” - ai bambini sono state mostrate delle immagini e una frase associata che le descriveva. Per esempio, i partecipanti dovevano dire se una frase come “tutte le scatole contengono una mela” rappresentava in modo corretto le figure di scatole contenenti o no il frutto.

 

È risultato che il numero delle risposte corrette, indipendentemente dalla lingua parlata, è stato il più alto per le frasi contenenti “tutti”; a seguire “alcuni” e “nessuno”, e per ultimo “la maggior parte”.

Ordine universale. Una dimostrazione ulteriore che esistono delle regole universali di acquisizione del linguaggio, comuni a tutti gli idiomi. La comprensione di queste regole potrebbe essere sfruttata anche per comprendere e diagnosticare eventuali difficoltà nello sviluppo del linguaggio e nell’apprendimento, anche in situazioni in cui non è semplice individuare eventuali problemi, come nel caso di bambini stranieri all’inserimento a scuola in un paese di cui non conoscono la lingua.

 

«In una società multietnica come quella attuale risulta estremamente difficile individuare deficit linguistici in bambini stranieri, ma da uno studio come questo si può partire per mettere a punto strumenti diagnostici validi per ogni lingua e applicabili a tutti i contesti», ha commentato Maria Teresa Guasti, docente di glottologia e linguistica all’Università di Milano-Bicocca e coordinatrice della parte di ricerca condotta in Italia.

 

27 Settembre 2016 | Chiara Palmerini