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Psicologia

Come si può diventare ottimisti?

Si può imparare a essere ottimisti fin da piccoli, ma per migliorare non è mai troppo tardi. Ecco i consigli degli esperti.

L'ottimismo è uno dei mezzi migliori per camminare lungo la via del benessere ed è potente come una medicina: vedere sempre il bicchiere mezzo pieno mantiene in salute, aiuta a vivere meglio ed è un efficacissimo antistress. Al punto che la psicoterapia dell'ottimismo viene proposta in caso di depressione, disturbo post-traumatico da stress, malattie gravi o per superare lutti e momenti difficili.

fin Da bambini. Già, perché si può imparare a essere ottimisti: la genetica influenza per circa il 25% l'indole, ma anche chi ha ricevuto in dote uno sguardo cupo sul futuro può cambiarlo. Enrico Zanalda, presidente della Società italiana di psichiatria, sottolinea che molto si gioca nell'infanzia: «L'ottimismo si impara in famiglia, nei primi anni di vita, se i genitori infondono sicurezza. Questo porta a una buona percezione e consapevolezza di sé e quindi a cimentarsi nelle relazioni con gli altri, soprattutto in adolescenza, con una positività che innesca reazioni favorevoli aumentando la fiducia in se stessi: l'ottimismo è insomma un circolo virtuoso».

Ascoltare i bambini e comprenderne le emozioni, enfatizzare i loro sforzi a prescindere dai risultati, focalizzarsi sugli eventi belli sono tutte buone regole per insegnare ai figli a inforcare gli occhiali rosa. Ma anche chi non ha avuto genitori-supporter non è senza speranza. «La scuola potrebbe fare tanto per promuovere le emozioni positive, ma chi non ha mai potuto contare sugli altri per imparare l'ottimismo ed è bloccato da una visione negativa del mondo, può farlo da adulto con interventi psicologici specifici», conferma Maria Catena Quattropani, docente di psicologia clinica e direttrice scientifica del Centro di ricerca e di intervento psicologico dell'Università di Messina.

Il lato positivo. I percorsi psicoterapici strutturati possono essere una soluzione per i pessimisti a oltranza, ma tutti possiamo allenare il muscolo dell'ottimismo anche nella vita quotidiana. Per esempio scegliendo di frequentare persone positive, perché i pensieri buoni sono contagiosi. Occorre poi fare uno sforzo consapevole, come spiega lo psichiatra Aparna Iyer, del Southwestern Medical Center dell'Università del Texas (Usa), che ha messo a punto una sorta di decalogo per diventare più ottimisti: «C'è sempre un altro modo di vedere gli eventi, si chiama reinquadramento positivo: se la pioggia impedisce di prendere il sole sul terrazzo, perché non usare l'occasione per leggere sul divano? All'inizio serve impegnarsi per trovare il lato positivo, poi diventa automatico».

Farlo cambia in meglio perfino il cervello: Richard Davidson, direttore del Laboratory for Affective Neuroscience dell'Università del Wisconsin (Usa), ha dimostrato che scegliere consapevolmente di essere ottimisti modifica i circuiti cerebrali e porta a rispondere meglio alle eventuali esperienze negative.

Per allenare l'ottimismo, può aiutare identificare ciò che nel quotidiano tendiamo a guardare di malocchio (il lavoro, una relazione o altro) provando ad avere un approccio più positivo. Oppure fermarsi a considerare quanto siano negativi i propri pensieri per cercare di cambiarne il verso, per esempio ipotizzando come ottenere un buon risultato da una sfida. Ed è un esercizio di ottimismo anche essere gentili con se stessi e incoraggiarsi, o seguire uno stile di vita sano, perché sentirsi bene regala uno sguardo più roseo sul mondo.

Impegno e allenamento. Ci sono però esercizi di positività perfino più semplici: spegnere i notiziari, per esempio, perché bastano cinque minuti di cattive notizie al mattino per far calare un velo nero sulla giornata; oppure tenere un "diario della gratitudine" in cui appuntare ogni giorno qualcosa che ci ha fatto stare bene, fosse anche solo il caffè del mattino o il gesto gentile di uno sconosciuto. 

Lo stesso succede se non si perde occasione per ridere, perché la risata è un antistress immediato, e pure se ci si stacca un po' dai social network: quando le foto di chi sembra vivere vite meravigliose accendono una competizione malsana, meglio disconnettersi. L'ultima regola può sembrare un controsenso, ma è saper riconoscere ciò che è negativo, quando c'è: «L'ottimista è un realista», dice Quattropani. «Chi è ottimista a prescindere dagli eventi è vittima di un'illusione e rischia di farsi male: giocare d'azzardo pensando di essere nati sotto una buona stella è una sicura strada per la rovina».

Tratto da Così si diventa ottimisti, pubblicato su Focus 347 (settembre 2021), disponibile in versione digitale. Leggi anche il nuovo Focus in edicola!

9 febbraio 2022 Elena Meli
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