Come funziona la mente di tuo figlio

5 cose che forse non sai su come funziona la mente dei bambini.

Che cosa passa nella testa di un bambino che fa i capricci? Come si risponde ai perché? Quando i figli incominciano a riconoscere il punto di vista dei genitori?
Negli ultimi anni gli studi sui bambini si sono moltiplicati, fornendo ai genitori saggi e "manuali" che si propongono come un prontuario all’allevamento. Purtroppo però tutto questo ha trasformato l'essere genitori in un mestiere. Niente di più sbagliato secondo Alison Gopnik, docente di Psicologia e Filosofia a Berkeley (California).
Gopnik ha provato a raccogliere gli ultimi studi sulla mente dei bambini in un libro, Essere genitori non è un mestiere (Bollati Boringhieri, 2017).
Da questo saggio abbiamo estratto 5 aspetti curiosi sul funzionamento della mente dei bambini. Fatti che dimostrano come la mente dei figli sia ricettiva a stimoli che non avremmo mai pensato. E come i genitori debbano essere più simili a giardinieri che a falegnami.

GLI AMICI IMMAGINARI. In pochi sanno che i bambini applicano la finzione al mondo fisico. Se il tuo bambino dichiara di avere un amico immaginario, in genere un po’ bizzarro, amichevole, ma spesso anche minaccioso, non è il caso di allarmarsi. Il 66% dei bambini in età prescolare dichiara di avere un amico immaginario e la finzione è utile per sviluppare la capacità di essere empatici con altri esseri umani. I bambini che giocano di più a fare finta hanno un netto vantaggio nel capire gli altri. Inoltre, a cinque anni, la maggior parte dei bambini, sa comprendere benissimo le proprie false credenze.

PERCHÉ, PERCHÉ, PERCHÉ. Le domande del «perché» sono molto comuni tra i bambini, ma sollevano una questione fondamentale: «qual è la risposta migliore», Per capirlo bisogna comprendere cosa distingue una spiegazione buona da una cattiva e per farlo bisogna chiedersi che effetto ha su di noi una spiegazione. Le spiegazioni fattuali o monche sono meno efficaci, ma le spiegazioni causali, ovvero quelle che mostrano la correlazione tra un determinato evento ed eventi nuovi, ci soddisfano di più. Per esempio, spiegare che un uomo ha il naso da clown perché se l’è messo questa mattina vale solo per un evento particolare, mentre dire che lavora come clown collega l’evento particolare a molti altri eventi.

VIVA LA RICREAZIONE. Niente paura se un figlio in età scolare cambia atteggiamento nei confronti dei genitori, e risulta più spavaldo, meno coccolone, meno incline al rispetto dell’autorità genitoriale. Sta cercando il suo posto nel mondo. La massima sfida in età scolare è proprio la transizione da un ambiente di accuditori a una vita incentrata sui pari: amici e nemici, leader e seguaci, innamorati e rivali. Ogni gruppo di bambini in età scolare crea la propria cultura con le proprie regole e la usa per esplorare il mondo sociale, esattamente come da piccoli esploravano il mondo psicologico. Da cui l’importanza della ricreazione, l’unico momento in cui queste piccole società si auto organizzano.

ANTROPOLOGICAMENTE DIVERSI. Vi state chiedendo se, a causa dei mutamenti tecnologici, i nostri figli saranno diversi da noi? Mettetevi il cuore in pace, la risposta è sì. I plastici cervelli infantili vengono riplasmati nel nuovo ambiente digitale. La differenza tra il cervello di un “nativo digitale” e quello di un “nativo analogico” è la stessa che passa tra il cervello di una persona che sa leggere e scrivere e il cervello di un analfabeta.

MIO FIGLIO È DISTRATTO. Studi recenti dimostrano che l’attenzione dei bambini piccoli è catturata proprio dagli eventi dell’ambiente circostante da cui è probabile imparare. Ricercatori hanno mostrato a bambini di un anno dei video calibrati con precisione che presentavano oggetti in movimento su uno sfondo. Calcolavano la quantità di nuove informazioni di un particolare video e poi registravano il tempo dedicato dai bambini a ciascuna immagine. I bambini prestavano l’attenzione massima alle scene che presentavano la misura ideale di informazioni: quelle cioè che erano abbastanza complesse da essere istruttive, ma non così frastornanti da essere incomprensibili. Quindi, quando diciamo che i bambini di età prescolare sono incapaci di prestare attenzione, bisogna intendere cioè che hanno difficoltà a non lasciarsi attirare da elementi di distrazione.

Essere genitori non è un mestiere. Prendersi cura dei bambini è naturalmente importante, ma non dovrebbe essere inteso come un compito il cui scopo sia quello di produrre un particolare tipo di individuo; piuttosto, significa lasciare che quei piccoli esseri confusionari, imprevedibili e tanto diversi dai genitori, siano liberi di svilupparsi secondo le loro caratteristiche. È la differenza che c’è tra un falegname e un giardiniere, sostiene Alison Gopnik, in una felice metafora continuamente richiamata nelle pagine di questo magnifico libro, Essere genitori non è un mestiere. Un falegname è mosso da uno scopo, un giardiniere invece si confronta con la natura propria delle piante con cui si relaziona.
Questo libro è un solido appello, scientificamente fondato e basato su anni di ricerche di punta, perché il mondo veda sempre più genitori-giardinieri e sempre meno genitori-falegnami.

Che cosa passa nella testa di un bambino che fa i capricci? Come si risponde ai perché? Quando i figli incominciano a riconoscere il punto di vista dei genitori?
Negli ultimi anni gli studi sui bambini si sono moltiplicati, fornendo ai genitori saggi e "manuali" che si propongono come un prontuario all’allevamento. Purtroppo però tutto questo ha trasformato l'essere genitori in un mestiere. Niente di più sbagliato secondo Alison Gopnik, docente di Psicologia e Filosofia a Berkeley (California).
Gopnik ha provato a raccogliere gli ultimi studi sulla mente dei bambini in un libro, Essere genitori non è un mestiere (Bollati Boringhieri, 2017).
Da questo saggio abbiamo estratto 5 aspetti curiosi sul funzionamento della mente dei bambini. Fatti che dimostrano come la mente dei figli sia ricettiva a stimoli che non avremmo mai pensato. E come i genitori debbano essere più simili a giardinieri che a falegnami.
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