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Come funziona il cervello dei super lettori

I lettori esperti riconoscono velocemente le parole perché i lemmi sono categorizzati in un "dizionario visivo" che funziona separatamente dall'area che processa i suoni dei vocaboli.

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A chi è avvezzo alla lettura, basta un'occhiata per capire di cosa si tratta. | Heiko Specht/laif/contrasto

Il cervello non ha bisogno di scandire internamente le parole ogni volta che leggiamo: secondo uno studio pubblicato su Neuroimage, chi è più abituato alla lettura riconosce velocemente i vocaboli perché li categorizza in uno specifico dizionario visivo, che funziona separatamente dal sistema di riconoscimento vocale dei termini.

 

In pratica, il cervello legge le parole note come immagini, distinguendo a colpo d'occhio, senza una dettagliata analisi delle lettere, i termini che suonano allo stesso modo, ma sono diversi nell'ortografia. Una teoria che contraddice la comune convinzione che per comprendere una parola, occorra farla risuonare internamente a ogni lettura.

 

Due compiti distinti. «I lettori in erba devono scandire le parole quando leggono, un processo lungo e laborioso» spiega Laurie Glezer del Georgetown University Medical Center (Washington), tra gli autori. «Anche i lettori esperti devono farlo occasionalmente, davanti a parole che non conoscono. Ma quando si diventa fluenti, non occorre più far risuonare nella mente i termini familiari: li si può leggere istantaneamente».

 

«Abbiamo dimostrato che il cervello ha regioni specializzate in ciascuna di queste due componenti di lettura. L'area che processa l'informazione visiva è diversa da quella che si occupa dell'acustica».

 

Sono diversi: si vede. I ricercatori hanno testato il riconoscimento di parole in 27 lettori adulti, in due diversi studi con risonanza magnetica funzionale (fMRI). Le parole con lo stesso suono, ma diversa ortografia, come hare ("lepre") e hair ("capelli") hanno attivato diversi gruppi di neuroni, come se il cervello dovesse accedere a due diverse voci di un dizionario.

 

Se il suono della parola avesse avuto influenza su quest'area cerebrale (l'area visiva per la forma della parola, localizzata sul lato sinistro della corteccia visiva) i due termini avrebbero attivato gli stessi neuroni o neuroni simili, ma non è successo.

 

A ciascuna il suo compito. La scoperta indica che questa regione cerebrale processa soltanto l'informazione visiva, e non il suono di una parola, che è invece analizzato in un'area distinta, in cui hair e hare attivano gli stessi neuroni.

 

Uno studio dello stesso gruppo di lavoro, pubblicato nel 2015, aveva dimostrato che il cervello legge le parole conosciute come immagini, interpretandole come unici oggetti visivi e senza analizzarne lo spelling. La nuova ricerca chiarisce che le diverse componenti delle parole - immagine e suono - sono trattate da aree distinte. La scoperta potrebbe far luce sui meccanismi all'origine di alcuni disturbi della lettura, come la dislessia.

 

10 giugno 2016 | Elisabetta Intini