Psicologia

Come facciamo a imparare dai nostri errori?

Un gruppo di neuroni che monitora le performance del cervello e si attiva in caso di errori è la chiave della capacità di imparare dai fallimenti.

Quante volte vi è successo, nel pieno di una conversazione, di accorgervi di aver detto una frase inopportuna proprio mentre la stavate pronunciando? Il cervello umano incorre spesso in alcuni - inevitabili - errori: come facciamo ad accorgerci di questi "scivoloni", e a evitare che si ripetano?

Uno studio pubblicato su Science ha rintracciato un gruppo di neuroni che, come attenti revisori, monitorano le performance del nostro organo pensante e si attivano quando qualcosa è andato storto. È anche grazie a queste cellule nervose che possiamo imparare dagli errori e sfruttarli come occasioni di crescita.

Troppo tardi! I neuroscienziati lo chiamano monitoraggio della performance: è una sorta di segnale interno con il quale ci accorgiamo che abbiamo sbagliato. Ma è più facile immaginarlo come quel momento preciso in cui esclamiamo "Ops!" (se siamo educati) e ci portiamo una mano alla fronte: l'intuizione di aver appena preso una decisione sciocca o aver compiuto in automatico un'azione sbagliata. Questo meccanismo fornisce un riscontro importante nella vita di tutti i giorni perché regala al cervello la flessibilità per imparare nuove cose, anche molto specifiche.

Messi a dura prova. Un team di scienziati del Cedars-Sinai Medical Center (Stati Uniti) ha scoperto che questa caccia agli errori è regolata da una popolazione di neuroni della corteccia frontale mediale, un'area del cervello importante per la risposta agli stimoli esterni e la motivazione. Alle conclusioni si è arrivati studiando l'attività cerebrale di pazienti epilettici monitorati con elettrodi intracranici e invitati, nel corso dello studio, a svolgere compiti cognitivi complessi.

In uno di questi esercizi - il Test di Stroop - i partecipanti vedevano una serie di termini indicanti colori scritti nei colori sbagliati (per esempio la parola "rosso" scritta in blu) e dovevano pronunciare il nome dell'inchiostro usato anziché il nome del colore scritto. In un altro compito venivano proiettate tre cifre su uno schermo, due volte la stessa e una volta un'altra, e i partecipanti dovevano pronunciare il nome della cifra proiettata una sola volta, resistendo all'impulso di nominare quella proposta più volte.

Errore, errore! Si tratta di test pensati apposta per mettere in difficoltà: e infatti sembravano sollecitare l'attivazione di due tipi di neuroni, uno che scaricava intensamente dopo che erano stati commessi errori e un altro che si "accendeva" per evidenziare un conflitto (c'è scritto rosso, ma è in blu!) e quindi un compito molto difficile. Il fatto interessante è che la maggior parte di questi neuroni si svegliava a fattaccio avvenuto e non prima: «Ciò indica che quest'area cerebrale gioca un ruolo nel valutare le decisioni dopo il fatto e non nel prenderle in primo luogo» chiarisce Zhongzheng Fu, primo autore dello studio.

Possibilità terapeutiche. Le precedenti ricerche sul tema avevano ipotizzato l'esistenza di due tipi di monitoraggio della performance, uno che ci avvisa quando qualcosa è andato storto e un altro che dice che cosa è andato storto. Finora si pensava che i neuroni responsabili delle due valutazioni risiedessero in parti diverse del cervello, ma dallo studio sembrerebbero lavorare bene insieme all'interno della stessa area cerebrale.

Al di là delle sottigliezze da neuropsicologi, la scoperta sarà utile per perfezionare il trattamento di alcune patologie psichiatriche in cui il monitoraggio degli errori prende derive estreme, come il disturbo ossessivo-compulsivo (in cui è eccessivo) o la schizofrenia (in cui è poco attivo).

10 maggio 2022 Elisabetta Intini
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