Troppe possibilità di scelta, nessuna decisione: così il cervello va in sovraccarico

Uno studio chiarisce come funziona il fenomeno del choice overload, il blocco che si verifica quando le possibilità a nostra disposizione sono molte e appetibili.

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Il vaglio delle diverse opzioni è un'attività gratificante, ma anche impegnativa.|Shutterstock

Un bancone con decine di gusti di gelato, un ricco menù in pizzeria o la schermata con le proposte su Netflix: capita spesso di rimanere "congelati", incapaci di scegliere, davanti a un ampio ventaglio di possibilità. In presenza di un numero molto elevato di valide opzioni, il cervello fa particolarmente fatica a decidere.

 

Il fenomeno è noto da tempo in psicologia e descritto da alcuni come "sovraccarico da eccesso di opzioni disponibili" (choice overload). In pratica, quando l'ambiente informativo in cui ci si muove è troppo ricco, ci si ritrova in una fase di inerzia, incapaci di vagliare la strada migliore. Ora uno studio della Caltech pubblicato su Nature Human Behaviour, chiarisce perché succede, e individua l'intervallo numerico di opzioni più congeniale al processo decisionale.

 

Effetto confusione. Il fenomeno del choice overload era stato osservato una ventina di anni fa in un singolare esperimento. In un negozio di alimentari era stato allestito un assortimento di 24 barattoli di marmellata di gusti diversi, e in altre occasioni soltanto di 6. I consumatori tendevano più facilmente a fermarsi ad assaggiare quando il tavolo era colmo di opzioni, ma difficilmente poi acquistavano. Più raramente si sono invece fermati al banco da 6, ma quando è accaduto, hanno comprato 10 volte più spesso.

Lavori in corso. Il nuovo studio, condotto in risonanza magnetica funzionale (fMRI, un tipo di scansione cerebrale), fa luce sulle aree coinvolte in questo "intoppo" nella scelta, e sui possibili motivi alla sua origine. I ricercatori hanno presentato ad alcuni volontari serie da 6, 12 o 24 immagini di paesaggi da cui scegliere una foto che avrebbero potuto stampare su una tazza. Durante la fase decisionale, sono stati monitorati con fMRI, che ha rivelato attività in due regioni cerebrali: la corteccia anteriore cingolata, che pesa costi e benefici delle scelte, e lo striato, una parte del cervello che dà giudizi di valore.

 

L'interazione tra queste due aree rilevata dalla risonanza indica, spiegano gli scienziati, una valutazione in atto: il cervello soppesa la potenziale ricompensa (una bella immagine da stampare) con la fatica necessaria a vagliare tutte le opzioni. Questa attività è parsa massima nel caso della serie da 12 e minima in quelli delle serie da 6 e da 24. Mano a mano che le scelte a disposizione aumentano, infatti, crescono sia le potenziali ricompense, sia il lavoro di cernita da fare. Allo stesso tempo, il "salto" tra 12 e 24 non dà benefici tali da contrastare lo sforzo, già considerevole, di scegliere tra molte alternative.

 

Se un po' di fatica conviene. Occorre insomma trovare un equilibrio tra lo sforzo mentale, che non deve essere eccessivo, e la ricompensa, che si spera importante. Questo intervallo ideale si estende tra le 8 e le 15 scelte - il numero varia in base alla qualità delle opzioni, allo sforzo richiesto e alle caratteristiche di ciascuno.

 

Il fatto che spesso, nella vita quotidiana, le possibilità di scelta offerte siano molte di più è legato a un tratto tipico dell'indole umana: quello di "mangiare con gli occhi". In altre parole, quando pensiamo a una vasta gamma di opzioni preferiamo essere stimolati sulla nostra libertà di scegliere, e non ci curiamo subito dello sforzo mentale che una scelta comporta.

 

04 Ottobre 2018 | Elisabetta Intini