Psicologia

Lo smartphone non distrae solo te, ma anche chi ti sta dietro (letteralmente)

La nostra andatura distratta dallo smartphone influenzerebbe negativamente anche quella delle persone intorno a noi, creando il caos.

Utilizzare lo smartphone mentre siamo in movimento è problematico: che sia a piedi, in bicicletta o, peggio ancora, alla guida di una macchina, smanettare con il cellulare ci distrae e rallenta i nostri riflessi. Lo conferma uno studio condotto in Giappone e pubblicato su Science Advances, che si è occupato in particolare di analizzare il nostro comportamento in mezzo a una folla. È emerso che la nostra andatura distratta dallo smartphone non impedirebbe solo a noi di muoverci con agilità tra la gente, ma influenzerebbe negativamente anche il movimento di chi è dietro di noi.

Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno condotto degli esperimenti coinvolgendo alcuni studenti dell'Università di Tokyo, in Giappone. Divisi in due gruppi, i volontari dovevano camminare l'uno verso l'altro, incrociandosi e proseguendo dritti: se nessun partecipante era distratto dal cellulare, i due gruppi formavano istintivamente delle file, e proseguivano fluidamente per la propria strada senza intoppi.

reazione a catena. Ma se solo tre degli studenti utilizzavano il cellulare e camminavano davanti ai compagni, l'intero gruppo andava nel caos: chi era impegnato con lo smartphone si muoveva più lentamente e goffamente, si scontrava con i compagni del gruppo opposto e le file impiegavano molto più tempo a formarsi. Nel complesso, i due gruppi tardavano più tempo a percorrere lo stesso tratto di strada, e lo facevano con più di un intoppo.

Il video qui sopra mostra l'esperimento condotto all'Università di Tokyo. Nella prima sequenza di immagini, i due gruppi di studenti si muovono l'uno verso l'altro senza distrazioni e formano, incrociandosi, delle file in modo naturale. Nella seconda sequenza tre studenti utilizzano lo smartphone, e rendono l'incrocio dei due gruppi molto meno fluido. Riuscite a individuarli? Un indizio: hanno il cappellino rosso.

A me gli occhi! Secondo gli studiosi, questo caos generale sarebbe dovuto alla mancanza di contatto visivo: quando camminiamo, guardiamo negli occhi chi incrociamo per capire da che parte si muoverà e spostarci di conseguenza. Lo facciamo istintivamente, ma sono proprio questi sguardi che ci permettono di non andare a sbattere gli uni contro gli altri.

Secondo Hisashi Murakami, uno degli autori dello studio, il prossimo passo, nel vero senso della parola, sarà analizzare il movimento degli occhi delle persone che si incrociano per strada: «Vorrei indagare in che modo i nostri sguardi ci aiutano a muoverci in mezzo alla folla», spiega, «e quali messaggi trasmettiamo agli altri sui nostri passi successivi».

29 marzo 2021 Chiara Guzzonato
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