La nomenclatura scientifica e i pregiudizi di genere

Quando si tratta di dare un nome a una nuova specie, i pregiudizi di genere si fanno sentire.

"Le donne e la scienza" è un argomento immenso e impossibile da analizzare in poche righe, ma un riassunto sintetico potrebbe essere questo: la scienza ha un problema con le donne. In effetti, le donne fanno più fatica a trovare un lavoroadeguato alle loro capacità in ambito scientifico, a farsi notare, a vedere riconosciuti i loro sforzi: il genere è ancora oggi una discriminante importante per il successo o l'insuccesso di una persona nel mondo della scienza. Il preconcetto a favore dei maschi non è però limitato a questioni professionali: uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society si concentra sulla nomenclatura scientifica, cioè ai nomi che vengono dati a nuove specie scoperte, e scopre che, quando si tratta di dedicare una specie a una persona di scienza, la scelta ricade nell'80% dei casi su un maschio.

I nomi dei parassiti. Dare il nome a una specie appena scoperta è un privilegio che tocca a chi la scopre, che deve rispettare alcune semplici regole (per esempio non si possono usare parole volgari, né auto-dedicarsi una specie) ma per il resto ha libertà quasi assoluta di scegliere come chiamare l'animale o la pianta. Lo studio condotto da Robert Poulin della University of Otago, in Nuova Zelanda, parte da due presupposti: il primo è che ogni anno vengono scoperte migliaia di nuove specie, il secondo è che relativamente poche di queste specie appartengono ai gruppi più "famosi" (mammiferi, uccelli, pesci...); la stragrande maggioranza delle nuove scoperte sono vermi, parassiti e altre creature minuscole. Poulin e colleghi si sono quindi concentrate solo su queste scoperte, e hanno analizzato la nomenclatura di più di 3.000 specie descritte tra il 2000 e il 2020.

Tutti maschi. La prima conclusione che si legge nello studio è che di queste 3.000 specie, circa la metà hanno preso il loro nome da qualcosa di unico legato alla loro scoperta: il luogo dove sono state osservate la prima volta, per esempio, o quello dello scienziato che le ha osservate per primo. Proprio quest'ultima scelta è stata particolarmente interessante per lo studio: 596 delle specie analizzate hanno preso il loro nome da uno scienziato. È qui che entra in gioco il genere: di queste 596, appena il 19% ha preso il nome da uno scienziato donna, una percentuale che oggi è uguale a quella di vent'anni fa. Non solo: ci sono alcuni scienziati che hanno avuto l'onore di vedere due o più specie diverse battezzate con il loro nome; di questi, l'89% sono maschi.

Il preconcetto, insomma, è evidente, anche se lo studio non spiega le radici del problema: se dovessimo ipotizzare, la colpa è in parte della tendenza a celebrare gli scienziati maschi più delle femmine, e in parte del fatto che, in termini assoluti, ci sono meno donne scienziate in posizioni di potere (e dunque più "facili" da omaggiare), e quindi meno scelta.

24 maggio 2022 Gabriele Ferrari
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