Tim Cook meglio di Steve Jobs alla guida di Apple?

Che l'allievo stia superando il maestro?

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Una delle maggiori preoccupazioni dei fan - e soprattutto degli azionisti Apple - dopo la scomparsa di Steve Jobs - era rappresentata da Tim Cook. Ce l’avrebbe fatta a guidare Cupertino senza il “paracadute” del suo storico fondatore? E i risultati sembrano dargli (fin qui) ragione.

"I creativi Apple non sembrano essere mai stati così attivi come nell’ultimo anno"
Il guru - Steve Jobs, con il suo ritorno in Apple a metà anni ’90, compì un vero e proprio miracolo economico e industriale. Prese un gigante agonizzante, lo costrinse a una dieta ferrea (delle varie decine di prodotti Apple sul mercato ne rimasero solo quattro) e, in poco più di un lustro, riconsegnò alla storia dell’informatica e dell’hi-tech una delle aziende più innovative e dinamiche del panorama mondiale. Steve Jobs non ne era solo il fondatore e CEO di quell'Apple, ma ne era il vero e proprio guru. I fan di Cupertino, da una sparuta squadriglia sparpagliata ai quattro cantoni degli Stati Uniti, divennero diverse centinaia di milioni nel giro di pochi anni. Sparsi in tutto il mondo. E Steve Jobs era in qualche modo il loro “dio” umano capace, con la sua retorica e la sua parlantina, di incantarli e guidarli nel mondo dell’hi-tech.

Paracadute - Per questo, quando si capì che la malattia non gli avrebbe lasciato scampo, in molti avevano già decretato la morte, più o meno istantanea, di Apple. Non credevano che Tim Cook, suo delfino designato da tempo, sarebbe stato in grado di raccogliere una così pesante eredità. Certo, aveva ricoperto il ruolo di CEO Apple già in un altro paio di occasioni, ma sempre con il “paracadute” Jobs ben allacciato sulla schiena. Nel 2009, per esempio, l’amministrazione ordinaria era affidata a Tim Cook, mentre le decisioni importanti erano demandate sempre a Steve Jobs. A distanza di oltre un anno dal suo insediamento, però, in molti si sono dovuti ricredere. Apple continua a vendere milioni di prodotti e macinare miliardi di dollari di profitti. E i creativi Apple sembrano non essere mai stati così attivi come in questo ultimo anno.

L’uomo dei cambiamenti - Tim Cook sembra così essere l’uomo perfetto per questa stagione Apple. Certamente non un agitatore di folle come lo era Steve Jobs, ma un uomo pragmatico, che sa il fatto suo e sa quello che vuole. E che soprattutto, sembra, sapere quello che serve alla sua azienda. Fu lui, nel 2004, a decidere di affidare ad aziende esterne la realizzazione dei prodotti della Mela morsicata riuscendo, così, a ottimizzare la produzione e incrementando in maniera vertiginosa i ricavi per ogni "gioiellino" venduto. Una mossa geniale, che cambiò una volta per tutte la filosofia e la fisionomia di Apple. Un po’ la stessa cosa che sta facendo da quando è diventato Chief Executive Officer.

Anno nuovo, vita nuova - Steve Jobs aveva rilanciato il colosso di Cupertino riducendo i prodotti con marchio Apple al minimo essenziale: un desktop e un laptop per al mercato “generalista” e un desktop e un laptop dedicati ai professionisti. Tim Cook, invece, sta cercando nuovamente di allargare l’orizzonte della società. Apple, da quando è CEO, ha iniziato a sfornare prodotti a ritmo… industriale. Tanto che, invece del canonico evento unico annuale, ne sono serviti ben due, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. Non solo è stato presentato l'Phone 5, ma Apple ha sfornato, nel frattempo, due nuovi iPad (l’iPad 3 e l’iPad 4), un iPad mini, una caterva di nuovi iPod, la nuova serie di MacBook Pro dotati di Retina Display e i nuovi iMac. Insomma, un anno piuttosto ricco, sia di prodotti che di profitti.

Animale da palco - E se le preoccupazioni maggiori erano rivolte a "se" e "come" Tim cook avrebbe retto alla pressione del palco, bisogna ammettere che il CEO dell'era post-Jobs ha stupito tutti. Nuovamente. Certo, non sarà “quell’animale da palco” come Steve Jobs, ma anche il “nostro” Tim fa la sua bella figura. Tim Cook, in poco più di un anno, è riuscito a fugare la maggior parte dei dubbi che tutti i suoi detrattori avevano sulle sue capacità di leadership. E, magari, con il tempo, riuscirà anche a dimostrare che è anche più adatto di Jobs a ricoprire questo delicato ruolo. (sp)

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25 Ottobre 2012