Steve Jobs e l’accordo segreto tra gentiluomini

Forse c’erano accordi segreti.

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Steve Jobs, Eric Schmidt di Google e gli altri grandi della Silicon Valley siglarono una sorta di patto di non belligeranza, impegnandosi a non rubarsi a vicenda i dipendenti migliori. Alcune prove scottanti trapelano in Internet e si innesca la polemica.

 

"Erano regolamentate perfino le assunzioni degli
ex-dipendenti delle aziende rivali"
La Guerra fredda - Chi ha vissuto negli anni Settanta, ha conosciuto le grandi tensioni che ci sono state tra Stati Uniti e Unione Sovietica, passate alla storia con il nome di Guerra fredda. Le due superpotenze non facevano altro che mostrarsi reciprocamente i muscoli, ma nessuna delle due - salvo rare eccezioni - ha mai preso l’iniziativa per provare a sopraffare l’altra. D’altra parte, l’eventuale guerra nucleare che ne sarebbe scaturita avrebbe potuto portare alla distruzione di entrambe le nazioni e, forse, del mondo intero.

 

La Guerra del silicio - Allo stesso modo, nonostante le inevitabili rivalità commerciali, anche i giganti della Silicon Valley - Apple e Google in primis - hanno cercato nell’ultimo decennio di trovare un accordo non scritto - e ci mancherebbe altro - per evitare di nuocersi a vicenda, come invece sta succedendo ora tra il colosso di Cupertino e Samsung. Vogliamo rubare una metafora al mondo dei motori: perché fare a sportellate e favorire gli inseguitori, quando possiamo sfruttare la scia dei più veloci e giocarci il podio all’ultimo giro?

 

Apple e Palm - Tornando a noi, in rete sono stati diffusi alcuni documenti davvero scottanti, a partire da una serie di email che, Steve Jobs e l’allora CEO di Palm Edward Colligan, si scambiarono nell’agosto del 2007. Dai messaggi emerge chiaramente l’irritazione del dirigente Apple per la pratica attuata dall’azienda rivale, che più volte aveva cercato di assumere ex-dipendenti di Cupertino, nella speranza di carpirne i segreti. Steve Jobs arrivò addirittura a minacciare azioni legali contro Palm - accusata pretestuosamente di aver violato alcuni brevetti di proprietà di Apple - se la pratica non fosse stata interrotta.

 

Google e Apple - Non è la sola email di questo tipo a essere sfuggita in rete: ce n’è anche un’altra del 2006, tra lo stesso Jobs ed Eric Schmidt, in cui viene a galla un’altra torbida storia. Erano gli albori del sistema operativo Android e si vociferava che Google stesse reclutando nuovi talenti all’interno del team che aveva curato lo sviluppo dell’iPod in Apple. La conferma arriva da due funzionari,che in quegli anni gestivano il personale a Mountain View, e che decisero di licenziare un reclutatore, per poi usarlo come esempio per scoraggiare eventuali emuli.

 

La lista di Adobe - Tra le scartoffie incriminate, c’è perfino un vademecum che veniva consegnato ai dipendenti Adobe incaricati di selezionare il nuovo personale e che conteneva una lunga lista di aziende “off limits”, i cui impiegati non potevano essere assunti, a meno che non rientrassero in casistiche particolari appositamente codificate: era possibile reclutare gli ex-dipendenti Apple, per esempio, a patto che fossero loro stessi a candidarsi spontaneamente.

 

La punta dell’iceberg - E questa è soltanto la punta di un gigantesco iceberg: ci sono altri documenti che coinvolgono Intel e Paul Otellini in particolare, Pixar, Lucas Film, PayPal e tanti altri ancora. Ci sono i termini per avviare una class action contro tutte queste aziende, ree di aver paralizzato il mercato del lavoro nella Silicon Valley e tutelato solo i reciproci interessi? Difficile a dirsi, ma certo è che questi accordi “sottobanco” non erano affatto legali e ora gettano ombre sulla condotta imprenditoriale di quei dirigenti che dovrebbero essere presi come modelli da tutti gli altri. (sp)

 

Gossip - Quando Steve Jobs perdeva le staffe erano guai…

 

24 gennaio 2013