Economia

Spreco alimentare: nella spazzatura di casa finisce oltre la metà di tutto il cibo sprecato

Nelle cucine di casa si concentra la fetta più ampia di alimenti che finiscono dal carrello della spesa direttamente in spazzatura. L'acquisto di prodotti locali in filiere corte taglierebbe lo spreco anche del 60%.

Non la classica spesa quindicinale all'ipermercato, ma acquisti mirati e a piccole dosi, a chilometro zero nei mercati locali o direttamente dai produttori: spesso è difficile, per mille motivi, ma è solo questa la ricetta per tagliare in modo netto gli sprechi di cibo passa anche da qui, secondo un'analisi di Coldiretti/Ixè diffusa oggi, 5 febbraio, in occasione della Giornata nazionale contro lo spreco alimentare.

In Italia finiscono ancora in pattumiera senza nemmeno passare dalla tavola 36 kg di cibo all'anno pro capite (soprattutto frutta e verdura fresca, pane, cipolle/aglio, latticini, sughi): fanno una media di 85 kg di cibo gettati a famiglia, 2,2 milioni di tonnellate in tutto lo Stivale, per un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil. Nel mondo, gli alimenti sprecati ammontano a 1,3 miliardi di tonnellate all'anno, mentre quasi un miliardo di persone non ha cibo a sufficienza.

Dove si spreca di più. Tra gli italiani cresce l'attenzione al tema, con tre connazionali su quattro che hanno diminuito nell'ultimo anno la quantità di cibo gettato. Tuttavia, gli sprechi domestici rappresentano il 54% del totale di cibo buttato: ben più di quello che va perso nella ristorazione (il 21% del totale), nella distribuzione commerciale (15%), nella trasformazione della materia prima (2%) o nell'agricoltura (8%).

Come cambiare le cose? È dunque al singolo consumatore che viene chiesta una maggiore sensibilità, anche attraverso una serie di piccoli accorgimenti: stilare la lista della spesa, fare acquisti più contenuti e frequenti, in base alle necessità, scegliere prodotti di stagione e al giusto grado di maturazione, conservandoli diversamente in base alle previsioni di consumo.

E ancora, prediligere gli acquisti diretti dal produttore, più freschi e di più lunga durata (limitando così, oltre agli sprechi, le emissioni di CO2 legate al trasporto), controllare più volte le date di scadenza e imparare a leggere le etichette: "da consumarsi entro" è un limite da non superare, pena rischi importanti per la salute (si applica ad alimenti facilmente deperibili, come latte e uova); "da consumarsi preferibilmente entro" indica invece la data entro la quale l'alimento ben conservato mantiene le sue proprietà organolettiche e gustative.

Altre due buone abitudini anti-spreco sono riscoprire i piatti di recupero da preparare con gli avanzi del giorno prima, e non vergognarsi a chiedere la "doggy bag" se si avanza del cibo al ristorante, da portare a casa e consumare il giorno successivo: un italiano su tre già lo fa.

5 febbraio 2019 Elisabetta Intini
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