Economia

Prezzo del petrolio negativo: che significa?

Sui giornali e nei tg si parla di un prezzo del petrolio negativo. Cosa vuol dire? Perché, allora, i prezzi dal benzinaio non hanno il meno davanti?

Tra le notizie che hanno campeggiato sulle prime pagine dei giornali negli ultimi giorni c'è il crollo verticale del prezzo del petrolio, o meglio, il prezzo del petrolio negativo, visto che nella giornata di martedì 21 aprile ha addirittura toccato i -37 dollari al barile, un minimo storico, mai raggiunto nemmeno nei momenti più bui dell'economia mondiale.

Ma che cosa significa "prezzo negativo"? Signfica forse che c'è qualcuno disposto a pagarci (37 dollari ogni barile, appunto) se acquistiamo petrolio? E come mai allora il prezzo della benzina è sempre relativamente alto?

 

Tutti fermi. La discesa del prezzo del petrolio delle ultime settimane è una conseguenza diretta della chiusura totale che ha bloccato aziende e trasporti in tutto il mondo.

 

Gli impianti produttivi sono chiusi, navi e aerei sono fermi, i privati sono bloccati a casa e non utilizzano le automobili: dalla fine di febbraio il consumo di carburanti, e quindi la domanda di petrolio, si sono ridotti drasticamente. 

 

Ma come si vede dal grafico qui sotto, questa sostanziale riduzione nei consumi non trova riscontro in una corrispondente contrazione della produzione.

 

Il troppo stroppia. Gli impianti petroliferi non possono esseri accesi e spenti con un semplice interruttore: bloccare l'attività estrattiva è molto oneroso e di conseguenza in questo momento i produttori di petrolio si trovano a dover gestire l'eccesso di greggio che non riescono a vendere.

 

La situazione è talmente critica che diverse grandi aziende hanno terminato lo spazio fisico per immagazzinare delle scorte. Alcuni produttori sono arrivati al punto di aver bisogno di affittare, e quindi pagare, alcune petroliere per stivare l'eccesso di produzione. 

 

Il prezzo negativo del greggio è quindi un'indicazione della cifra che i produttori sarebbero disposti a pagare per cedere il surplus di produzione e uscire temporaneamente dal mercato senza spegnere gli impianti.

 

Negli Stati Uniti inoltre, lo squilibrio tra domanda e offerta è particolarmente accentuato dagli alti costi di produzione, che rendono anti-economica l'estrazione del petrolio quando il prezzo di vendita scende sotto i 40 dollari al barile.

 

La situazione potrebbe migliorare nelle prossime settimane in seguito al progressivo allentamento delle misure restrittive in diversi Paesi e alla conseguente ripresa dell'attività economica. 

 

Futuro roseo. Infatti i contratti future sul greggio con scadenza a giugno 2020 - sono quei contratti che fissano oggi il prezzo del petrolio che sarà venduto a giugno - indicano un prezzo attorno agli 11 dollari al barile, quelli con scadenza marzo 2021 vengono negoziati a 29,50 dollari.

Nei giorni scorsi inoltre i Paesi produttori di petrolio aderenti all'OPEC e la Russia hanno trovato un accordo per ridurre del 10% la produzione così da sostenere il prezzo del greggio.

Che cosa succede alla colonnina. E la benzina? Perché il prezzo non scende? Il primo motivo è che, almeno in Italia, il prezzo della materia prima è solo una frazione del prezzo alla pompa dei carburanti. Più del 60% del costo va infatti imputato a tasse, imposte, accise e balzelli vari che poco hanno a che fare con il prezzo del greggio.

 

Ma il crollo del costo del petrolio delle ultime settimane è stato così significativo che anche il prezzo al distributore è sceso significativamente: secondo i dati pubblicati dal Ministero dello Sviluppo Economico, nell'ultima settimana benzina verde e gasolio sono più convenienti rispettivamente del 14% e 12% rispetto alla settimana precedente.

 

Prezzi, purtroppo, destinati a risalire velocemente con la prossima fine del lockdown e con la ripresa delle attività economiche. 

24 aprile 2020 Rebecca Mantovani
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