Perché gli sportivi sono così spesso i testimonial nel poker?

Buffon, Ronaldo, Nadal. Ma anche Totti, Miccoli e Chabal: numerosi campioni dello sport hanno prestato il loro volto al poker e alle principali poker room. Abbiamo cercato di capire il perché di queste scelte. E se il cervello di uno sportivo è simile a quello di un giocatore di poker.

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Da sinistra, Daniel Negreanu, uno dei pokeristi più forti del mondo, Andrij Schevchenko, Ronaldo, Rafa Nadal, Alberto Tomba e Fatima Moreira de Melo al tavolo di un torneo di Poker organizzato a dicembre 2013 a Praga per fini caritatevoli. Il vincitore - Nadal - ha portato 100 mila euro nelle casse dell'associazione benefica "The Good Hand".

Fateci attenzione: il 90% dei principali testimonial delle poker room italiane (e mondiali) sono pescati tra i campioni dello sport. Sì, è vero, ogni tanto alcune top model vengono arruolate dagli esperti di marketing, ma il grosso delle “facce da poker” vengono dal mondo dello sport. Un caso? No. Costa poco “arruolare” gli sportivi. Neppure, anzi. È il frutto di una scelta pubblicitaria ben precisa. Che affonda le sue basi nella psicologia e nelle neuroscienze.

In sintesi

Si dice che siano due i mestieri più antichi del mondo.

Uno di questi è la pubblicità

A essa è dedicato un ampio dossier storico sul numero 256 di Focus - in edicola dal 24 gennaio 2014 (e in digitale per sempre) - che approfondisce come si è raffinata ed evoluta quest'arte della persuasione.

Leggi l'anteprima.

Per capire che cosa ci sia dietro le quinte della scelta di un testimonial per un settore particolare come quello del poker sportivo, abbiamo sentito Barbara Beltrami, country manager di PokerStars per l'Italia. «La nostra filosofia è che il poker, soprattutto nella versione da torneo, è competizione piuttosto che azzardo. Quindi le persone che hanno nel proprio Dna la propensione alla competizione, come gli sportivi, sono quelle che hanno maggiore soddisfazione al tavolo. E alla fine sono anche quelle che giocano meglio».

Non è un caso quindi che PokerStars abbia tra i suoi testimonial, oltre a Ronaldo, i tennisti Rafael Nadal e qualche tempo fa si sia avvalso anche di Gigi Buffon, portiere della Juve e della Nazionale e Boris Becker (ex tennista, in questo caso).

Meno falli, più foul
Continua Beltrami: «Per noi, tuttavia, è fondamentale che nel testimonial di un gioco, in questo caso il poker, ci sia a priori la passione per il gioco stesso». Quindi come funziona? Andate a caccia di gossip sui Vip che amano il poker? «In qualche caso veniamo a sapere da qualcuno che un certo personaggio pratica il poker texano, in altri ci contattano direttamente i personaggi, offrendosi. Ma abbiamo anche un'altra strada: noi sappiamo chi si cela dietro i nick che vengono usati sul nostro sito. Quindi se troviamo qualche sportivo famoso che si sta facendo un torneo su Pokerstars.it, quello diventa un candidato interessante come testimonial».

Campioni locali
La scelta di un personaggio rappresentativo dipende però anche da criteri locali. Ci sono personaggi noti a livello mondiale, che diventano testimonial globali, come Ronaldo e Nadal, e altri che si utilizzano a questo scopo solo in alcune aree del mondo. Buffon per esempio era testimonial per l'Italia, così come sono in Francia il rugbista Sébastien Chabal, in Svezia il campione olimpico di sci di fondo Marcus Hellner, nei Paesi Bassi la plurititolata hockeista su prato Fatima Moreira de Melo. Insomma, ogni Paese sceglie i propri campioni.

Lo spagnolo Rafa Nadal attualmente (gennaio 204) numero 1 nella classifica ATP è un testimonial per una poker room internazionale.

Hollywood e il tavolo verde
Viene però da chiedersi quale sia il motivo per cui non siano ingaggiati in questo ruolo anche Vip di grande appeal come le star di Hollywood; per esempio, Matt Damon e Leonardo Di Caprio sono notoriamente giocatori di poker texano.

Il primo ha anche girato anche come protagonista uno dei primi film dedicato al Texas Hold'em, Rounders (1998), il secondo è stato visto ai tavoli (veri) di Las Vegas dedicarsi al gioco high stakes, cioè con poste molto alte. La risposta è semplice: «Perché per noi il poker a torneo è una disciplina sportiva, quindi cerchiamo sportivi». In realtà c'è un'eccezione: è targato PokerStars Jason Alexander, attore, che ricordiamo per il ruolo di avvocato cattivo di Richard Gere in Pretty Woman. Alexander è un altro pokerista sfegatato.

Ma quanto mi costi?
Ma cosa ci si aspetta da un testimonial, in cambio evidentemente di un compenso in denaro che a PokerStars preferiscono non quantificare? «Dipende, soprattutto se lo sportivo in questione è ancora in attività o meno» spiega Barbara Beltrami. «Nel primo caso ha meno tempo: principalmente si presta con la propria immagine per spot, foto sul sito e iniziative di questo genere. Se invece ha più tempo può partecipare a eventi come quello di Ronaldo a Sanremo dello scorso ottobre, che per noi sono importanti come momenti di incontro diretto con i media. Infine, bisogna considerare che ai giocatori “normali” piace trovare al tavolo i personaggi famosi. Quindi se possibile chiediamo ai nostri testimonial di partecipare a qualche torneo live e a tornei scelti sul sito».

John Malkovich in "Il giocatore" (Rounders) film del 1998 che ha fatto conoscere nel mondo il poker "texano".

Dentro il cervello dei pokeristi
L'accostamento tra pokeristi e sportivi tout court, porta a domandarsi se ciò abbia un fondamento scientifico, se cioè nel cervello di queste due categorie di persone si attivino gli stessi meccanismi.
«Indubbiamente ci sono meccanismi simili. Il fatto, per esempio, di essere in grado di prendere decisioni rapidamente coinvolge le stesse aree decisionali del cervello, cioè la corteccia e il lobo frontali» spiega Pietro Pietrini, Direttore dell'Unità Operativa di Psicologia Clinica all'ospedale universitario di Pisa. «Ma ci sono anche differenze. Per esempio un tennista deve saper riconoscere molto velocemente gli oggetti in movimento; nel suo caso l'area dei movimenti riceve informazioni addirittura prima che arrivino alla corteccia primaria. In un certo senso percepisce il movimento prima ancora di vederlo. Questo in un giocatore di poker non è necessario». E anche se le aree preposte a prendere decisioni sono le stesse «lo sportivo “normale” deve rispondere immediatamente mostrando anche la sua emotività, il pokerista invece deve soppesare quello che fa, saper temporeggiare e non mostrare nulla» sottolinea Pietrini.

Poker e scacchi
Per molti versi, il pokerista si può assimilare a un giocatore di scacchi. «Esatto. E noi diversi anni fa pubblicammo proprio uno studio di cosa accade nel cervello di uno scacchista, inserendo in una macchina per la tomografia a emissione di positroni. Vedemmo che nel momento di prendere una decisione, come decidere se dare scacco, si attivano anche nel suo caso le sezioni frontali, mentre nel corso normale della partita prevalgono le aree della memoria, dove sono depositate le regole del gioco».
Ritiene che sarebbe interessante fare lo stesso studio con un giocatore di poker? «Sì, sarebbe interessante perché si tratta di giocatori in equilibrio tra emozione e ragione. E perché c'è la variabile dell'azzardo, nel senso che uno scacchista in linea di massima non ha niente da perdere, il pokerista invece gioca sempre per soldi. Un'altra caratteristica dell'azzardo, poi, è che il giocatore gioca per giocare, non tanto per vincere ma per sentire l'adrenalina. E il vero professionista è quello che sa controllare con la ragione i propri sentimenti» conclude Pietrini.

Mosse e contro mosse
«Rimane il fatto» ribatte Barbara Beltrami di Pokerstars.it «che anche un pokerista deve prevedere le mosse successive, proprio come un tennista quando colpisce la palla sta già pensando al colpo successivo con cui può chiudere il punto. Così un pokerista facendo una mossa deve già sapere come si comporterà alla successiva».

Poker rock star
E se non si trattasse di uno sportivo, chi le piacerebbe come testimonial della vostra poker room? «Se potessi scegliere, mi piacerebbe una rockstar come Madonna, un'artista con grande grinta e senso della competizione. Se fosse una donna, contribuirebbe anche ad avvicinare ulteriormente queste ultime al poker sportivo. Oggi le donne, anche se in crescita rappresentano ancora solo il 15% dei giocatori online. Forse perché tendono a evitare il confronto diretto uomo-donna. Anche se poi, in realtà, questo confronto viene vissuto peggio dagli uomini» commenta.
E in qualche altro ambito, che tipo di persone ritiene che vivano le stesse emozioni del giocatore di poker sportivo? «Sicuramente chi si occupa di business, ed è abituato alla determinazione, allo stress e alle pressione, come capita a chi gioca. Non a caso negli Usa, per alcune aziende, giocare a poker costituisce un titolo preferenziale in certi colloqui».

Ma non sempre vince il migliore
Nel poker però, soprattutto in un torneo con moltissimi giocatori, indubbiamente conta anche la fortuna. Nello sport tradizionale meno, nel senso che il più delle volte vince il migliore, benché vi sia una componente di imprevedibilità. A questo proposito, Beltrami racconta un divertente aneddoto: «Una volta, a un nostro evento in Austria, si sono incontrati Alberto Tomba, l'ex super campione dello sci, e Daniel Negreanu, uno dei pokeristi più forti del mondo. A un certo punto, Tomba ha preso da parte Negreanu e gli ha detto: “Io, in una singola partita di poker, posso anche sperare di batterti. Ma se tu domani ti infili gli sci...”».

26 Gennaio 2014 | Gianluca Ranzini