Paul Otellini va in pensione: cosa farà Intel?

La sua esperienza era preziosa.

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Paul Otellini, dopo quasi 40 anni di onorata carriera, ha deciso di dire addio alla sua amata Intel e di andare in pensione. L’azienda di Santa Clara, sotto la sua guida, è diventata leader nel settore dei microprocessori: quale sarà il suo futuro?

"Intel dovrà fare attenzione al settore mobile e a non perdere importanti partner"
Un caso più unico che raro - Otellini è l’esatta antitesi del modello americano di lavoro: nato e cresciuto in California, si è laureato alla prestigiosa Berkeley nel 1974 ed è stato subito assunto da Intel, un’azienda molto ambiziosa che era nata da soli 6 anni. Siamo nel 2012 e Paul vive ancora tra San Francisco e la Silicon Valley, non ha mai cambiato posto di lavoro e ora, dopo quasi 40 anni di onorata carriera, ha deciso di concedersi il meritato riposo, andando in pensione alla “tenera” età di 62 anni. Alla faccia di chi dice che flessibilità e dinamismo sono i segreti del successo economico degli Stati Uniti.

Una perdita importante - Battute a parte, dopo essere stato per 8 anni alla guida di Intel, Otellini ha annunciato ufficialmente di voler rinunciare al suo ruolo di CEO e di smettere di lavorare nel maggio del 2013. La notizia ha ovviamente sconvolto il mondo dell’alta tecnologia, perché il noto manager californiano ha lasciato davvero il segno con il suo lavoro, permettendo a Intel di raggiungere traguardi prima impensabili e rivoluzionando il mondo dei computer con le velocissime architetture multi-core.

Un omaggio in cifre - L’azienda di Santa Clara ha deciso di rendergli omaggio in un comunicato stampa ufficiale, mettendo nero su bianco i numeri dell’era Otellini: Intel - dal 2005 a oggi, ha distribuito qualcosa come 23 miliardi e mezzo di dollari in dividendi ai suoi azionisti, ha incrementato di oltre 15 miliardi di dollari all’anno i proventi delle vendite ed è riuscita a sbarcare nell’ambito settore mobile, lanciando i primi smartphone con microprocessori di sua produzione. E questa è solo la punta dell’iceberg, perché i dati riportati son ben più numerosi e tutti altrettanto importanti.

Chi sarà l’erede? - A questo punto, è evidente che il futuro di Intel si preannuncia meno chiaro del previsto, dopo la dipartita del buon Paul: non è stato ancora reso noto chi sarà il suo erede, ma intanto sono stati nominati tre nuovi direttori in altrettanti ruoli cruciali della gerarchia interna dell’azienda. Il colosso di Santa Clara ha fatto sapere, inoltre, che per rimpiazzarlo sta valutando diverse candidature, sia di membri interni allo staff dirigenziale che esterni e in breve tempo procederà con la nomina.

Le sfide del futuro - Tutte queste persone saranno in grado di raccogliere la pesante eredità di Otellini? Le sfide da affrontare sono molteplici: è tutta da verificare la tenuta di Windows 8 sul mercato, perché la futura produzione Intel dipende in buona parte proprio dal suo successo; un’altra importante fetta di mercato è rappresentata dal settore mobile, una novità per l’azienda californiana che dovrà vedersela con i “veterani” Nvidia e Qualcomm; in ultimo, gira voce che Apple voglia avviare una produzione interna di CPU per i suoi computer e, se così fosse, Intel potrebbe perdere un importante partner commerciale.

Silicon Valley in crisi - Il prossimo anno, così così come sarà fondamentale per Microsoft, lo sarà anche per Intel. E non dimentichiamo che neppure Apple può più permettersi di guardarle dall’alto verso il basso: le azioni del gigante di Cupertino, nell'ultimo mese, hanno registrato una flessione che deve far riflettere perché, tra le difficoltà dell’iPhone 5, l’avvento dell’iPad mini e le voci di un possibile iPhone 5S alle porte, qualcosa dev’essersi incrinato. È l’inizio della fine per la Silicon Valley? Suvvia, non esageriamo: è vero che gli equilibri economici si stanno spostando sempre più verso oriente, ma nuove figure carismatiche sono già all’orizzonte. Non ci resta altro che scoprirne il nome. (sp)

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