Focus

Chi ha vinto il Nobel per l'Economia 2020

Il Premio Nobel per l'Economia 2020 a Paul R. Milgrom e Robert B. Wilson per i loro contribuiti alla teoria dei meccanismi d'asta.

Nobel per l'Economia 2020
Paul R. Milgrom e Robert B. Wilson, vincitori del Nobel per l'Economia 2020. | Niklas Elmehed

Il Premio Nobel per l'Economia 2020 è stato assegnato agli statunitensi Paul R. Milgrom e Robert B. Wilson "per aver migliorato la teoria dei meccanismi d'asta e averne inventati di nuovi". I due scienziati hanno studiato come funzionano i meccanismi d'asta e ne hanno ideati di nuovi per vendere beni e servizi difficilmente commercializzabili in modo tradizionale, come le frequenze radio. Il premio di quest'anno parte da principi teorici per abbracciare le applicazioni pratiche di questi principi, che hanno avuto un impatto benefico sulla società.

 

Un premio più vicino a noi di quanto sembri. Oggi la parola "asta" evoca immediatamente le vendite esclusive di quadri d'autore, ma i risultati delle aste hanno anche ricadute molto pratiche e vicine alla nostra vita di cittadini e contribuenti. Per esempio i prezzi flessibili dell'elettricità, che influenzano il costo delle bollette del riscaldamento, sono determinati quotidianamente in aste regionali, e la copertura della rete cellulare dipende dalle frequenze radio che gli operatori hanno acquistato all'asta. 

 

Da sempre le persone vendono al miglior offerente e comprano a loro volta da chi propone l'offerta più conveniente. Per capire le motivazioni del Nobel di quest'anno dobbiamo capire quali sono i fattori che influenzano i meccanismi d'asta. Sono soprattutto tre. Il primo è la tipologia dell'asta, ossia l'impianto di regole fissate: le offerte sono aperte o chiuse? Quante offerte può proporre ciascun partecipante? Quanto pagherà infine il vincitore? Il secondo fattore riguarda l'oggetto all'asta: ha un valore assoluto o un valore che cambia per ciascun offerente? Il terzo fattore è l'incertezza: quali informazioni hanno i diversi offerenti sul valore dell'oggetto? Questi elementi influenzano il comportamento strategico di chi partecipa all'asta e il suo risultato. La teoria delle aste è infatti un ramo applicato della teoria dei giochi.

 

Una strategia all'insegna della cautela. Capire quale sia il migliore meccanismo d'asta è importante per il bene pubblico: se da un lato, i venditori privati hanno come interesse ricavare il massimo dalla vendita, i venditori pubblici hanno di solito interessi più ampi, incluso quello di vendere a chi può garantire benefici a lungo termine per la società. 

 

Robert Wilson (oggi all'Università di Stanford, USA) è stato il primo scienziato a creare una serie di criteri per analizzare le aste di beni, servizi, proprietà che abbiano un valore comune, cioè almeno in parte uguale e condiviso dai potenziali acquirenti. In tre articoli scientifici negli anni '60 e '70, Wilson ha spiegato che chi vuole acquistare tenderà a proporre un'offerta più bassa rispetto alla sua migliore stima del valore del bene, per evitare di fare un "cattivo affare" nel caso gli altri ritenessero quella merce meno valida (la cosiddetta "maledizione del vincitore"). In situazioni di maggiore incertezza, chi propone l'offerta tende ad essere più cauto e il prezzo di acquisto finale sarà quindi più basso. Se poi alcuni offerenti hanno migliori informazioni di altri, che tengono per sé, chi ha meno informazioni proporrà offerte addirittura più basse o si asterrà del tutto dal partecipare.

 

Dalla teoria alla pratica. Paul Milgrom, sempre dell'Università di Stanford, ha invece formulato una teoria più generale sul meccanismo d'asta che comprende anche le vendite di beni con valori privati, che cambiano cioè da un offerente all'altro. Milgrom ha dimostrato che un meccanismo d'asta darà al venditore un guadagno più alto quando gli offerenti, confrontandosi, acquisiscano maggiori informazioni sul valore che ciascuno attribuisce a quella merce.

 

Milgrom e Wilson hanno lavorato insieme per ideare nuovi meccanismi d'asta per vendere più oggetti o servizi non collegati tra loro simultaneamente, mettendosi nei panni di un venditore che sia motivato da un generale benessere della società e non tanto dal massimo guadagno. Nel 1994, questi meccanismi sono stati usati per la prima volta dalle autorità statunitensi per vendere radiofrequenze agli operatori telefonici. Da allora in poi molti altri Paesi hanno fatto altrettanto.

 

La storia di questo Nobel. Il Premio Nobel per l'Economia fu istituito nel 1968 dalla Sveriges Riksbank, la Banca Centrale Svedese, in memoria di Alfred Nobel, in seguito a una donazione da parte della Fondazione del Nobel per il trecentesimo anniversario dell'istituto di credito. Il primo Nobel per l'Economia fu assegnato nel 1969, e da allora il riconoscimento è stato conferito a 84 persone, la più giovane delle quali è Esther Duflo, Nobel per l'Economia nel 2019.

 

Lo scorso anno l'economista 46enne, seconda donna a ricevere il Nobel in questa categoria, ha vinto insieme al compagno Abhijit Banerjee e a Michael Kremer "per l'approccio sperimentale nell'affrontare il problema della povertà globale". I tre scienziati hanno avuto il merito di scomporre il problema della povertà nel mondo in domande più piccole e precise, più facilmente affrontabili attraverso esperimenti mirati sul campo (per approfondire).

 

Ci sono voluti 40 anni prima di consegnare un Nobel per l'Economia a una donna: il primo è andato nel 2009 alla statunitense Elinor Ostrom, "per la sua analisi della governance in economia, in modo particolare del bene collettivo".

 

12 ottobre 2020 | Elisabetta Intini