La mortalità in Europa è diminuita durante la crisi economica del 2008

Durante la Grande Recessione del 2008, nei Paesi più colpiti dal declino economico i tassi di mortalità sono scesi, per un effetto controintuitivo sulle cui cause ancora si discute.

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Crisi economiche e mortalità: una relazione non sempre lineare. | Shutterstock

Gli esperti di salute pubblica sono tra i primi a preoccuparsi, nei periodi di crisi economica. I Paesi più ricchi sono in genere quelli con le migliori aspettative di vita: un maggiore benessere permette di assicurarsi, per esempio, cure mediche di alto livello, una buona istruzione e un buon posto di lavoro, una dieta equilibrata e nutriente, una casa in un quartiere residenziale circondato dal verde...

 

Poveri e longevi? Eppure, per qualche singolare dinamica sociale, può verificarsi anche il contrario. Per motivi ancora da chiarire, può accadere che le crisi allunghino l'aspettativa di vita, almeno nel breve periodo. Uno studio pubblicato su Nature Communication ha messo in evidenza questo inatteso effetto della profonda crisi economica di inizio secolo analizzando i dati demografici del periodo compreso tra il 2000 e il 2010 in 140 regioni di 15 Paesi europei, colpite in vari modi dal collasso economico globale del 2008.

 

Gli scienziati del Barcelona Institute for Global Health hanno rilevato che la mortalità, statisticamente, è diminuita in Europa nell'intero periodo, ma è calata ancora più drasticamente durante e appena dopo la crisi: più duramente una regione era stata colpita, più netto risultava il declino.

 

Meno persone in auto? Chi ha osservato l'effetto - che, benché insolito, non è nuovo - in precedenti recessioni, ha provato ad avanzare alcune possibili spiegazioni. In tempi di crisi diminuisce il traffico automobilistico: c'è meno lavoro e, contestualmente, meno gente si sposta in auto per recarsi al lavoro, perciò si riducono gli incidenti stradali; in generale, diminuisce l'inquinamento (un beneficio che ha però effetti a lungo termine, difficilmente verificabili nel breve periodo); c'è meno denaro per comprare alcolici e sigarette (ma, d'altra parte, il disagio incoraggia l'abuso di sostanze). Un'altra ipotesi è che chi ha più ore libere a disposizione pare avere uno stile di vita meno sedentario.

 

Ciò detto, la recessione è senza dubbio la meno desiderabile delle soluzioni per aumentare l'aspettativa di vita media. Piuttosto, occorre assicurarsi che anche nei periodi di benessere economico possano diminuire incidenti e inquinamento atmosferico, e che la qualità della vita nel tempo libero mantenga standard elevati.

 

17 febbraio 2019 | Elisabetta Intini