Meno carbone, più anidride carbonica

L'uso del carbone cala negli Stati Uniti e in Europa, ma maggiori consumi di gas e di petrolio fanno aumentare le emissioni di anidride carbonica.

Emissioni di anidride carbonica (CO2): bilancio 2019
| Olivier Le Moal / Shutterstock

Anche il 2019 sarà un anno record per le emissioni di anidride carbonica. Spinti dall'aumento del consumo di gas naturale (il cui principale componente è il metano) e petrolio, i livelli di CO2 emesse in atmosfera raggiungeranno, entro la fine dell'anno, i 37 miliardi di tonnellate. Lo mette in evidenza il Global Carbon Budget 2019, una complessa analisi coordinata da Rob Jackson (Stanford University) i cui risultati sono stati delineati in tre lavori pubblicati su Earth Science Data, Environmental Research Letters e Nature Climate Change.

 

Sebbene il tasso di crescita delle emissioni sia più lento rispetto al biennio 2017-18, i ricercatori sono dell'idea che le emissioni potrebbero aumentare fino al 2030 a meno che le politiche nazionali in materia di energia, trasporti e industria non cambino radicalmente. Volendo guardare al lato positivo della situazione c'è da sottolineare che il 2019 vede una crescita di emissioni di CO2 dello 0,6 per cento rispetto al 2018, ossia di molto inferiore rispetto alla crescita del 2018 sul 2017 e del 2017 sull'anno precedente, che furono rispettivamente del 2,1 e dell'1,5 per cento.

 

Emissioni di anidride carbonica (CO2): bilancio 2019
Infografiche: una visione globale delle emissioni di anidride carbonica (CO2) dal Global Carbon Budget 2019. | Global Carbon Project

Nonostante alcuni Paesi abbiano fatto notevoli progressi nella riduzione delle emissioni complessive, le emissioni pro capite rimangono comunque elevate: come media globale, ogni persona sul pianeta è responsabile di 4,8 tonnellate l'anno di emissioni di CO2; nei soli Stati Uniti, la media è di oltre tre volte e mezzo l'anno a persona. E se da un lato vi sono storie di successo, come quelle dell'Unione Europea, dove le emissioni sono diminuite dell'1 per cento circa all'anno, dall'altro vi sono Paesi come la Cina, dove le emissioni pro capite di anidride carbonica sono notevolmente cresciute, fino ad avvicinarsi a quelle attuali dell'Unione Europea.

 

Meno carbone. Fino al 2018, circa il 40 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica era attribuibile al carbone (sfruttato in particolare per la produzione di energia elettrica), il 34 per cento dal petrolio, il 20 per cento dal gas naturale e il rimanente 6 percento dalla produzione di cemento e da altre fonti. Oggi, sebbene le emissioni annuali globali di CO2 stiano diminuendo (lentamente) in molte regioni industrializzate, compresi gli Stati Uniti, dove sono scese dell'1,7 per cento rispetto al 2018, in molti altri Paesi stanno ancora crescendo. Tra questi vi è la Cina, dove quest'anno si dovrebbe registrare un aumento del 2,6 per cento.

 

Andando a vedere nello specifico il carbone, è ancora un fattore importante nelle emissioni globali, nonostante il suo utilizzo a livello globale sia in calo dello 0,9 per cento nell'ultimo anno. Negli Stati Uniti si è contratto addirittura dell'11 per cento rispetto al 2018 e quasi del 50 per cento rispetto al picco del 2005, sostituito da gas naturale, eolico e solare. Il consumo di carbone è calato del 10 per cento anche nell'Unione Europea: «Il calo del consumo di carbone negli Stati Uniti e in Europa sta riducendo le emissioni e creando nuovi posti di lavoro per la green economy, senza contare le vite umane salvate grazie all'aria più pulita», afferma Jackson: «sempre più consumatori chiedono alternative più sostenibili dal punto di vista ambientale».

 

In Cina invece, dove si registra la metà del consumo globale di carbone, quest'anno la crescita è rallentata solo dello 0,8 per cento, e questo soprattutto a causa della recessione economica del Paese.

 

Emissioni di anidride carbonica (CO2): bilancio 2019
Infografiche: trend delle emissioni annuali di CO2 dal 2000 al 2018 per fonte energetica. | Global Carbon Project / L.Bignami

 

Gas e petrolio. Il gas naturale è considerato da molti come un "combustibile ponte": meno inquinante degli altri combustibili fossili e titolato a sostenere un'economia di passaggio verso alternative energetiche non inquinanti. In effetti è vero che produce significativamente meno emissioni di biossido di carbonio rispetto al petrolio o al carbone, ma è anche vero che il suo maggior uso, legato soprattutto ad un minor prezzo, ha prodotto nel 2019 un aumento del 2,6% delle emissioni di anidride carbonica rispetto al 2018. Complessivamente, l'aumento dell'uso di gas naturale rappresenta il 60% della crescita delle emissioni fossili negli ultimi anni.

 

In generale, le disparità nell'uso del petrolio sono ancora molto vistose: negli Stati Uniti, per esempio, ogni persona ne consuma 16 volte di più che in India e sei volte di più che in Cina. Ed è facile capire perché: negli Stati Uniti vi è un veicolo a motore per persona, ma ve ne è uno solo ogni 40 persone in India e ogni 6 in Cina. Un tasso di proprietà automobilistica simile a quella degli USA in Cina o in India metterebbe in circolazione un miliardo di auto nuove in entrambi i paesi.

 

La decarbonizzazione è possibile? Per controbilanciare l'aumento delle emissioni, i ricercatori chiedono politiche nazionali più forti e impegni globali per accelerare sugli obiettivi di efficienza energetica, di riduzione dei consumi di energia, di diffusione dei veicoli elettrici, di perfezionamento delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio del carbonio e di sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili...

 

«Una ventina di Paesi nel mondo hanno trovato il modo di espandere le loro economie negli ultimi dieci anni riducendo allo stesso tempo le loro emissioni globali di anidride carbonica», sostiene Jackson, facendo riferimento ai dati del Global Carbon Budget 2019: «se è stato possibile a Paesi come il Regno Unito e la Danimarca, è possibile anche a molti altri.»

 

8 dicembre 2019 | Luigi Bignami