Economia

Le basi della finanza comportamentale

Quali sono gli errori tipici che commettiamo nella gestione dei nostri soldi.

La finanza è fatta di numeri: è razionale. Sicuramente questo è il pensiero di ogni giovane studente che sceglie la facoltà di economia per i suoi studi e, probabilmente, anche di chi riflette su come investire i propri risparmi. Invece, nella -realtà, l'economia e la finanza non sono "scienze esatte"; ma vere e proprie scienze sociali, quindi legate fortemente alle nostre scelte. E alla nostra psicologia. Ecco dunque che cosa bisogna sapere, oltre alle tradizionali nozioni di base (v. gli articoli precedenti della serie), per dedicarsi in modo corretto alla gestione dei propri soldi e alla creazione del proprio benessere.

Siamo emotivi. Ad affrontare la questione sono stati, in tempi relativamente recenti, lo psicologo israeliano Daniel Kahneman, il primo "non economista" a ottenere il Premio Nobel (nel 2002), e l'economista statunitense Richard Thaler (Nobel nel 2017). I loro studi, insieme a quelli di altri grandi pensatori come il libanese naturalizzato statunitense Nassim Taleb (autore del best seller Il cigno nero), hanno fatto sviluppare le discipline della psicologia economica e della finanza comportamentale. L'economia tradizionale, infatti, crede ciecamente nell'equilibrio fra domanda e offerta (tra chi vuole comprare e chi vuole vendere) e nel loro costante allineamento su un prezzo che massimizza il numero di scambi.

La verità è che una persona, nella maggior parte dei casi, non solo non è in grado di stabilire il valore di ciò che possiede o che vuole acquistare, ma addirittura può essere facilmente influenzata su quanto sia disposta a spendere per un articolo. Il marketing lo sa bene: su questo si basano spesso, infatti, le strategie dei saldi, dove uno sconto elevato o un'offerta "paghi 2 e prendi 3" ci spingono a comprare anche prodotti di cui non abbiamo effettivamente bisogno.

I principali comportamenti (“bias”) errati nella gestione del denaro

Overconfidence. Chi di noi si sente un pessimo guidatore o una persona di brutto aspetto? Quante volte abbiamo creduto di aver ottenuto meno di quanto avremmo meritato? Ecco, questi sono esempi di "overconfidence", quel bias che ci porta, in ambito finanziario, a darci il merito di un investimento che ci ha portato un guadagno, e di dare la colpa ad altri (chi ce lo ha consigliato) quando non è andata bene.

 

Bias della conferma. Se scegliamo una nuova auto da comprare, può accadere di notarla molto più spesso in giro… a conferma che è una buona auto e che in tanti la scelgono. Accade perché il nostro cervello è alla ricerca di conferme, per convincersi di aver fatto la scelta giusta. Così però tendiamo a ignorare idee in contrasto con le nostre. I social network usano questo bias per proporci contenuti in linea con quello che pensiamo… così in tanti si convincono di avere sempre ragione, perché "tutto il mondo" la pensa come loro.

 

Ancoraggio. L'ancoraggio descrive la nostra predisposizione a prendere decisioni in base alle prime informazioni trovate. Un esempio concreto riguarda il fatto di giudicare una persona dal suo essere uomo o donna, nero o bianco, criminale o poliziotto, prima di qualsiasi fatto oggettivo. Un altro esempio sono i saldi, che ci spingono all'acquisto nella convinzione di fare un "vero affare".

 

Disponibilità. La tendenza a prendere una decisione in base alla facilità con cui gli esempi ci vengono in mente (per esempio scegliere azioni di una sola azienda che ci viene in mente se vogliamo investire nelle auto elettriche).

 

Tendenza a procrastinare. Le persone sono molto più interessate al piacere immediato che a quello futuro, per questo la gratificazione istantanea (come l'acquisto di un cellulare di ultima generazione) supera in genere qualsiasi progettualità futura (pianificare una pensione).

 

Gli altri bias. Altri comportamenti  errati diffusi sono: home bias (investire in strumenti conosciuti), avversione al cambiamento, timore del rimpianto (meglio non fare un investimento che sentirsi in colpa per averlo fatto), disposition effect (non liquidare mai un investimento in perdita) e tanti altri.

Risparmio di energie. Tutto questo si basa sul fatto che il nostro cervello è una macchina impostata per prendere decisioni veloci con il minimo dispendio di energia. Per questo il nostro istinto è spesso prezioso nell'effettuare scelte anche importanti. Ma, quando lo facciamo, stiamo utilizzando alcune "scorciatoie mentali" che ci possono indurre in errore (i cosiddetti "bias" comportamentali, vedi box sopra), proprio perché ci spingono a prendere decisioni non sulla base di un'analisi oggettiva dei dati – che richiederebbe tempo e impegno (quello che Kahneman chiama "pensiero lento") – ma su "sensazioni" e preconcetti (il "pensiero veloce"). A maggior ragione in un mondo sovraccarico di informazioni come quello di oggi, il cervello cerca di "aggrapparsi" a cose sentite o a esperienze pregresse per elaborare, con il minimo sforzo, le informazioni provenienti dall'ambiente.

Questo nostro atteggiamento, di fatto, porta a una visione soggettiva della realtà (le famose "bolle" dei social network) e alla presa di decisioni spesso non propriamente razionali, e quindi il più delle volte sbagliate.

E tu quale approccio hai nei confronti del tuo denaro?

Mettiti alla prova, scegliendo una delle due alternative, seguenti. Quale preferisci?

a) Avere il 50% di probabilità di guadagnare 200 € e l'altro 50% di non guadagnare nulla.

B) Avere la certezza di guadagnare 100 €.

Razionalmente (e statisticamente) si tratta di due opzioni assolutamente analoghe, segna la tua scelta e rispondi a questa seconda domanda:

Quale delle due alternative di scelta preferisci?

a) Avere il 50% di probabilità di perdere 200 € e l'altro 50% di non perdere nulla.

B) Avere la certezza di perdere 100 €.

Che è la stessa domanda precedente con la sola modifica di analizzare le perdite al posto dei guadagni.

ORA LEGGI. Probabilmente anche tu hai scelto l'alternativa B alla prima domanda e la A alla seconda. Le persone tendono infatti a essere avverse al rischio in scenari che implicano esiti positivi ("meglio sporchi, maledetti e subito") mentre sono inclini a rischiare "il tutto per tutto" in caso di perdita certa.

Questo comportamento, svelato da Daniel Kahneman, si può spiegare in termini di psicologia economica nel fatto che, in ognuno di noi, il dolore per la perdita è pari al doppio della gioia del guadagno. E questo, in finanza, si manifesta nel grave errore di essere propensi a comprare sui massimi e vendere sui minimi di mercato.

Reazioni ancestrali. Le spinte irrazionali influenzano direttamente il nostro approccio al denaro. La paura di sbagliare, per esempio, di fronte a un investimento ci porta spesso all'immobilismo o alla fuga, che sono le nostre reazioni più ancestrali. Queste spinte sono onnipresenti e sistematiche.

Riguardano le emozioni, la fiducia, le aspettative e influenzano profondamente il modo in cui le persone si relazionano con la politica, con il welfare e con l'economia. Sono stati identificati più di 200 bias cognitivi di questo tipo. Conoscerli è il primo passo per superarli, per arrivare innanzitutto al raggiungimento dei propri obiettivi di vita

Tre consigli per superare i nostri errori comportamentali

1. Per gestire la complessità delle scelte economiche, può essere utile creare dei "contenitori" specifici. Potremmo, per esempio, mettere da una parte i soldi per la pensione, dall'altra quelli per l'acquisto di un nuovo televisore: in questo modo rispetteremmo molto di più le nostre scelte. 

 

2. Darsi un orizzonte temporale, ovvero un periodo di riferimento (di almeno 3-5 anni) all'interno del quale non guardare il risultato dell'investimento (delegando ovviamente il nostro consulente a farlo). Così non ci "faremo del male" di fronte a perdite momentanee che nel breve periodo è normale possano accadere.

 

3. Investire con un Piano di Accumulo. Decidere di accantonare i risparmi prima di spendere le entrate economiche ci può aiutare a risparmiare. E questo "premio" che ci concediamo per il futuro può essere davvero uno stimolo a non procrastinare.

Quando è utile una spintarella. A volte le persone tendono ad avere comportamenti scorretti e perfino autolesionistici. Per aiutarle a effettuare scelte migliori, l'economista Richard Thaler ha ideato la teoria del nudging, cioè della "spinta gentile" verso comportamenti più virtuosi, che gli è valsa il Nobel nel 2017. Un esempio molto citato di nudge è il seguente: si è visto che basta disegnare una mosca negli orinatoi maschili per spingere i signori a "fare centro", migliorando così l'igiene dei bagni. Un esempio più legato all'economia è stato ideato dallo stesso Thaler e riguardava l'adesione a un piano di accumulo della pensione da parte dei lavoratori americani, che potevano anche scegliere di non averne. Semplicemente attivando il piano sei mesi dopo, e comunicando che lo stipendio non sarebbe cambiato, molti lavoratori si sono costruiti una pensione che altrimenti non avrebbero avuto.

I nudge possono essere molto utili, ma qualcuno li considera eccessivamente "paternalistici". Poiché però, in ultima analisi, la decisione resta sempre in mano ai cittadini, si parla generalmente in questi casi di "paternalismo libertario".

La domanda da fare in banca

Considerata la nostra propensione a non vendere in perdita ("ci fa male") e l'importanza che diamo al nostro prezzo di acquisto dell'investimento (l'ancoraggio), la soluzione migliore per gestire i nostri investimenti è quella di chiedere al nostro intermediario bancario l'applicazione di uno Stop Loss, ovvero l'inserimento a sistema di un ordine incondizionato di vendita appena il nostro investimento dovesse raggiungere una perdita massima che abbiamo stabilito. Vero, questo sistema ci potrebbe portare a sopportare "tanti dolori" psicologici ma, razionalmente, dal piccolo impatto sul nostro patrimonio rispetto a un "unico dolore" che, però, rischia di metterci di fronte alla perdita di una somma molto più importante.

Per saperne di più vai sul sito di ProfessioneFinanza.

A cura di di Jonathan Figoli CEO ProfessioneFinanza® e responsabile Family Economy School

21 marzo 2023
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