Comportamento

L'economista Fan Gang: “Adesso tocca alla Cina”

Il più grande economista cinese in esclusiva al mensile Focus: “Avete sprecato risorse per 30 anni, non ridurremo i nostri consumi in nome dell’ecologia”

«È molto difficile chiedere al proprio popolo di non fare una cosa che desidera fare perché deve salvare il pianeta, a maggior ragione se altre persone, in Europa e negli Stati Uniti, lo fanno tutti i giorni senza preoccuparsi delle conseguenze. Per essere chiaro: noi cinesi non abbiamo partecipato alla grande orgia di consumi che voi occidentali vi siete permessi negli ultimi decenni e quindi abbiamo il diritto di farlo ora».

A dichiararlo è Fan Gang, il più importante economista cinese, direttore della Fondazione per le Riforme e punto di riferimento per i leader occidentali, intervistato in esclusiva nel nuovo numero del mensile Focus.

L’intervista, a cura di Paolo Conti, oltre che sul mensile Focus, si può leggere in versione integrale nelle pagine seguenti (vedi indice sotto), sia in lingua italiana che nella traduzione inglese.

In inglese

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La Cina, per la prima volta nella sua storia millenaria, ha smesso di considerarsi il “centro dell’universo” e ha deciso di entrare a far parte della comunità internazionale. Se fosse uno staterello qualunque potremmo anche scordarcene. Ma la Cina è un Paese enorme in cui vivono quasi 1 miliardo e 400 milioni di individui, che dopo vissuto decenni di regime comunista non vedono l’ora di avere un tenore di vita dignitoso, simile a quello degli occidentali. Questo ci spaventa, perché la Cina ha un’enorme quantità di denaro, perché potrebbe presto diventare una superpotenza militare, perché sta pianificando la propria crescita con una visione strategica e perché, a differenza di quanto avviene in Occidente, grazie al partito unico può fare le sue mosse con lungimiranza, pensando cioè non alle elezioni dell’anno prossimo, ma allo scacchiere internazionale dei decenni a venire. Il modo migliore oggi per avere un’idea un po’ più chiara di quello che a Pechino sta succedendo e di come questo potrà influire sulla nostra vita è parlarne con Fan Gang , un economista cinese formatosi ad Harvard, a cui è affidato il compito di progettare la Cina di domani. L’uomo a cui tutti i grandi della Terra, da Barack Obama a Henry Kissinger, da Angela Merkel a José Barroso, chiedono consiglio su come trattare con la nuova Cina.

Inoltre, tutto quello che vedete qui è di fatto la prima generazione di qualcosa che sta ancora nascendo. La prima generazione di imprenditori, che speculano e corrono rischi perché mancano in saggezza ed esperienza. Ma anche la prima generazione di governanti che si trovano a confrontarsi con un’economia di mercato che ancora stanno cercando di capire. Questo non era mai successo, nemmeno nel Medioevo. A voi occidentali i politici cinesi possono sembrare troppo cauti. Ma lo sono perché riconoscono la propria inesperienza. In un’economia dominata da capitali di rischio e derivati , sbagliare è facile. E noi non vogliamo sbagliare. Quanto ai consumatori cinesi, anche loro sono alla prima generazione. Vogliono tutto e lo vogliono adesso. L’Europa è una società matura. Avete denaro, sviluppo e un sistema di assistenza sociale che funziona, anche se ora sta scricchiolando. La Cina non ha ancora questi privilegi. Chi vive nelle grandi città cinesi gode di una certa protezione sociale, ma questo ancora non avviene per chi vive e lavora in campagna, che in Cina è ancora l’80% della popolazione. Poi c’è il
tema dell’innovazione. Ci dite che quella cinese è un’economia che copia e non innova. Ma come può innovare un tessuto imprenditoriale tanto giovane? Che alternative abbiamo confrontandoci con economie come le vostre, che hanno 200 anni di sviluppo alle spalle? Copiamo e produciamo a basso costo per entrare nel mercato.

In cifre

4.382 dollari: è il Pil pro capite annuo dei cinesi, pari a 3.272 euro. In Italia è di 34.058 dollari (pari a 25.434 euro).

Per duemila anni la Cina non ha fatto nulla per aprirsi seriamente al resto del mondo. Perché adesso ha cambiato idea?
La Cina non ha mai avuto alcun bisogno di espandersi: era un Paese molto grande e questo le permetteva di svilupparsi internamente, in armonia. Poi sono arrivate le grandi guerre e le sconfitte, che ci hanno imposto un punto di vista nuovo. All’improvviso eravamo più piccoli. Negli anni ’70 il nostro livello di arretratezza rispetto a Giappone e Occidente sembrava incolmabile. Ma è stato allora che la Cina ha cominciato a crescere. Non per una decisione precisa, ma attraverso una scelta collettiva inconscia e progressiva. Una scelta di cui oggi cominciamo a godere i benefici grazie all’effetto speed over .

Speed over?

È un meccanismo fondamentale per le economie in fase di sviluppo. Alla Cina mancava tutto: la conoscenza, la tecnologia, un management adeguato. Ma aprendosi al mercato ha avuto l’occasione di imparare. Siccome il nostro costo del lavoro era basso, le vostre aziende hanno aperto qui le loro fabbriche, ma così facendo ci hanno anche insegnato ad aprirne di nostre. Essendo noi un grande mercato, avete costruito qui le vostre filiali commerciali, ma imponendovi il modello delle joint venture siamo entrati nei vostri consigli di amministrazione. Commerciando con voi abbiamo studiato il vostro modo di negoziare. Mandando i nostri figli a studiare nelle vostre università abbiamo acquisito le vostre tecnologie. E adesso abbiamo imparato a cavarcela da soli. Grazie all’effetto speed over ci siamo riusciti in 3 decenni.

Detta così, per un europeo c’è poco da stare tranquillo...
Nonostante la crescita ci vorranno ancora da 30 a 50 anni prima che la Cina diventi una potenza globale. Ne impiegheremo 15 solo per raggiungere il vostro livello di Pil pro capite, sempre se riusciremo a crescere almeno del 6-7% l’anno .

La Cina si sta preparando per consumare sempre più risorse. È un problema per l’ambiente?
Mi creda: per un amministratore pubblico è molto difficile chiedere al proprio popolo di non fare una cosa che desidera fare perché deve salvare il pianeta: “Non andare in vacanza!”, “Non guidare un’auto!”. A maggior ragione se altre persone, in Europa e negli Stati Uniti, lo fanno tutti i giorni senza preoccuparsi delle conseguenze. Per essere chiaro: noi cinesi non abbiamo partecipato alla grande orgia di consumi che voi occidentali vi siete permessi negli ultimi decenni e quindi abbiamo il diritto di farlo ora. Non intendiamo consumare più di quanto abbiate fatto voi. Ma ora è il nostro turno.

In English

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Non crede che per mantenere un equilibrio, se qualcuno consumerà di più qualcun altro dovrà pagarne il prezzo consumando di meno?
I cinesi hanno il diritto inalienabile di consumare almeno come gli occidentali. Detto ciò, parliamo pure delle risorse. Se ce ne saranno di meno, il loro prezzo crescerà e tutti dovremo fare sacrifici.
Ma io sono un ottimista e credo che l’umanità saprà trovare soluzioni adeguate. Se le risorse cominceranno a costare troppo, investiremo più denaro sulla ricerca e troveremo il modo per usarle meglio, oppure per sfruttarne altre.
Vogliamo cercare insieme un nuovo modello di sviluppo? Siamo pronti!
Ma non venite a chiederci di ridurre i nostri consumi per le vostre preoccupazioni sull’ecologia: la risposta sarà no.
Una posizione intransigente...
Sa qual è il paradosso? Gli occidentali continuano a chiedere ai cinesi di consumare di più, perché vogliono vendere i loro prodotti in questo enorme mercato. Ma al tempo stesso ci chiedono di ridurre il nostro livello di consumi per proteggere l’ambiente. Non vi sembra contraddittorio?

In effetti...

I cinesi oggi possono permettersi cose che fino a ieri nemmeno immaginavano. Che cosa sognano?

Lo stesso vale anche per i giovani?

I politici occidentali vi invidiano, perché avete l’opportunità di progettare il vostro futuro con un orizzonte di decenni. È davvero così?
Ciò che i politici cinesi hanno è la visione: sono per tradizione portati a guardare al futuro con una prospettiva a lungo termine. Era così secoli fa e lo è tuttora.

Oggi lavoriamo tutti di più, abbiamo tecnologie migliori rispetto al passato. Perché il mondo sta vivendo questa crisi economica?
È semplice: nei decenni precedenti alla crisi, negli anni ’80 e ’90, abbiamo speso più di quello che potevamo permetterci. Abbiamo consumato troppo. E i politici di allora hanno fatto promesse che i loro successori non avrebbero potuto mantenere: meno ore di lavoro, più anni di pensione, uno stato sociale per tutti...
Insomma, ci hanno mentito?
In breve, sì. E questo ha dato vita alla bolla speculativa. Ci siamo fidati di queste promesse e abbiamo speso più di quanto avevamo. Il risultato sono la crisi di oggi e i sacrifici che dobbiamo fare.

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Quindi lei prevede che nei prossimi anni gli europei dovranno rinunciare a molti dei privilegi che hanno acquisito?
Senza dubbio sì. Per un po’ non potrete crescere e forse entrerete in recessione. Ma questo non vale solo per l’Europa. Sono stati in molti a sprecare risorse negli anni passati. Pensate a Dubai, a quei grattacieli che nessuno può permettersi di abitare. Chi li ha costruiti deve avere pazienza: aspettare che l’economia torni a crescere e che qualcuno abbia di nuovo il denaro per comprarli.

Quanto ci vorrà?
Qualcuno parla di 20 anni. Io sono ottimista e penso che ci riusciremo in 5 anni.

La Cina sta comprando aziende, infrastrutture e beni in tutto il mondo. Perché?
Potrei risponderle che questo non avverrebbe se voi occidentali non aveste perduto un po’ di smalto (Fan sorride, ndr). Più seriamente: il 98% delle risorse del pianeta è ancora controllato da governi o aziende occidentali. A noi cosa resta? Cercare le risorse che ci servono dove voi ancora non avete comprato tutto.

Negli ultimi decenni il mondo è stato in equilibrio, dal punto di vista militare, perché c’era una sola superpotenza: gli Usa. Se la Cina diventerà la seconda superpotenza, la pace sarà ancora sicura?
La Cina non ha interesse in un conflitto, perché sotto il profilo militare sconta decenni di ritardo rispetto agli Usa, ma anche perché una guerra non porterebbe vantaggi a nessuno. Se la Cina continuerà a crescere, i conflitti futuri saranno combattuti sulla base della competizione economica. La Cina continuerà a usare gli strumenti che le sono congeniali: quelli pacifici. Però se la crescita cinese si dovesse fermare diventerà difficile per il nostro governo alimentare nella popolazione la speranza di realizzare i propri sogni e la guerra potrebbe diventare un’opzione. Volete un consiglio? Non preoccupatevi se la Cina cresce. Preoccupatevi se smette di crescere.

15 dicembre 2011
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