L'immigrazione ha effetti positivi sull'economia. Anche a un secolo di distanza

Gli Stati USA che storicamente hanno accolto più immigrati europei hanno ancora oggi un reddito medio più alto, minori tassi di povertà e livelli inferiori di disoccupazione: uno studio indaga l'impatto socioeconomico a lungo termine dei flussi migratori.

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Differenze che generano ricchezza (anche materiale). Sullo stesso tema: la storia dell'emigrazione italiana|Shutterstock

Da uno studio da poco pubblicato su Review of Economic Studies, che ci tocca da vicino e che ci vede tra i protagonisti, emerge che gli Stati USA che storicamente hanno accolto più migranti europei ci hanno guadagnato in innovazione, occupazione, crescita economica e benessere dei cittadini.

 

Nel tentativo di fare luce sulle conseguenze dell'immigrazione nel lungo periodo - e non soltanto nella fase storica contingente, sulla quale si concentrano la maggior parte delle ricerche - alcuni scienziati della London School of Economics e dell'Università di Harvard hanno studiato gli effetti economici dell'accoglienza di migranti negli USA dal 1850 al 1920, in quella che gli storici definiscono Era della Migrazione di Massa.

 

un fiume in piena. Non solo in questa fase storica i flussi migratori aumentarono progressivamente, ma cambiò anche la loro origine. Se nel 1850 più del 90% degli stranieri negli Stati Uniti proveniva da Gran Bretagna, Irlanda e Germania, nel 1920 questa percentuale era scesa al 45%. Il periodo analizzato si sovrappone anche a quello della "grande emigrazione" italiana (1876-1915) che vide l'esodo, dal nostro Paese, di oltre 14 milioni di persone, poco più di un quarto dell'attuale popolazione dello Stivale.

 

Vantaggi immediati. Già nel breve periodo, gli Stati che accolsero più migranti registrarono un aumento del numero e dell'importanza degli stabilimenti industriali, una maggiore produttività agricola e livelli più elevati di innovazione. Il contributo dei nuovi arrivati all'economia si concretizzò in un'ampia disponibilità di forza lavoro poco qualificata, più una piccola quantità di lavoratori specializzati, che portarono conoscenza e sapere fondamentali per lo sviluppo economico.

Effetti prolungati. Ma i benefici non si esaurirono in un breve arco di tempo. In base allo studio, un aumento di immigrati del 4,9% in una regione corrisponde a una crescita del 13% salario medio pro capite attuale, a un aumento del 44% nella produzione manifatturiera pro capite tra il 1860 e il 1920 (e del 78% nel 1930), a un incremento del 37% del valore delle attività agricole e al 152% di crescita del numero di brevetti pro capite.

 

Valore aggiunto. Allo stesso tempo, i costi sociali nel periodo analizzato non sono aumentati. I Paesi che storicamente hanno ospitato più insediamenti di migranti hanno oggi livelli simili di unità sociale, solidarietà, partecipazione civica e criminalità rispetto agli altri. Per i ricercatori lo studio, che mostra diversi paralleli con la situazione attuale, offre uno sguardo diverso e non sempre valorizzato per approcciarsi alle questioni migratorie.

 

17 Marzo 2019 | Elisabetta Intini