Il costo delle catastrofi

Una ricerca della World Bank evidenzia l’impatto economico delle calamità naturali sull’economia mondiale. Chi paga? È possibile proteggersi?

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I cataclismi costano ogni anno oltre 500 milioni di euro e creano 26 milioni di nuovi poveri.|Petra Bensted

Uragani, siccità, inondazioni e altre calamità naturali costano ogni anno oltre 520 miliardi di dollari e creano 26 milioni di nuovi poveri. Lo afferma la Banca Mondiale in uno studio reso noto ieri che analizza l’impatto dei cataclismi sull’economia mondiale.

Secondo gli esperti dell’istituto le conseguenze delle condizioni climatiche estreme sono molto più gravi di quanto si è sempre pensato.


Quanto mi costi? La ricerca ha analizzato gli impatti dei cataclismi su 117 paesi e ne ha misurato l’incidenza sul benessere della popolazione in termini di capacità di consumo.

Le catastrofi naturali colpiscono soprattutto la parte più povera della popolazione, quella che ha meno possibilità di reagire, e causano una contrazione dei consumi stimata in circa 520 miliardi di dollari. Una cifra enorme, paragonabile al PIL del Belgio e del 60% più alta rispetto a quanto si riteneva fino ad oggi.

Il ciclone Nargis per esempio, che nel 2008 ha colpito il Myanmar, ha costretto metà degli agricoltori del paese a vendere le proprie terre per coprire i debiti e le perdite causati dal cataclisma. Gli impatti di Nargis peseranno sulla popolazione del Myanmar per generazioni.

Prevenzione finanziaria e non solo. Lo ricerca evidenzia per la prima volta gli effetti positivi che potrebbero avere le politiche di prevenzione: edifici antisismici, polizze assicurative, sistemi di early warning potrebbero ridurre del 20% le conseguenze economiche delle calamità naturali.

«Le nazioni si trovano ad affrontare un sempre crescente numero di shock economici causati dai cambiamenti climatici» spiega Stephane Hallegatte, economista del Global Facility for Disaster Reduction and Recovery che ha guidato la ricerca. «I più poveri hanno bisogno di una tutela sociale e finanziaria da questi eventi che non può più essere rimandata»

E in effetti diversi paesi, per esempio il Kenya e il Pakistan, stanno lavorando alla realizzazione di programmi di aiuto che supportano le popolazioni colpite da siccità o inondazioni: nel solo Pakistan gli interventi economici che hanno seguito le inondazioni del 2010 hanno salvato 8 milioni di persone dalla povertà.
 

15 Novembre 2016 | Rebecca Mantovani