Economia

Gli effetti della pesca sulla vita sessuale dei pesci

Pesca industriale: concentrare le attività soprattutto sugli esemplari più grandi rischia di avere pesanti conseguenze sulle popolazioni ittiche.

Qual è il legame tra le dimensioni di un pesce e il suo successo riproduttivo? Per molte specie di pesci la risposta è semplice: più un individuo maschio è "grande e grosso", più probabilità avrà di accoppiarsi, perché le sue dimensioni sono per le femmine un chiaro segnale che l'animale scoppia di salute, e tanto basta per mettere al mondo figli sani; allo stesso modo, una femmina "grande e grossa" può deporre più uova ed è perciò spesso un "bersaglio" molto ricercato dai maschi. La selezione sessuale tende a favorire gli esemplari più grossi, di ambo i sessi.

Ma che cosa succede alle popolazioni ittiche quando la pesca industriale, che sia in natura o in un contesto di acquacoltura, ha come obiettivo esemplari con le stesse caratteristiche? Se peschiamo in prevalenza i pesci più grossi, che cosa succede agli altri? È la domanda dietro un nuovo studio firmato dalla ricercatrice finlandese Silva Uusi‐Heikkilä, dell'università di Jyväskylä, che mette in guardia contro il prelievo intensivo dei pesci di grandi dimensioni.

Salmoni e pesci zebra. Lo studio è basato principalmente su quelle tante specie delle quali si conoscono bene le abitudini riproduttive, e che sono, secondo l'autrice, solo una piccola fetta delle specie sfruttate a scopi commerciali e della cui vita sessuale si sa molto poco. Uusi‐Heikkilä fa due esempi di specie molto studiate, il salmone (Salmo salar) e il pesce zebra (Danio rerio). Per il primo, spiega, le dimensioni contano sia tra i maschi sia tra le femmine; per il secondo, diversi studi hanno dimostrato che una stessa femmina depone più uova quando si accoppia con un maschio di grandi dimensioni, e questa sembra una regola che vale per diverse specie allevate a scopo commerciale, come il merluzzo (termine generico per diverse specie) e lo spinarello (Gasterosteus aculeatus).

Rischio genetico. Secondo l'autrice la pesca pone un problema, perché la ricerca dell'esemplare più grosso è una missione condivisa dai pesci e dagli umani, che mirano agli esemplari di grandi dimensioni e lasciano stare quelli più piccoli - e l'enorme quantità di pescato finisce per disturbare l'equilibrio naturale delle specie ittiche. Perché se gli esemplari più grossi sono quelli che hanno più successo riproduttivo, lasciare in vita solo quelli piccoli significa che «la selezione sessuale non può più agire in maniera efficace» afferma Uusi‐Heikkilä: la crescita e la salute della popolazione di quella specie vengono compromesse, aumentando tra l'altro il rischio di inbreeding, ossia di accoppiamento tra esemplari geneticamente molto simili tra loro.

16 maggio 2020 Gabriele Ferrari
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